“Segnali di fumo”: Saverio Grandi e l’arte di scrivere canzoni indimenticabili

Rubrica "Le voci 'da' dentro": tutto quello che c'è dentro e dietro una canzone di successo.

Segnali di fumo” è il nuovo album del cantautore ferrarese Saverio Grandi. La sua è la firma che si cela dietro molte delle colonne sonore delle nostre vite.
Ha composto musiche e testi per tantissimi artisti italiani, tra i quali Vasco Rossi, gli Stadio e Raf (solo per citarne alcuni, perché nominarli tutti sarebbe davvero impossibile!).
Ha pubblicato più di 300 brani e oltre 100 singoli di successo, vendendo più di 20 milioni di copie.
Ha ottenuto numerosi premi e riconoscimenti di carriera, anche se quello di cui va più fiero è il Nastro d’Argento nel 2005 per “Un senso”, il brano portato al successo da Vasco Rossi e che fa parte della soundtrack di “Non ti muovere”, il film di Sergio Castellitto tratto dall’omonimo romanzo di Margaret Mazzantini.
Oggi, però, Saverio Grandi è finalmente tornato con il suo terzo progetto musicale da solista. Si tratta di “Segnali di fumo” (PMS Studio), un album autobiografico, maturo e coraggioso che attraverso 9 tracce racconta di momenti e scelte di vita personali. Un viaggio musicale che riflette sui cambiamenti e sulla frenesia della routine quotidiana, soffermandosi su temi molto cari all’artista come l’amore, la libertà, la responsabilità e le decisioni che cambiano la nostra vita.
MediaVox Magazine ha avuto l’onore e il piacere di intervistare Saverio Grandi per parlare di questo nuovo album che segna il suo grande ritorno come cantautore. Ma sarebbe stato impossibile limitarsi a parlare solo del suo nuovo lavoro, senza chiedergli la sua storia. Perché, come lui stesso afferma in una canzone scritta per gli Stadio, “Io sono le mie canzoni”.

L’INTERVISTA

“Segnali di fumo” segna il tuo ritorno come cantautore dopo 10 anni da “Pattinando sul ghiaccio sottile”, il tuo secondo album. Come nasce questo progetto e quando hai deciso che era ritornato il momento di scrivere qualcosa per te? Ho scritto davvero tantissime canzoni per gli altri, ma l’ho fatto sempre e solo quando avevo qualcosa di importante da dire. I testi di questo nuovo lavoro sono scaturiti durante un periodo di fragilità che ho vissuto proprio lo scorso anno: dopo il lockdown, ho dovuto affrontare la perdita di mio padre. Ho raccolto tutte le energie e ho scritto circa 15 canzoni. Tutte avevano le potenzialità per diventare un nuovo disco, ma mi sono anche reso conto che avevo tra le mani dei brani oggettivamente troppo personali e che potevano essere interpretati solo da me.

L’album si apre con una canzone di Pacifico “L’amore crede l’amore può”, che è anche il primo singolo estratto. In conclusione troviamo “Segnali di fumo”, il brano che dà il titolo all’album. Come mai hai scelto questi due brani come rappresentativi di tutto l’album? Del primo brano ho scritto la musica ma non riuscivo a scrivere il testo. Ho chiesto a Pacifico di farlo, perché penso che lui scriva in maniera molto più poetica di me. E lo ha fatto scrivendo un testo molto bello sull’amore universale. Mi sembrava perfetto aprire il disco proprio con “L’amore crede l’amore può” e farne il primo singolo. “Segnali di fumo”, invece, era il brano più adatto per chiuderlo, perché è una canzone che potrebbe riguardare un qualsiasi rapporto affettivo in cui una delle due persone lancia una richiesta d’aiuto silenziosa e comprensibile solo all’altro. Mi piaceva la metafora dei pellerossa che mandavano segnali di fumo per comunicare tra loro: i bianchi non li capivano affatto. Era una specie di codice Morse ante litteram, un codice assolutamente silenzioso. In un’epoca in cui tutti urlano dappertutto, dalla televisione ai social fino al bar sotto casa, i segnali di fumo sono il gesto più rivoluzionario che si possa fare.

Hai scelto di mettere in copertina il deserto della Monument Valley. C’è un motivo particolare dietro questa scelta? Sono un grande appassionato di cinema e volevo omaggiare Sergio Leone ed Harrison Ford che, in quel luogo lì, hanno girato dei capolavori assoluti della storia del cinema. La Monument Valley oggi è un museo a cielo aperto, ma in passato ospitava delle riserve indiane Navajo. Mi sembrava la copertina più adatta per rappresentare l’intero disco. E poi ne desideravo una che fosse iconica, facilmente distinguibile da tutte le altre che si vedono in giro.

