Un Evento originale e innovativo, che ha proposto interpretazioni variegate e pluridisciplinari per un libro che suscita domande sul senso dell’Esistenza
Pubblico delle grandi occasioni. Folto. Attento. Qualificato. Argomento affascinante e raffinato. Una location bella e suggestiva. Un clima ideale sotto un cielo punteggiato dalle stelle, da sempre considerate gli occhi del cielo. Questi alcuni degli ingredienti che hanno caratterizzato la Presentazione (svoltasi a Villa Lanzara il 18 settembre) del romanzo del Prof. Franco Salerno, dal titolo “le Ombre non mentono” (Guida Editori), thriller storico ambientato nella Salerno misteriosa.
L’Evento è stato inserito nella Rassegna “Settembre libri”, organizzata dall’Amministrazione Comunale di Sarno e curata con grande sensibilità e finezza dalla Prof.ssa Annamaria Della Porta, Assessore agli Spettacoli e agli Eventi.
La Manifestazione è stata presentata dalla Dott.ssa Carmela Landino, la quale, in maniera rigorosa, ha così sintetizzato gli interrogativi che pone la trama del libro: “Chi è lo sconosciuto che giace assassinato sui gradoni del Duomo di Salerno? Esiste un legame fra questo delitto, una strage di animali e l’uccisione di una ragazza estranea ai fatti? Di che cosa parla l’arcano testo della Scuola Medica Salernitana, sepolto tra antiche porte e libri scomparsi?”. Landino ha poi tracciato anche un breve profilo dell’Autore. Laureato in Lettere classiche e Sociologia, già docente di Italiano e Latino nei Licei e di Linguaggio giornalistico all’Università di Salerno, Franco Salerno è coautore di due storie della Letteratura italiana e ha pubblicato un Commento integrale alla “Divina Commedia”, testi teatrali e saggi sulle tradizioni popolari. Tra i riconoscimenti conseguiti si segnalano due “Premi della Cultura” banditi dalla Presidenza del Consiglio nel 1986 e nel 2003.
L’Evento è stato aperto dai suadenti ritmi classici del brillante musicista Matteo Ferrentino e dall’ “Omaggio a Dante” da parte del Maestro Antonio Izzo, che ha declamato con profonda perizia il testo del XXXIII dell’Inferno dantesco, relativo al Conte Ugolino, creando un’atmosfera di grande fascino.
Poi i saluti istituzionali. Innanzitutto, il Sindaco Dott. Giuseppe Canfora, che ha rimarcato i successi della Rassegna, l’impegno a sostenere la “Sarno che legge” e l’importanza della cultura nella formazione del cittadino. Il Sindaco ha, in particolare, lodato il romanzo di Salerno, un’opera che si legge con grandissimo piacere e che è il frutto della notevole capacità dell’Autore di indagare, a livello psicologico, l’animo umano e, a livello antropologico, le radici ancestrali della nostra terra. A seguire, il Prof. Salvatore Campitiello, Presidente dell’Assostampa Campania Valle del Sarno e Consigliere regionale dell’Ordine dei Giornalisti, il quale ha sottolineato il carattere fondante del binomio informazione-letteratura in questo delicato momento di ripartenza.
L’Evento è stato moderato con singolare sapienza e autentica professionalità dalla Prof.ssa Maria Frecentese, docente del Liceo Classico “T. L. Caro” di Sarno, la quale ha offerto al pubblico e ai lettori altri interrogativi. Ecco un flash tratto dai suoi interventi: «In quale maniera i risvolti misteriosi della realtà riescono a dare spiegazioni ad enigmi e a supposizioni? Perché il Male si accampa feroce accanendosi soprattutto contro i giovani e le persone fragili? Può la cultura antica, anzi ancestrale, sedimentata nelle coscienze dei nostri antenati, fornire una chiave di interpretazione di arcane vicende? Che cosa significa la Porta, che campeggia nella bellissima foto del Maestro Roberto Cascone. Sono, questi, solo alcuni degli enigmi che cerca di risolvere l’antropologo Giacomo De Marinis, protagonista anche del primo romanzo. Egli scopre una Salerno misteriosa, a pochi nota, in cui le Ombre giocano un ruolo inaspettato.»
La Prof.ssa Maria Frecentese ha anche messo in rilievo, con rigore critico, due elementi originali del romanzo: il carattere di “contaminazione” tra cultura aulica e cultura popolare e la forte presenza nello stile delle tecniche del linguaggio cinematografico.
