Raccontare Poesia…

Raccontare Sonia D’Alessio significa lasciarsi catturare dall’avventura umana, dalle emozioni, dalla cultura poliedrica di una donna, di una docente di Lettere di lungo corso, che si occupa anche di Teatro, Scrittura creativa, Poesia, Giornalismo, Blog. Con i suoi racconti, i romanzi, i manuali, le fiabe, è autrice di successo per l’editoria scolastica. Ha editato per Medusa Leggere e scrivere fiabe (2013), Raccontare per… (2014), il romanzo-blog Cuore2.0 (2015), Simulando s’impara (2015) e Favolando s’impara (2017). E’ co-autrice dell’antologia scolastica Garzanti-De Agostini Giovani lettori (2018). Ha pubblicato, per la varia, i romanzi Lascia che sia (2012), Storie di bulli (NorthEast 2017) e Il bambino soldato (2017). Sue liriche e suoi scritti sono stati premiati e inclusi in molte antologie, scolastiche e non. È certo del talento di Sonia D’Alessio Elio Pecora che, nel 2013, la elegge come una dei primi cinquanta poeti italiani, ai quali dedica la sua antologia Il cammino della poesia.
Conoscerla significa penetrare l’intensità del suo talento, lo svolgersi della sua esperienza. Quella cioè di una persona che ha “emozionato” la sua vita e vissuto le sue emozioni, lungo una traiettoria non semplice, consumando e affinando vita ed emozioni con ispirata partecipazione.

L’INTERVISTA

È ancora possibile la poesia oggi, nel nostro mondo che è il regno del prosaico, di Amazon, del tutto e subito?
Me lo chiedo spesso; siamo tutti consapevoli dei rischi della contemporaneità, eppure la diffusione incontrollata della comunicazione in ogni sua forma e il proliferare della cultura di massa non sono in sé una condanna a morte, anche se siamo in un mondo in cui, oggi più che allora, tutto è sempre di più alla portata di tutti . è facile perdersi e perdere interesse per quello che ci viene spiattellato di fronte in ogni angolo della rete Nello stesso tempo non è neppure pensabile che la cultura di massa per il suo carattere effimero e fatiscente non produca, per necessario contraccolpo, una cultura che sia anche argine e riflessione’. Ecco, io credo che parte della risposta sia qui. Di fronte all’innumerevole quantità di parole scritte da cui siamo costantemente bombardati ci vuole qualcosa che faccia da argine, e per me alle fondamenta di questo argine sta la poesia. La poesia è ancora possibile perché è un anticorpo contro il dilagare della superficialità.

E quale , ritiene, sia il senso, il valore della sua poesia?
La poesia è complessa, richiede tempo e attenzione e spesso noi siamo stanchi e di corsa. Ma è proprio perché il nostro mondo è veloce e la nostra vita non può che cercare di stare al passo che, ogni tanto, fa bene confrontarsi con qualcosa che richieda uno sforzo e una concentrazione un po’ maggiori di quelli che occorrono per scorrere distrattamente qualche articolo sul telefono mentre siamo in metro o in bus. Penso comunque che anche al tempo di internet, il valore della mia poesia è quello che la poesia ha sempre avuto. La mia poesia dice le cose che ogni poeta ha detto anche se in modo diverso. Parla della bellezza, del dolore e della morte. Grazie alla forza evocativa che possiede, entra nella sfera dei sentimenti e delle emozioni del lettore, mantenendo tuttavia un necessario distacco. Tutt’altro che lontano dalla realtà e dalla società, voglio vuole essere testimone del mio tempo, impegnandomi a trasmettere conoscenza.

Il compito della poesia è anche quello di ricordarci che esiste qualcos’altro, tirarci fuori dalla quotidianità.
A volte bastano poche parole di cui magari non capiamo nemmeno bene il significato ad evocare mondi sconosciuti, a far vibrare qualche corda impolverata. La poesia ci sveglia, al contrario di quasi tutto il resto, il cui scopo sembra essere quello di narcotizzarci. Per quanto mi riguarda è la risposta alla necessità di qualcosa di alto nella nostra vita, è una divinità più vera di qualsiasi altra perché è umana, ed è creata da ponti e fusioni e passaggi tra le menti che ci hanno preceduti e quelle che ci seguiranno. Non sarà la soluzione a nessun problema, ma è un’ancora per l’esistenza.

