La scrittrice-sognatrice: Kety Franzolin si racconta a MediaVox Magazine

La letteratura fantastica ha il grande pregio di portarci faccia a faccia con problemi grandi e piccoli della nostra realtà trasportandoli, al contempo, in mondi magici e a contatto con personaggi particolari: è quella parte della letteratura adattissima a chi vuole sognare, immaginare…
E la scrittrice di cui vi parliamo oggi, Kety Franzolin, incarna perfettamente lo spirito della “scrittrice-sognatrice”: Franzolin, classe 1981, inizia giovanissima a creare grazie alla scrittura, a trovare in essa uno strumento magico di condivisione delle sue storie e dei suoi personaggi.
Ma Kety Franzolin non è solo questo: è una scrittrice che si mette perennemente in gioco, splendidamente a proprio agio nei panni di autrice fantasy ma sempre alla ricerca di nuove sfide, di evoluzione, di nuove porte da aprire e sentieri da esplorare nel proprio percorso creativo. Ed è di lei che vogliamo parlarvi oggi, è il suo mondo che vogliamo farvi esplorare, stuzzicare la fantasia di quanti di voi sono alla ricerca del prossimo libro da leggere per inaugurare questo nuovo anno.
Lo facciamo attraverso le parole dell’autrice stessa in questa bella intervista che ci ha concesso: buona lettura!

L‘AUTRICE SI RACCONTA

Nata nel 1981, felicemente sposata e madre di due bambine, ho cominciato a scrivere da quando ho imparato a farlo. Ho studiato economia ma sognavo un liceo classico. Il mio primissimo romanzo l’ho scritto a 12 anni ed ora è diventato “Non Andare Via”. Prima di pubblicare libri, ho partecipato a diversi concorsi nazionali con i miei racconti, posizionandomi sempre nei primi dieci posti. La passione per la scrittura non mi ha mai abbandonata, né quando sono entrata nel mondo del lavoro, né quando mi sono sposata, né quando sono diventata mamma. Il tempo per creare e inventare i miei mondi immaginari lo trovo sempre, anche se significa scrivere di notte. È come respirare per me, e le diverse riprove che sto facendo bene, avute nel corso di questi anni, mi danno la spinta per andare avanti a testa alta. Sono schifosamente ottimista e credo nei sogni: se non sei tu il primo a credere nei tuoi sogni, non saranno gli altri a farlo per te.

Potete seguire Kety Franzolin su www.ketyfranzolin.com

L’INTERVISTA

Iniziamo un po’ dalle origini: quando è nata in te l’esigenza di mettere nero su bianco le storie che creavi? È un’esigenza nata con me, sin da quando ho imparato a scrivere. Dai miei diari di bambina, alle prime piccole poesie, ai racconti… Il mio primo romanzo l’ho scritto a 14 anni. Posso tranquillamente dire di non aver mai smesso di scrivere da quando ho cominciato a farlo.

Per quanto riguarda le ispirazioni letterarie, puoi dirci se ci sono degli autori o dei modelli in particolare a cui ti ispiri? Adoro Lainy Taylor e spero un giorno di potermi avvicinare alla sua bravura. Ha uno stile molto elegante e riesce a evocare immagini molto forti con estrema naturalezza. Mi piace molto anche Anne Rice, Pablo Cohelo, Patricia Cornwell e Jeffrey Deaver. Sono tutti autori straordinari da cui ho molto da imparare!

Attualmente tu sei un’autrice prettamente fantasy (e urban fantasy, aggiungerei), un genere forse un po’ di nicchia nel campo della letteratura che, in realtà, ha potenzialità molto più grandi rispetto a quelle che gli vengono attribuite: quali sono per te i grandi pregi di questo tipo di narrazioni? Puoi parlare di qualsiasi tema, dai più effimeri ai più importanti, senza che nessuno si senta chiamato in causa. L’eterna battaglia del Bene e del Male, Giusto o Sbagliato, Luce e Tenebra: sono argomenti con cui tutti abbiamo a che fare nella realtà di tutti i giorni. Ma se li contestualizzi in questo presente, scoppia la polemica e spesso la gente nemmeno vuole ascoltare o leggere. Ma se ambienti questi temi in un regno incantato o in una realtà alternativa, allora la gente ascolta e rielabora autonomamente.

