Intervista al prof. Pellegrino Caruso

Lo studio della storia e delle materie antiche da sempre ha contribuito e contribuisce a definire le nostre identità in ogni ambito, tant’è che ne costituiscono l’iniziazione fondamentale per un percorso di studi umanistici e per la specificità dei saperi in tale ambito. Avere una buona cultura ci permette di aumentare la capacità di comprensione e di analisi e di sviluppare un miglior pensiero critico. Considerando che anche la storia moderna è molto influenzata dalla conoscenza delle azioni passate per avere una maggiore consapevolezza dei fatti storici è molto importante. Ma una riflessione sulla utilità degli studi umanistici e sulla loro formazione, la facciamo con il prof. Pellegrino Caruso, docente di latino e greco al Liceo classico Pietro Colletta del Convitto Nazionale di Avellino.

L’INTERVISTA

I libri sono importanti per capire il passato, ma si vive nel presente ed è in questa direzione che
si deve operare. Qual è il suo pensiero in merito?

Ho sempre avuto un profondo rispetto per la tradizione umanistica che mi deriva da un’educazione familiare che mi ha reso naturalmente incline al mondo della scuola e della comunicazione. Figlio di insegnanti, sono cresciuto tra tanti stimoli culturali, grazie anche ad una nonna materna pianista ed amante dell’enigmistica. Sono stato educato alla consuetudine con “li antiqui huomini”, la cui frequentazione, come avvertiva Machiavelli nella Lettera al Vettori, richiede la giusta concentrazione in studioli appartati ma ricordo anche il monito desanctisiano che i libri devono tradursi in “forza allegra” che porta all’azione nella società.

Quali sono secondo lei i fattori culturali che negli ultimi decenni nelle giovani generazioni hanno
causato meno interesse verso la cultura classica?

Con il tempo, tra le discussioni sociologiche sull’“essere” soffocato dall’”avere”, l’espansione del
“villaggio globale”, tradottasi poi in espansione della galassia elettronica, si è generata quella che
Toffler teorizzò come “terza ondata” che ha agevolato forme di turbo-capitalismo che hanno reso
meno appetibile quella “cultura del paralume”, fatta di letture, approfondimenti e concentrazione,
che è, invece, ancora tanto necessaria per non correre il rischio di dematerializzare tutto e perdere
gli orizzonti di senso della cultura che è condivisione, con umano sentire, di talenti e passioni.

Lei è autore di un volume di filologia dell’età antica, secondo una tradizione di meticolosa analisi testuale, quanto studio della storia e della cultura del passato sono importanti nella formazione dei giovani?

Il mio libro su Orazio Flacco, pubblicato per Arturo Bascetta Editore, nasce dalla volontà di far
comprendere ai giovani la natura molteplice della filologia che vede coinvolte grammatica,
stilistica, metrica, retorica, letteratura, storia, topografia, mitologia, senza dimenticare paleografia,
archeologia, epigrafia e numismatica. I ragazzi devono comprendere che il testo resta centrale negli
studi letterari ma non va considerato come immobile, vista anche la lunga tradizione manoscritta e
codicologica, che ho ripercorso, sulla base degli studi di Richard Bentley, filologo accusato di
essere, per eccessivo entusiasmo nella ragione, libidinoso correttore di Orazio, giudizio critico che
ho cercato di moderare.


Lei crede che Internet e i social media, per i giovani che vogliono informarsi sulla Rete su questi percorsi di studio, siano una minaccia o uno strumento utile per la conoscenza e la formazione?

Nel 2022 non si può pensare di dribblare l’evidente diffusione di nuovi mezzi di comunicazione che
vanno usati come strumenti. Occorre creare una sorta di circolo virtuoso tra le varie risorse,
ricordando che tanto testi quanto ipertesti derivano etimologicamente da un “ intreccio” di informazioni. Oggi, attraverso la Rete, sono agevolati anche i contatti tra studiosi ed è possibile seguire in streaming interessanti convegni, a conferma che anche a distanza si possono trasmettere
contenuti. Attraverso un’attenta ricerca sui siti delle varie Università, i nostri giovani possono anche
indirizzarsi verso percorsi di studio adeguati ai loro interessi.

Ma torniamo alla storia del mondo antico e alla sua importanza. Lei, da studioso e da docente, quanto ritiene che possa contribuire, lo studio delle materie antiche ad accrescere il progresso
del genere umano?

Come avvertiva Virginia Woolf, ogni volta che siamo stanchi della vaghezza e della confusione del presente, torniamo al mondo classico che ci consente di ragionare sulla costante dell’
humanitas, ancora valoriale che non va mai dispersa. Il celeberrimo verso terenziano “Homo sum : humani
nihil a me alienum puto” deve restare paradigmatico per indurci a vivere la vita senza essere indifferenti al disagio di chi ci vive accanto, come ci ricorda lo stesso Pontefice quando parla della comune condizione di fratellanza di tutti gli uomini.

Sono in molti ancora a pensare che lo studio del latino e il greco antico, le cosiddette lingue
morte, sia ormai inutile. Qual è il suo parere?