Lei , da anni, è anche una docente di lettere. Quale spazio crede debba avere la poesia , nella scuola, nella formazione dei giovani?
La poesia è l’arte dello scrivere e quest’ultimo è uno degli strumenti più immediati, di cui mi servo per insegnare, educare i ragazzi , avvinandoli alla scoperta di se stessi e delle situazioni storico-sociali. Continuo a credere che, sin dalla scuola dell’obbligo, le arti – la musica e la danza, la letteratura e la poesia, la pittura e la scultura, il cinema e il teatro – dovrebbero avere uno spazio importante, senza la velleità di illudere tutti che, da grandi, saranno musicisti e poeti, pittori e registi, scrittori e attori; ma, ancor prima, per la bellezza che le arti portano in sé e per la loro potenza creativa, che favorisce lo sviluppo del pensiero e dello spirito critico.

Potrebbe scegliere una sua poesia per descriversi?
Ogni poesia è parte di me. Io, comunque ne proporrei due, “La pace nel cuore” e “Da Terravecchia scendono strade”. La prima ricorda innanzitutto a me, che portiamo dentro di noi un dono profondo, consapevolezza che troppo spesso lasciamo affondare sotto il peso delle mille cose che affollano le nostre giornate.
La seconda appartiene a una raccolta di poesie legate a Sarno, la mia città.

Che ne dice se proponiamo entrambe le poesie ai nostri lettori?
Con piacere!





LA PACE NEL CUORE
Io ho la fortuna
di avere
la gioia nel cuore.
Per me è come una fiammella.
Sto sempre attenta
a proteggere questo piccolo fuoco
che riscalda,
a fare in modo
che niente e nessuno
me lo spenga mai.
E mi piace farne dono
ogni giorno…
Non conta avere soldi bellezza
intelligenza.
Ma questa piccola fiammella
da donare.
E se qualcuno mi ferisce
alzo le spalle e mi dico
che l’umana natura è imperfetta e fragile:
un soffio non spegnerà la mia fiammella..





DA TERRAVECCHIA SCENDONO STRADE
Svetta il castello
come un vecchio canuto e saggio
tra nuvole cinerine.
E una tortora gioca a nascondino,
a girotondo tra le torri alte.

Da Terravecchia scendono strade.
E vicoli e viuzze.
Fino ai cortili coi loro pozzi, i forni,
i panni stesi nel fumo dei carciofi.

Scendono fino alle chiese
ricamate di arte e di storia,
fino al mercatino della frutta,
che ride di voci dialettali.
Gorgogliano fontane antiche.

E nell’acciottolato dei vicoli
di vasuli immortali,
vanno a passi lenti
nei rintocchi del campanile
donne alla messa. Hanno già preparato
il ragù domenicale,
steso al balcone la coperta più bella
per la Madonna che sfila in processione.

Il sole poi si fa alto, si fa ritorno a casa,
tenendo tra le mani
il cartoccio di dolci.





Docente di Discipline Giuridiche ed Economiche presso l’I.S.I.S. “G. Fortunato” di Angri , di cui è anche collaboratore-vicario. Laureata in Scienze Politiche presso l’Università degli Studi di Salerno con 110/110 con lode e licenziata in Teologia Dommatica summa cum laude presso la Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale – sez. San Tommaso, ha conseguito due Master in Studi storico-religiosi ( Ebraismo, Cristianesimo e Islam; Il Cristianesimo antico nel suo contesto storico) presso l’Università degli Studi di Napoli L’Orientale, il Master di II livello Management e Leadership delle Istituzioni Educative presso l’Università degli Studi di Bologna e il master Didattica e Psicopedagogia per i disturbi specifici di apprendimento presso l’Università degli Studi di Salerno. Ha pubblicato molti volumi. Sensibile e attiva nel dibattito socio-culturale sul territorio campano. È giornalista pubblicista e Direttore artistico di AVELLINO LETTERARIA.