“Eroi silenziosi” è il brano centrale di questo nuovo lavoro è sembra quasi uno spartiacque tra le prime quattro canzoni e le successive. Chi sono, per te, gli eroi silenziosi di cui parli, e come mai hai scelto di inserire nell’album una canzone così diversa dalle altre? Ho scelto di inserire questo brano perché mi sembrava vigliacco non parlare degli ultimi. Nutro una profonda ammirazione per De André e Lucio Dalla, che hanno costruito metà della loro discografia parlando degli ultimi e dei disadattati. Però, dando uno sguardo alla musica italiana più recente, sembra che queste persone siano completamente sparite dai radar dei cantanti. Gli eroi silenziosi sono quelli che si alzano tutte le mattine alle 6 per viaggiare con i mezzi e recarsi a fare un lavoro rischioso o malpagato. Non è una canzone ideologica, ma un brano dedicato a tutte quelle persone che non fanno notizia. Eppure, sono loro il motore del Paese: se decidessero di fermarsi di fermerebbe un mondo.

“Siamo noi” è un viaggio che ripercorre i momenti più significativi degli ultimi 50 anni della nostra storia e rappresenta l’inno di una generazione che, nonostante le batoste della vita, ancora ci crede e spera in un futuro migliore. Quali sono le cose che ti fanno sperare in un futuro migliore? I giovani come Greta Thunberg. Gli attivisti e coloro che combattono per ottenere dei diritti: tutti loro mi fanno sperare in un futuro migliore. Spero che la nuova generazione sia in grado di battersi e di non adagiarsi mai, a differenza di quanto ha fatto la mia. Noi siamo stati fortunati perché siamo nati durante il boom economico. Non abbiamo conosciuto la fame e la guerra, non abbiamo fatto il 68 perché eravamo dei bambini. Da grandi potevamo osare di più, ma ci siamo buttati a capofitto nell’individualismo degli anni ’90, perdendo di vista l’obiettivo di un mondo migliore. Quindi nutro grande stima e ammirazione per tutti i giovani che si battono e scendono in strada per far sentire la propria voce.

La tua carriera di autore di canzoni nasce quasi per caso. Stavi per trasferirti a Roma e tentare la strada del cinema e della sceneggiatura. Invece, in un bar di Bologna, hai incontrato Gaetano Curreri che ti ha chiesto di scrivere giusto qualche canzone per gli Stadio. Oggi sei il loro produttore e hai scritto centinaia di canzoni anche per altri artisti. Avresti mai immaginato tutto questo, quel giorno in cui lo hai incontrato? Proprio no! Ero molto giovane, avevo solo 23 anni, e nella mia testa mi sarebbe piaciuto tanto tentare la carriera dello sceneggiatore, anche se i miei genitori non erano assolutamente d’accordo. Poi ho incontrato Gaetano Curreri. Aveva sentito dire in giro che scrivevo bene, e mi ha proposto di farlo per lui. Ho accettato, ma mi sono completamente chiuso in casa per giorni per concentrarmi e per scrivere i testi. Sono tornato da lui con i brani che avevo scritto e quando li ha letti mi ha chiesto: “Ma non è che hai anche delle musiche?” e da lì ha avuto ufficialmente inizio la nostra collaborazione che è durata fino al 2016, quando abbiamo vinto Sanremo con “Un giorno mi dirai”. Devo ringraziare immensamente Gaetano, perché non solo mi ha dato l’opportunità di scrivere per lui, ma mi ha anche supportato per così tanto tempo cantando molto della mia vita.

In che modo lavori quando scrivi? Non ho un metodo preciso ma la maggior parte delle canzoni che ho scritto nascono da una frase. Mi viene in mente un concetto che mi piacerebbe esprimere, tipo “Sorprendimi” degli Stadio o “ Non è mai un errore” di Raf. Poi da lì scrivo una melodia aggiungendo delle parole a caso, in un finto inglese. Soltanto dopo le sostituisco con delle parole in italiano e viene fuori la canzone. Non ho un metodo preciso, ma credo nell’intuizione: vedo, osservo e racconto perché, per fare questo lavoro, bisogna essere prima di tutto degli osservatori. E poi, se avessi vissuto davvero tutto quello di cui ho scritto, avrei dovuto vivere 7 vite come i gatti!