Le lingue classiche non sono affatto morte, come dimostra la permanenza linguistica del latino e del
greco non solo nelle lingue neolatine ma anche in lingue di altro ceppo linguistico. Per questo, nella
mia ventennale esperienza di insegnamento ho sempre sostenuto lo studio dell’etimologia,
indirizzando i ragazzi alla conoscenza della parola, che va sempre usata con senso di responsabilità,
soprattutto nell’ambito della comunicazione, alla quale mi dedico, collaborando con diverse testate
giornalistiche e coordinando le attività di Eos, giornale di istituto del Convitto Nazionale “P.
Colletta”. Dall’intimo desiderio di difendere il valore della cultura classica nasce anche il mio impegno per la Notte nazionale del liceo classico, iniziativa coordinata da Rocco Schembra, che, proprio grazie alla Rete, mi ha contattato ed inserito nel Comitato nazionale, consentendomi di scegliere il brano finale
dell’evento, che fu letto lo scorso maggio nella suddetta manifestazione in più di 300 licei di Italia.
In esso si faceva riferimento al giovane Leandro che, per amore, riusciva a superare la pur lecita
paura delle onde della tempesta. La prossima Notte, prevista per il 6 maggio 2022, sarà un’occasione in più per tendere ad orizzonti di senso, alla ricerca di luci che illuminino navigazioni reali e virtuali del nostro tempo, nel comune mare della vita…

BIOGRAFIA / Caruso Pellegrino è nato a Napoli il 23 febbraio 1974, con ventennale esperienza di insegnamento, è docente di materie letterarie, latino e greco al Convitto “Pietro Colletta” di Avellino, istituto al quale è particolarmente legato, essendone stato alunno, diplomatosi a pieni voti. Presso l’Università degli studi di Salerno, ha conseguito prima la laurea in lettere classiche, con una tesi laurea in letteratura cristiana antica su “la regola di Benedetto da Norcia”, con ricerche presso la biblioteca statale di Montevergine (AV), poi il dottorato di ricerca in Filologia classica con una tesi su “Richard Bentley, editore del I libro dei Carmina di Orazio”. Presso l’ateneo salernitano ha conseguito perfezionamenti in “Didattica delle lingue e
delle letterature classiche” ed “Apprendimento, valutazione e tecnologie dell’istruzione”. Presso l’Istituto Universitario Orientale di Napoli ha frequentato il Master in “Gestione e valorizzazione de beni culturali”, con esperienze presso la Soprintendenza di Salerno e Avellino. Appassionato di comunicazione, con esperienze radiofoniche e televisive, è direttore responsabile di “Eos”, giornale di istituto del “Colletta”, che ha costituito l’occasione di incontro e confronto con studiosi, scrittori, giornalisti e attori di fama nazionale, come Eva Cantarella, Gianrico Carofiglio, Giuseppe Lupo, Massimo Giletti, Cesare Bocci e Vincenzo Salemme. Tutor ed esperto di Progetti Pon, ha affiancato i ragazzi in percorsi di coaching umanistico e di giornalismo. Cura un laboratorio di enigmistica, che ha ricevuto il plauso di Alessandro Bartezzaghi, condirettore de “La settimana enigmistica” e di Luca Desiata, creatore di giochi enigmistici in latino e greco. Ammiratore del pensiero di Francesco De Sanctis, ha collaborato attivamente con il Comitato per il bicentenario della nascita, presieduto dal Prof. Toni Iermano, chiudendo le celebrazioni desanctisiane proprio presso il Convitto “Colletta”, storico istituto avellinese che ospitò spesso il letterato di Morra. Dal 2000 ha un rapporto di reciproca stima e collaborazione con Gianni Festa, che lo porta a scrivere per il “Corriere dell’Irpinia”, cartaceo ed on line per il “Quotidiano del Sud” soprattutto articoli di approfondimento socio-culturale. Cultore di studi umanistici, ha partecipato più volte ai lavori del Certamen Vergilianum Abellinense del Liceo “Publio Virgilio Marone” di Avellino e del Certamen Horatianum presso il Liceo “Quinto Orazio Flacco di Venosa ( Pz). Dal 2016 è referente per il proprio liceo della Notte nazionale del Liceo classico ed è oggi membro del Comitato scientifico Nazionale, per scelta di Rocco Schembra, organizzatore della lodevole iniziativa. A Giugno 2020 ha pubblicato per Arturo Bascetta Editore la monografia “Orazio”, nella cui stesura è stato i
ndirizzato dai Proff. Luciano Canfora e Paolo Fedeli, con plauso, in sede di dottorato, dei Proff. Fabio Stok, Paolo Esposito e Christina Walde. Lo scorso 22 dicembre 2021 è stato premiato al Circolo della stampa di Avellino per il valore scientifico della sua pubblicazione.

Presentatrice, editore, esperta di turismo sociale. Ha collaborato con l'Assessorato all'Istruzione e Spettacolo della provincia di Avellino nell'organizzazione e nella presentazione delle attività relative agli spettacoli di musica classica e valorizzazione dell'immagine dei gruppi e dell'Ente stesso. In questo stesso ambito, ha favorito la conoscenza e l'immagine dell'Irpinia fuori dai confini provinciali e regionali. Ha rivestito l'incarico di Presidente di associazioni culturali no profit le cui finalità sono state quelle di favorire le comunicazioni sociali e individuare occasioni di sviluppo culturale, formativo ed economico del territorio. Speaker radiofonica, è stata Direttore dei Programmi di una nota emittente radiofonica. È stata, inoltre, Direttore Editoriale del quindicinale "Irpinia Insieme".