“Viaggiare è la nostra passione, incontrare nuova gente, provare nuove emozioni”. Una canzone ci regala mille sensazioni: pianto, sorriso, sospiro. Momenti neri, momenti rosa.
“Non è l’amore mai, né la poesia che dà impulso qui nell’anima.” La musica regala un ritmo diverso alle nostre giornate. Anche perché “un uomo molte cose non le sa, le scopre mentre vive la sua età”, del resto “la strada è ancora là, sempre azzurra non può essere l’età” però, anche se la radio suona a basso volume, quando ascoltiamo belle note, noi siamo sempre “ragazzi di oggi” e, al di là degli anni che passano, “guardiamo lontano”. Lontano dalla mente e non dal cuore. Perché una bella canzone regala l’immortalità a quel ricordo a cui la leghi. Meglio di una foto, perché non è statica, non è mai uguale. E i colori dei sentimenti sono sempre vivi.
Noi abbiamo avuto la fortuna di intervistare colui che ha firmato le canzoni più belle della musica italiana contemporanea. Con i suoi testi splendidi.
Elencare i titoli? Impossibile, servirebbe un libro. Ma tutti, giovanissimi e meno giovani, hanno cantato almeno una volta le sue parole, ve lo assicuriamo. Un ponte generazionale che sa di buono, che sa di vero, che sa di successo.
Con il suo lavoro di discografico sta aiutando decine di talenti a trovare il loro posto nella storia.
Il suo sorriso è rassicurante, il suo sguardo è estremamente vivace. Perché la creatività è un dono che, se lo hai, si vede e non si può nascondere.
Lo sappiamo che avete già indovinato di chi stiamo parlando, ma sappiamo anche che vi piace giocare e, magari, vincere facile, e, quindi, vi diamo un altro indizio. Ha una moglie famosa, anch’ella produttrice discografica e personaggio televisivo molto amato, ironica ed intelligente: Mara Maionchi. Loro sono una coppia travolgente e, per festeggiare i 40 anni di matrimonio, hanno scritto: “Il primo anno va male, tutti gli altri sempre peggio”. L’autobiografia perfetta, dal titolo irresistibile.
Gentile, disponibile, nessun atteggiamento da “vip”. Con lui dialogheremmo per ore, di tutto…
Ladies and gentlemen: Alberto Salerno.
“Che cosa è la creatività?”: è la prima domanda che gli abbiamo posto. A bruciapelo, quasi a voler tentare di carpire i segreti della sua arte. “Lo dice la parola stessa”: ci ha risposto, aggiungendo: “Creare qualcosa, qualsiasi cosa… da una canzone a un quadro… ma anche nella cucina o nell’arredamento di una casa…”.
Ma noi insistiamo, rapiti dalle sue parole: “Esistono delle regole per potenziare la creatività, soprattutto nella scrittura?” E lui: “Non delle regole vere proprie, perché la creatività nella scrittura di un testo è soggettiva, però si possono dare dei buoni consigli…”.
Eh sì, i buoni consigli delle persone giuste valgono più di mille esperienze. Però, siamo curiosi e iniziamo con qualche domanda più personale: “Quale canzone, scritta da lei, associa d’istinto ad un suo ricordo gioioso? E quale, invece, ad uno più malinconico?” e allora conosciamo qualcosina in più della sua vita, perché ci risponde: “Sicuramente ‘Io vagabondo’ è legata a un ricordo gioioso… mentre ‘Mia Madre’, scritta per Mango al triste ricordo della morte proprio di mia madre, avvenuta in quel periodo…”.
Adesso, abbiamo preso coraggio: “Qual è la sua maggiore fonte d’ispirazione?” e Alberto: “La vita, la gente, i libri che leggo, i film che vedo…”.
Avevamo capito subito che fosse un attento osservatore, di grande cultura, con l’immediatezza sapiente di chi ha piena padronanza della pericolosa arma della comunicazione.
Allora, di domande ne avremmo tantissime, ma scegliamo questa: “L’aneddoto più divertente della sua carriera?”: risposta secca: “Ce ne sono troppi!!!”.
Stavolta ci è andata malino… ci riproviamo: “C’è un testo di una canzone non suo che, invece, avrebbe voluto scrivere lei?” e Alberto, prontamente: “Tantissimi… ‘La donna cannone’ su tutti.”.
Continuiamo: “Ha rimpianti lavorativi?” e lui: “Molti…”. Questa risposta ci spiazza ma ci consola, una spinta in più per inseguire i propri sogni, sempre.
Siamo quasi alla fine dell’intervista: “Quale tra i generi musicali storicamente d’avanguardia (il jazz, il folk e il pop nelle loro variegate declinazioni) ha influenzato o potrebbe influenzare la musica italiana contemporanea?” Ci incalza: “Il blues, che non hai citato!”. Non abbiamo citato proprio il blues? A noi ci piace ’o blues, parafrasando Pino Daniele!
Passiamo a qualche spunto di discussione più critico: “Il pubblico italiano del mercato discografico è pronto oggi ad ascoltare, recepire e diffondere la canzone d’autore?” e questa risposta forse un po’ ce la aspettavamo: “No, assolutamente no… parlo della grande massa…”.
Ultima domanda: “Chi è l’interprete più raffinato della canzone italiana contemporanea?”. La risposta? Un po’ di suspense… “Forse Marco Mengoni, che stimo e ascolto volentieri.” E quel “forse”, cari amici (mi rivolgo soprattutto a voi, artisti o aspiranti tali), può ancora farvi sperare…