QUATTRO CHIACCHIERE CON MASSIMO ALGAROTTI
A distanza di qualche mese dalla pubblicazione del libro “L’astronauta dal cuore di stagno” O.D.E. edizioni, scambiamo quattro chiacchiere con l’autore Massimo Algarotti per parlare del suo romanzo e non solo…
L’INTERVISTA
Chi è Massimo Algarotti?
È innanzitutto un marito e un padre. Con mia moglie e con mio figlio ho potuto conoscere un aspetto di me che non conoscevo o che semplicemente avevo deciso di non vedere. Sono due persone speciali, che mi hanno insegnato ad apprezzarmi per ciò che sono e a non aver paura di mostrarmi. Poi Massimo è anche un ragazzo che ormai da tanti anni ha deciso di mettere il proprio tempo a disposizione degli altri, lavorando nel mondo della cooperazione. E poi c’è il Massimo scrittore, che passa interi mesi, quasi anni, senza scrivere nulla. Passa tutto il tempo a pensare, immaginare, abbozzare. Poi quando trova la storia che vuole raccontare e capisce come farlo al meglio, non si stacca dal computer fino a che non ha terminato.
L’astronauta dal cuore di stagno. Perché ha deciso di utilizzare proprio questo metallo? Ha un significato particolare?
Aleida, questa giovane mamma di appena diciannove anni, sognava di fare l’astronauta. Volare, esplorare l’universo, lo spazio, il cielo. Quando perde sua figlia cerca di immaginare che ora sia lei a viaggiare tra le stelle e il sole, come una piccola astronauta il cui amore protegge il cuore della madre. Un po’ come fa lo stagno che protegge gli altri materiali dagli agenti atmosferici.
Scrive Dante: L’amor che move il sole e l’altre stelle. E per Aleida, la protagonista del libro, che cos’è l’amore?
Aleida vive per anni con un dolore immenso, sopraffatta dalla rabbia e dal non capire perché il destino le ha riservato tanta sofferenza. L’amore per lei è la medicina, la consapevolezza, l’attesa di potersi riunire a sua figlia.
Chi è Zoe? E soprattutto che cosa rappresenta?
Zoe è una bambina che purtroppo nasce con gli occhi chiusi e senza respiro. È la vera protagonista di questo romanzo che tratta il delicato tema del lutto perinatale. Una storia vera da cui ho tratto il libro. La piccola Zoe rappresenta quell’amore impossibile da descrivere, perché è così potente e così pieno che non ha eguali. L’amore tra un genitore e un figlio è pura poesia, anche quando sprofonda nel dolore.
Il personaggio che maggiormente le è piaciuto descrivere?
C’è un po’ di me in tutti i personaggi, anche se nessuno di loro l’ho fatto davvero a mio piacimento. Non so perché, ma ritengo che mi annoierebbe, da lettore, trovare un personaggio “perfetto”. Sicuramente Aleida è vera, forte nella sua complessità e nel suo combattere anche contro sé stessa.
Qual è il messaggio del suo libro?
Io per primo scrivendo questo romanzo ho imparato tanto. Innanzitutto ho scoperto che spesso chi vive il lutto perinatale non viene assolutamente compreso. Vive una solitudine profonda legata all’incapacità delle persone di confrontarsi con questo dolore, usando spesso frasi fuori luogo e inappropriate. Poi, ho scoperto che anche quando non hai più motivo di andare avanti, i ricordi diventano il vero motore. Amare ciò che hai vissuto ti rende una persona migliore.
Che cosa lega il suo primo romanzo “L’anarchia dei punti di vista” a “L’astronauta dal cuore di stagno”?
Entrambi trattano il tema del rapporto genitori – figli. Entrambi vivono e crescono nella cruda realtà, fatta di perdite e di arrivi. Nessuno ha una vita lineare, circoscritta alla felicità dei lieti eventi. È sempre un su e giù, un viavai di emozioni, di complicazioni, di sorrisi. E alla fine scopri sempre che siamo legati l’uno agli altri più di quanto possiamo immaginare.
Quali sono gli autori che compongono il suo background culturale?
Sono molto rigido nella scrittura quanto nella lettura. Troppe cose lette e rilette. Il cattivo e la bella, il macho e la dolce, l’ispettore e il mistero da risolvere. Adoro invece immergermi in scritture semplici ma che trattano temi di tutti i giorni. Impazzisco per Lorenzo Licalzi. Poi ovviamente Baricco, Camilleri, Ammanniti.
Pensa che questa brutta esperienza del covid l’abbia cambiata?
Penso che probabilmente ha cambiato tutti noi ma ancora non lo sappiamo. La cosa assurda è che non siamo neanche interessati ad analizzare l’impatto che realmente questa pandemia ha avuto nelle nostre vite, nel tessuto sociale. I governi hanno cercato di salvaguardare la salute, giustamente, l’economia, giustamente. Hanno però tralasciato un particolare. Non a caso l’Organizzazione mondiale della sanità definisce la salute «uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non semplice assenza di malattia». Purtroppo tutti noi per primi non abbiamo tempo di assicurarci di stare davvero bene.
Progetti per il futuro?
La scrittura de “L’astronauta dal cuore di stagno” è terminata nel febbraio del 2020 e come dicevo sopra, ho avuto davvero bisogno di tempo per recuperare. Tante volte ho iniziato a scrivere ma mi rendevo conto che quello che stava uscendo non poteva lasciare un segno nel cuore delle persone. Finalmente però da un mesetto ho rimesso mano ad un nuovo romanzo che sto portando avanti e che spero di terminare entro natale. Un libro che parla di migrazioni e della dolorosa abitudine di classificare gli esseri umani secondo uno status. Migrante, clandestino. Stiamo sbagliando tutto. Cercherò di farlo con ironia ma anche con decisione, perché non ci possiamo più permettere di far naufragare intere generazioni di uomini e donne.