Tra tutte le canzoni che hai scritto per te o per gli altri, ce n’è qualcuna che ti rappresenta più di tutte e che, quando riascolti, ti emoziona ancora? La mia canzone manifesto è “Equilibrio instabile” degli Stadio. Quello sono proprio io, e forse, è anche il testo più bello che io abbia mai scritto. Ci sono immagini molto forti che sintetizzano alla perfezione dei concetti che sentivo di esprimere, tipo “Io sono le mie canzoni” che, tra l’altro, anche Ultimo ha preso in prestito per un suo brano. In genere non ascolto mai le mie canzoni ma “Equilibrio instabile”, “Un senso” e “Non è mai un errore” di Raf sono senza dubbio tra le mie preferite.

Hai una canzone del cuore scritta da qualcun altro ma che avresti voluto scrivere tu? Sicuramente tutto il repertorio di De Gregori e di Fossati. Mi è sempre piaciuto anche Vasco, che è il mio riferimento musicale da quando ero piccolo. Tra i nuovi parolieri apprezzo tanto Samuele Bersani, ma ci sarebbero talmenti tanti nomi a cui devo tanto che sarebbe davvero impossibile nominarli tutti.

C’è qualche interprete italiano con il quale non hai ancora collaborato, ma che ti piacerebbe cantasse un tuo pezzo? De Gregori. Ma rimane un sogno perché, a parte qualche rara eccezione, lui fa tutto da solo. Un altro mio idolo di gioventù è Renato Zero. Una volta ho provato a inviargli un pezzo ma non l’ha preso. Ecco, lui è uno di quelli con cui mi piacerebbe collaborare.

Nella tua carriera hai ottenuto tanti riconoscimenti importanti. Secondo te, perché le tue canzoni hanno sempre un grande successo? Perché penso di avere talento. Ho studiato tanto e ho avuto la fortuna di trovare gli interpreti giusti per le canzoni giuste: quando questi tre elementi vanno a coincidere, la canzone di sicuro farà molta strada. Può anche capitare che una canzone non bella abbia un grande successo, ma scrivere un tormentone estivo non è una grande soddisfazione. Almeno per me.

Sei autore, produttore, compositore, hai fatto parte di una band, i Taglia 42. Hai fatto l’insegnante di educazione musicale e di chitarra e sei stato anche un pubblicitario. Cosa desideri fare da grande? Mi piacerebbe dirigere un film. Il cinema è il mio primo grande amore e con un bravo direttore della fotografia potrei girare un bel film incentrato sull’universo femminile. La protagonista? Valeria Solarino. Trovo che abbia un volto estremamente comunicativo.

Biografia / Saverio Grandi è fra gli autori delle più importanti canzoni del panorama discografico italiano. Compone sia musiche che testi, e ad oggi ha pubblicato più di 300 brani e oltre 100 singoli. Come autore ha venduto più di 20 milioni di copie e totalizzato oltre 650.000 milioni di visualizzazioni su YouTube. Ha all’attivo 2 album a suo nome, “La pianta del piede” e “Pattinando sul ghiaccio sottile”, e due singoli, “Lei” feat. Gaetano Curreri e “Le donne”.
Ha scritto brani per e con Vasco Rossi (tra i quali “Un senso”, “Ti prendo e ti porto via” e l’ultima hit del rocker di Zocca “Una canzone d’amore buttata via”), Laura Pausini, Eros Ramazzotti, Marco Mengoni, Luca Carboni, Gianni Morandi, Mango, Stadio, Raf, Alessandra Amoroso, Emma, Annalisa, Noemi, Fiorella Mannoia, Irene Grandi, Il Volo, Nek, Ornella Vanoni, Anna Tatangelo, Virginio, Chiara Galiazzo e molti altri. Grandi è produttore degli Stadio, da “Occhi negli occhi” a “Miss Nostalgia”, per i quali ha scritto “Un giorno mi dirai”, brano vincitore del Festival di Sanremo nel 2016. Ha ricevuto anche molti riconoscimenti, come il Premio Lunezia e il Premio SIAE come autore dell’anno nel 2007. Canzoni da lui composte hanno vinto due edizioni di Xfactor (interpretate da Marco Mengoni e Chiara Galiazzo) e due di Amici (interpretate da Marco Carta e Virginio). Nel 1997 ha fondato la band Taglia 42, con la quale ha realizzato due album, l’omonimo “Taglia 42” e “Due”.

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Laureata in Giornalismo e Cultura editoriale all' Università di Parma nel 2018. Ha collaborato con italianradio.eu come articolista e conduttrice radiofonica di Radio Pizza Olanda, il canale di informazione per gli italiani residenti nei Paesi Bassi. Dopo una breve esperienza formativa negli studi di Radio ART si è trasferita in Svizzera e attualmente vive a Montreux. Appassionata di musica, moda, cinema e tecnologia.