SANREMO IL FESTIVAL – Dall’Italia del boom al rock dei Måneskin

È uscito da pochissimi giorni su tutti i digital store e già si appresta a diventare un best seller. “Sanremo il Festival” (edito da D’idee) è il primo libro del giornalista Nico Donvito, profondo estimatore, studioso e osservatore della kermesse canora che, quest’anno, spegnerà le sue 72 candeline.
Il volume è impreziosito dalla prefazione firmata da Amadeus – che si appresta a condurre la sua terza edizione consecutiva – e dalla copertina disegnata da Riccardo Mazzoli, che ha realizzato le caricature di alcuni dei protagonisti della storica rassegna.
In poco più di 190 pagine l’autore ripercorre 70 anni di storia italiana attraverso il Festival della canzone più amato e celebrato nel mondo. Il sottotitolo “Dall’Italia del boom al rock dei Måneskin” rivela l’anima di questo prezioso volume, che intreccia la narrazione personale ai momenti storici più significativi della nostra storia.
Per molti il Festival è quell’evento televisivo che ci catalizza davanti allo schermo per una settimana all’anno, uno spettacolo colorato, uno psicodramma tragicomico collettivo, un carrozzone fiorito stracolmo di cantanti, presentatori e vallette. La verità è che Sanremo è un vero e proprio fenomeno di costume, la favola musicale più bella di sempre, lo specchio canterino del nostro Paese, in grado di abbracciare le decadi in un continuo dialogo tra passato e presente che rivelano molto su chi possiamo essere in futuro.


Per prepararci al meglio a Sanremo 2022 MediaVox Magazine ha intervistato Nico Donvito

L’INTERVISTA

Nel tuo libro ripercorri 70 anni di storia del costume, raccontando il Festival più amato e celebrato in Italia e nel mondo. Secondo te, qual è il segreto della longevità del Festival di Sanremo? Il suo punto di forza sta nella sua continua evoluzione. Nell’arco di questi 70 anni il Festival non è mai rimasto uguale a se stesso e ha parlato sempre lingue diverse, grazie alle impronte lasciate da ogni direttore artistico. Il Festival di Sanremo non è legato a nessun patron; ha una sua formula base, ma di anno in anno cambia il regolamento anche a seconda del gusto del direttore artistico. Cambia il tempo, la società e cambiano anche le canzoni e il gusto del pubblico.

Il festival ha esordito in radio. Poi è arrivato in televisione e oggi ci sono anche i social, che estendono la sua fruizione a un pubblico più ampio consentendo di interagire in maniera facile e simultanea. In futuro, cosa dovremo aspettarci? Se la televisione sarà messa da parte in favore di altri media lo sapremo solo in futuro e tutto dipenderà da come evolverà la televisione stessa e il nostro modo di fruirne. Con i social, però, bisogna stare molto attenti, perché sono un’arma a doppio taglio e nell’edizione del 2021 ne abbiamo avuto la prova. I social hanno dato un sostegno importante a Fedez, che ha risalito la china della classifica grazie ai voti dei supporter di Chiara Ferragni; viceversa, hanno penalizzato la canzone di Aiello a causa di un meme che ha suscitato risate e ilarità. Non escludo che anche in questa edizione possano capitare degli episodi analoghi: insomma, dobbiamo andarci cauti.

Sanremo è tanto amato, quanto odiato dal pubblico italiano. Da cosa dipende questo amore-odio? Tutto dipende dal fatto che ci sono canzoni che possono piacere o meno, ed è questo il motore del Festival di Sanremo. Nel libro faccio riferimento a uno studio scientifico nel quale è dimostrato che tra 16-26 anni sviluppiamo i nostri gusti musicali e di conseguenza non ci sarà niente di più bello di ciò che abbiamo ascoltato in quella fascia d’età. Però non possiamo paragonare quello che accade nel presente al nostro passato: è già successo con Claudio Villa in gara, amato dai giovanissimi di allora che, allo stesso tempo, odiavano il rock. Ogni musica è legata alla sua epoca e le epoche cambiano insieme ai gusti musicali.

Secondo te qual è il Festival che ha segnato uno spartiacque profondo tra il “Sanremo vecchio stile” e il “nuovo Sanremo”? Penso che i cambiamenti siano avvenuti anno dopo anno in maniera graduale. Ma riflettendoci credo che ci siano due festival in particolare che hanno fatto da spartiacque; la prima è stata l’edizione del 1958: Modugno vince con “Nel blu dipinto di blu”, ed è il primo autore a scrivere le canzoni e a cantarle. All’epoca non funzionava così, perché c’erano gli autori e gli interpreti, mentre Modugno apre la strada a un nuovo mondo. Il secondo festival rivoluzionario è stata l’edizione dello scorso anno, quando Amadeus ha riunito più della metà dei debuttanti, segnando un cambio generazionale pazzesco.