Frecentese ha letto, creando forte empatia, due passi del romanzo. Il primo brano è stato l’incipit, in cui è presentato uno dei protagonisti dell’opera, Giovanni degli Innocenti, il quale, toccando le statue degli animali del Duomo, dà inizio al suo rituale “percorso degli animali scolpiti”, che la Moderatrice definisce “iniziatico”, terribile e salvifico al tempo stesso. Dopo il secondo brano sulla leggenda atroce del “Monastero del Diavolo” (finemente letto dalla Dott.ssa Assunta Corrado Mancino), la Prof.ssa Frecentese ha letto, catturando l’attenzione dei presenti, il terzo brano, incentrato su Alex, un giovane fortemente provato, che rivede ciclicamente un angoscioso incidente della madre.
Nel momento centrale della serata ha tenuto il suo intervento il Dott. Domenico Cassano, neuro-Psichiatra clinico e psicoterapeuta. In qualità di docente, egli ha partecipato a numerosi Corsi di formazione, nazionali e internazionali, in Neurologia e Psichiatria. Ha pubblicato numerosi saggi scientifici su riviste nazionali e internazionali in tema soprattutto di Cefalee e Storia della Medicina. Nel 2012 è stato insignito del Premio Internazionale di Storia della Medicina “Loris Premuda Award”, per uno studio sull’ “Epilessia nelle tradizioni scientifiche della Scuola Medica Salernitana”. Attualmente è Direttore di due riviste scientifiche a carattere nazionale: “Il Giornale delle Cefalee” (Periodico scientifico e d’informazione della SISC – Società Italiana per lo studio delle cefalee) e “AINATNews” (Periodico scientifico e d’informazione dell’AINAT-Associazione Italiana Neurologi Ambulatoriali Territoriali), di cui è anche fondatore. Dell’AINAT è anche Presidente Nazionale.
Cassano ha svolto la sua originale Relazione sotto forma di Intervista impossibile, immaginando di chiedere all’Autore la collaborazione nell’interpretazione dei punti nodali del romanzo: i personaggi-conchiglia (come eco dell’Infinito), l’importanza dell’acqua come elemento materno e simbolo di vita, l’operazione di arricchimento apportato da Franco Salerno al genere del noir e del thriller, il significato dei corsivi, che, riproponendo un nuovo “monologo interiore” alla Faulkner, ci fa vedere il mondo con gli occhi del personaggio. Assiale in tutto il romanzo è il dinamismo, sia come forza che permea la vita sia come capacità di cogliere il mutamento nelle azioni, fisiche e psicologiche, descritte nel libro. Il dott. Cassano ha colto mirabilmente come presente in “le Ombre non mentono” un altro elemento: il “Perturbante” freudiano (in tedesco “Das Unheimliche”), che esprime in ambito psicologico e letterario una singolare caratteristica del sentimento dell’angoscia, che si sviluppa quando una situazione viene avvertita contemporaneamente come familiare e come estranea, in ogni caso creando paura, unita ad una spiacevole sensazione di spiazzamento e di estraneità. Insomma, un’“Intervista-Relazione” altamente scientifica, frutto della magistrale cultura interdiscplinare di Cassano.
Articolato in tre momenti, l’intervento di Franco Salerno ha cercato di dialogare con le proposte e le domande di Frecentese e di Cassano e può essere così sintetizzato: “Il mio romanzo -ha detto lo scrittore- è ambientato nella Salerno misteriosa, perché essa è una città arcana, in cui religione e magia, santi e demoni, verità e leggenda si fondono e si confondono tra loro e il Perturbante domina sovrano. Vorrei fare solo un rapido esempio. Sull’architrave dell’ingresso del Duomo campeggiano un leone e una scimmia. Il leone è il simbolo della potenza della Chiesa mentre la scimmia è il simbolo della stoltezza dell’eresia: un’antitesi lacerante che vive uno dei personaggi, Giovanni, il quale ogni sera, partendo da queste ed altre inquietanti figure animalesche, compie il suo cammino segreto.
La mia trama è stata narrata anche con le tecniche del linguaggio cinematografico: ricorso alla soggettiva, colpi di scena, delitti, narrazione simultanea, dettagli rivelatori, panoramiche e primi piani, alternanza tra Passato e Presente. Il tutto finalizzato a due obiettivi: il lettore deve essere catapultato in mezzo agli eventi e deve sentirsi personaggio fra i personaggi. Infine, l’Ombra del mio romanzo non è né l’oraziano “Pulvis et umbra sumus”, né il “Doppio” di Otto Rank che equivale alla Morte, né l’ “ombra di vita-Adriano Meis” che Mattia Pascal vorrebbe uccidere, ma si presenta come un vero “alter ego” che agisce dentro ognuno di noi e ci propone la visione della realtà. Perciò, nel mio romanzo, le Ombre sono anche le persone care scomparse, che, come vuole la tradizione popolare, “stanno nel mondo della Verità” e perciò “non mentono”. Insomma, l’Ombra conosce il Male, ma spinge verso il Bene.»
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