La Protezione Civile di Roccapiemonte (Salerno) è un sostegno forte per la sua città e anche per i paesi limitrofi. Il presidente, Nicola Pagano, ex maresciallo dei Carabinieri, Ufficiale della Repubblica, è uno uomo giusto e saggio, capace di infondere sicurezza appena comincia a parlare.
Correva l’anno 2015 quando al Maresciallo proposero di creare la Protezione Civile a Roccapiemonte, in mano gli misero un paio di stivali di gomma e una zappa; lui, guardò brevemente il materiale in dotazione e poi volse gli occhi altrove: alla piazzetta di San Potito, era lì che doveva guardare per reclutare volontari. Si unirono a Pagano un gruppo di uomini, alcuni giovanissimi, come Francesco Tortora, che all’epoca aveva solo 12 anni.
Venerdì scorso Francesco è stato nominato Alfiere della Repubblica; la cerimonia di investitura avverrà il 14 dicembre presso la Prefettura di Salerno. L’onorificenza di Alfiere, quest’anno, considerata la pandemia da Covid-19, è stata conferita a giovani che abbiano saputo mettersi a disposizione della comunità anche attraverso le loro conoscenze tecnologiche e un utilizzo virtuoso dei social network.
Io Francesco l’ho intervistato per la prima volta quest’estate; irrimediabilmente attratta dall’opera di Pagano e dei suoi uomini, mi imbattei in lui e Raffaele Palumbo, un altro volontario diciassettenne. I due ragazzi, oltre ad aver partecipato a tutte le attività dell’associazione, si erano distinti per due iniziative che mi fecero strabuzzare gli occhi: l’organizzazione di corsi on line per i discenti della loro scuola, il Liceo Rescigno Bonaventura, in cui spiegavano ai loro coetanei le funzioni della Protezione Civile, e la destinazione, nella primavera 2020, della vincita del Fantacalcio (500 euro) alla loro associazione che stava raccogliendo fondi per l’acquisto di un’ambulanza.
Appena è cominciata l’era vaccinale, Francesco si è messo a disposizione degli immigrati digitali: li aiutava a mettersi in lista e poi, una volta effettuato il vaccino, anche a scaricare il tanto agognato green pass. Il suo supporto è stato provvidenziale per tante persone nate nel secolo scorso, il Novecento, che non hanno mai familiarizzato con le piattaforme virtuali, e che si sentono tagliate fuori -tutte le volte- che si trovano davanti procedure digitali che non conoscono e non capiscono. Son persone, in prevalenza anziane (come si può definire democratico un sistema che preclude a un gruppo di individui di esercitare i loro diritti?), che a volte chiedono: “Quant’è?” e a cui Francesco risponde con un sorriso e con un “Nulla”.
“Mio caro, adesso che sei diventato “famoso”, cosa è cambiato nella tua vita?” chiedo all’Alfiere rocchese. “Proprio niente! Sono felice, ovviamente, di questo riconoscimento, ma i piedi restano ben piantati nella mia terra, che amo. Così come amo far parte della Protezione Civile, tanto è vero che penso di restare nel suo perimetro per il resto della mia vita. Ho dedicato questo titolo alla mia famiglia, ma anche a tutti gli altri volontari della mia associazione che come me si adoperano costantemente per il bene della nostra comunità”. “Cosa vuoi fare da grande?”. “Be’, esattamente ancora non lo so. Ma posso dirti chi vorrei essere da grande: Nicola Pagano, io da grande vorrei essere come lui, i suoi insegnamenti hanno dato un’impronta importante alla mia formazione. Io sono molto legato a presidente, e anche al vice presidente, Francesco Sellitto”.
Saluto Francesco e lo ringrazio: il suo sorriso generoso è una bella vittoria che porta a casa non solo lui, ma tutta la generazione Z, una generazione, secondo me, lucida e appassionata, di cui troppo spesso e con superficialità si parla.