Qual è, per te, il Festival più memorabile tra tutti? Ogni edizione ha sempre delle cose belle da ricordare e altre da dimenticare. Ma forse un festival memorabile storicamente è stato quello del 1986, l’anno in cui vinse Eros Ramazzotti; sia perché vinse un artista che ha aperto la strada della musica italiana nel mondo, sia perché quell’anno parteciparono tantissime donne competitive. Fu un’edizione particolarmente prolifica dal punto di vista del gossip: c’erano Anna Oxa, Donatella Rettore, Marcella Bella, Loredana Bertè, tante prime donne che si fecero battaglia. Negli anni ‘80 c’era molto più gara di adesso ed era bello vedere soprattutto la competizione che nasceva tra i vari artisti.

A proposito di donne: a Sanremo sono quasi sempre relegate al ruolo di vallette. Di conduttrici ce ne sono state poche e sempre eclissate dalle figure maschili. Secondo te, quale conduttrice ha saputo lasciare il segno e quale, invece, ti piacerebbe vedere alla conduzione del festival in futuro? Negli anni Sanremo ha dimostrato di essere maschilista: su 72 edizioni, soltanto 4 sono state condotte da donne. Però, la co-conduzione di Luciana Littizzetto è una di quelle che ha lasciato il segno. È stata criticata tanto, ma è anche vero che in due edizioni è riuscita a prendersi il giusto spazio. Non è stata la spalla di Fabio Fazio, ma una vera e propria co-conduttrice, che ha dimostrato di avere le carte giuste per poter ricoprire quel ruolo. Anche Michelle Hunziker ha dimostrato di essere la donna ideale per il Festival di Sanremo e lo stesso vale per Virginia Raffaele. Insomma, non è per niente vero che le donne non sono in grado di condurre Sanremo! In futuro ci vedrei bene Geppy Cucciari o Vanessa Incontrada.

Tra i conduttori e le conduttrici di Sanremo, chi rappresenta (o ha rappresentato) il vero spirito del Festival? Sanremo è Pippo Baudo. Ne ha presentati 13, ma aldilà dei numeri lui incarna pienamente lo spirito del Festival di Sanremo. Nel libro, però, ho voluto dare spazio a due conduttori, che rappresentano il festival di ieri e di oggi: Nunzio Filogamo e Amadeus. Uno ha cominciato, l’altro ha portato il festival a compiere questa grandissima svolta epocale.

La copertina del tuo libro raffigura le caricature di volti noti del Festival di Sanremo. Com’è nata l’idea? Non finirò mai di ringraziare Riccardo Mazzoli che ha realizzato una copertina davvero straordinaria. L’idea è stata del mio editore, Marco Sacco. Inizialmente gli avevo proposto una bozza molto diversa da questa, ma lui ha avuto quest’intuizione molto più nazionalpopolare della mia e ha deciso di coinvolgere Riccardo Mazzoli per tradurre in immagine l’evoluzione del Festival. L’idea alla base era quella di mettere sullo stesso piano personaggi contemporanei insieme ad altri del passato, per sottolineare con ironia la continuità del festival e l’eternità raggiunta dalla sua musica.

Qual è il motivo per cui hai scelto di scrivere questo libro e perché vale la pena leggerlo? Ho cercato di raccontare il passato con un occhio rivolto alla contemporaneità. Il libro non ha la pretesa di essere un’enciclopedia, ma offre una chiave di lettura su quello che stiamo vivendo oggi ripercorrendo 70 anni di storia italiana attraverso il Festival di Sanremo. Dalla ricostruzione post-bellica all’era della ricostruzione post-covid sembra che non sia cambiato nulla, eppure in mezzo ci sono stati tantissimi avvenimenti storici che hanno modificato la nostra storia e il nostro costume. Ho dedicato questo libro ai miei nipoti sia per amore, sia come simbolo: non bisogna dimenticare la nostra storia passata. Ricordare quello che siamo stati e parlare di quello che siamo oggi è un esercizio ideale per capire chi possiamo essere domani.

L'autore
Nato a Milano nel 1986, Nico Donvito è un giornalista attivo in ambito musicale. Collaboratore per diverse realtà del settore, decide di realizzare il suo primo libro dedicato al Festival di Sanremo, una passione che lo accompagna da sempre. Il suo primo ricordo, non a caso, è legato proprio alla popolare kermesse canora, quando all’ età di tre anni e mezzo rimase folgorato da “Vattene amore”, il celebre brano portato alla ribalta da Amedeo Minghi e Mietta. Il suo sogno? Assistere in platea alla centesima edizione della manifestazione, continuando fino a quel giorno a realizzare interviste per approfondire e sviluppare l’arte del racconto.

Laureata in Giornalismo e Cultura editoriale all' Università di Parma nel 2018. Ha collaborato con italianradio.eu come articolista e conduttrice radiofonica di Radio Pizza Olanda, il canale di informazione per gli italiani residenti nei Paesi Bassi. Dopo una breve esperienza formativa negli studi di Radio ART si è trasferita in Svizzera e ha vissuto a Montreux. Appassionata di musica, moda, cinema e tecnologia. Attualmente, lavora per il Consorzio Gruppo Eventi.