Vuoi parlarci brevemente delle tue saghe “This is me” e “Non andare via”? Ricordiamo ai lettori che “This is me” è un fantasy nel senso più tradizionale del termine mentre “Non andare via” esplora il sottogenere urban fantasy.
La saga di “This is me” è il classico epic fantasy: è una storia di formazione, adatta soprattutto ai ragazzi dai 15-16 anni in su. La protagonista, sin dall’inizio della storia, si rende conto di non essere quello che tutti gli hanno detto di essere e trova il coraggio per spezzare i legami di un passato sicuro ma che non la rendevano felice. Comincia il suo viaggio attraverso mondi sconosciuti (Atlantide, la Luna, la Terra) e dentro sé stessa. Capirà chi è realmente lei; conoscerà i suoi limiti, imparerà ad amare, a voler bene, coprenderà il rispetto e la gratitudine. Naturalmente in un contesto di stregoni, vampiri, Guerriere Leggendarie, principesse da salvare e una profezia da compiere!
“Non andare via”, invece, non è una saga, è un romanzo autoconclusivo ed è sicuramente un urban fantasy, nonostante molti l’abbiano definito un romance, ma non è così. L’amore è sicuramente un tema centrale: tutta la tragedia e la drammaticità del romanzo nasce a causa di una storia d’amore che non si vuol lasciare andare. È una storia adatta ad un pubblico un po’ più maturo, dai 20 anni in su, ambientata nel mondo moderno, e i quattro protagonisti sono legati insieme da un filo rosso sangue: a voi scoprire il perché!

Quanto tempo impieghi per progettare i mondi e i personaggi che popolano i tuoi romanzi? Qual è il passaggio più impegnativo di questa fase pre-scrittura? Definisco i personaggi a grandi linee nella mia mente nel momento in cui elaboro la trama del romanzo, ma è un processo che avviene in modo piuttosto naturale e senza forzature. Quando la trama si delinea nella mia testa, allora con essa prendono vita luci ed ombre dei miei personaggi, che ovviamente perfeziono man mano che scrivo.

Che cos’è la scrittura per Kety Franzolin?
È respirare, è vivere. Può sembrare un’affermazione scontata e detta solo per opportunismo, ma non è così. Da quando ho imparato a farlo non ho mai smesso. Che si tratti di un romanzo o di un diario, scrivere è il mio modo per affrontare e capire il mondo.

“Non andare via” è uscito a Giugno del 2020, in pieno lockdown: come hai vissuto, da autrice, questo periodo così delicato? È stato un momento molto particolare, ricco di ostacoli. Ero felice di aver finalmente pubblicato il libro, ma al contempo la mia gioia strideva con le difficoltà che molte persone stavano vivendo con la pandemia. A volte ho temuto di espormi troppo e di mancare di rispetto a chi stava soffrendo, fin quando ho capito che non era così. Ho incontrato molte difficoltà per poter organizzare le presentazioni, gli assembramenti non erano consentiti mentre online non avrei avuto la possibilità di presentare come volevo. Sono stata costretta a puntare molto sui social per farmi conoscere, visto che lo spazio digitale era l’unico consentito! E se ci penso, è stata un’esperienza che mi ha insegnato – e insegnando tuttora- molto.

Incuriosiamo un po’ i nostri lettori. Un buon motivo, uno per saga, per cui non bisognerebbe proprio perdersi i tuoi romanzi…
Se ami il mistero, le profezie, gli amori proibiti, le creature mitologiche e Atlantide, non puoi perderti “This is me”: la storia di Reiki è la tua storia. I suoi occhi sono i tuoi. Quando avrai finito la trilogia, il mondo non ti sembrerà più quello di prima! Se invece non ami elfi e fate, ma preferisci il caos del nostro mondo, ami le storie d’amore così contorte da sembrare l’opposto, ti piacciono le trame un po’ dark al limite dell’horror, allora “Non Andare Via- sfidereste la morte per amore?” fa per te!

Quale sarà il futuro delle tue saghe? E per quanto riguarda i tuoi prossimi progetti letterari? Non ho mai pensato di continuare a scrivere oltre le saghe/libri già conclusi. Quelle storie finiscono esattamente come le ho immaginate e scritte, anche se non posso darlo per certo visto che il futuro può riservare tante sorprese. Al momento sto scrivendo un romanzo al di fuori del mio ambito fantasy: una sfida che ho voluto accettare. il libro, che non ha ancora un titolo ufficiale, è la biografia di una signora 85enne, Argia Giovanna Vesco, che ne ha vissute di cotte e di crude, dall’infanzia tormentata del secondo dopo guerra alle difficoltà attuali della pandemia. È un romanzo storico e contemporaneo, che offre una fotografia del nostro passato italiano dagli anni ’40 ad oggi. Naturalmente sto cercando di renderlo il più fluido e il più accessibile a tutti, non mancheranno episodi divertenti e momenti di leggerezza. Insomma, volevo scrivere un’opera storica senza annoiare… Spero di esserci riuscita! Me lo direte voi questa primavera!

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Laureata in Letteratura italiana all' Università di Salerno, ha poi conseguito un master in Cinema e Televisione diretto dal produttore Nicola Giuliano presso il Suor Orsola Benincasa di Napoli: grazie a questa esperienza ha partecipato al Roma Fiction Festival 2016 con un progetto di serie inedito. Lettrice onnivora e famelica, nel tempo che avanza è sceneggiatrice e scrittrice. La sua passione più grande sono le belle Storie: le scrive, le legge, le guarda e le gioca.