“RECUPERO DELL’ESSENZIALE”: LA NUOVA SILLOGE DI MICHELA ZANARELLA

Con i suoi versi Michela Zanarella si prefigge di arrivare al centro delle emozioni. E anche con la nuova silloge “RECUPERO DELL’ESSENZIALE” è riuscita a compiere questa magia. Come sempre. Questa giovane poetessa si è fatta già apprezzare nel panorama culturale sia italiano che internazionale. Con il suo coinvolgente linguaggio poetico, l’autrice ci accompagna nel suo cammino fatto di ricerca e riflessione sui grandi temi dell’esistenza fino a condurci nella dimensione del sogno e della memoria. Attenta indagatrice del mondo, Zanarella si lascia trasportare dagli elementi della natura che regolano la vita sulla terra e si pone in ascolto rivelando al lettore le infinite voci del cosmo.
La raccolta, edita da Interno Libri, con prefazione di Dante Maffia e postfazione di Anna Santoliquido, è dedicata a un’altra poetessa Marcella Continanza, voce raffinata della poesia contemporanea, ideatrice del Festival della Poesia Europea di Francoforte sul Meno, scomparsa il 29 aprile 2020.

L’INTERVISTA

Secondo la poetessa Emily Dickinson “il poeta è colui che distilla un senso sorprendente da ordinari significati.” E secondo Michela Zanarella? Ti ringrazio, cara Valeria, per questa bellissima domanda, perché senza volerlo hai citato la mia poetessa del cuore. Amo follemente Emily Dickinson e la sua poesia. Prima di rispondere all’intervista la stavo proprio rileggendo e credo non sia una casualità. Credo che Emily abbia perfettamente ragione, mi trovo in sintonia tra le sue parole. La considero Poesia pura, assoluta, voce straordinaria della letteratura americana, amata nel mondo, da tutte le generazioni. La grandezza della sua scrittura è racchiusa nell’universalità delle tematiche scelte, nello stile raffinato, nella potenza delle immagini sempre originali, nell’essenzialità dei versi. Potessi anche solo in parte raggiungere tale livello, sarebbe un sogno, perché arrivare a scrivere così significa aver compreso l’essenza della poesia. C’è chi pensa che la poesia del passato sia obsoleta e i poeti di oggi debbano proseguire per altre strade, secondo me bisogna partire dall’origine, conoscere ciò che ci ha preceduto per provare ad affrontare l’attualità senza disperdere la bellezza della classicità. Il poeta è colui che nella semplicità riesce a costruire immagini uniche, che evocano stupore. Credo sia necessario un lavoro costante, fatto di ricerca e sperimentazione.

Che cosa significa essere una poetessa oggi in Italia? Significa compiere una scelta coraggiosa, consapevole dello sforzo e dell’impegno richiesto. Purtroppo è molto difficile essere presi in considerazione. Anche se sono aumentate le persone che si dedicano alla scrittura in versi, la figura del poeta viene relegata al passatempo, al dopo lavoro. Sono pochi i lettori in Italia, per la poesia ancora meno. A volte qualcuno mi chiede perché non tento altri generi, per avere maggiori possibilità nel mercato editoriale. Io non saprei rinunciare alla poesia, non ho la pretesa di raggiungere chissà quali traguardi, mi accontento di continuare ad apprendere giorno per giorno, poi se qualcuno si riconosce in ciò che scrivo, ne sono felice. Mi ritengo già fortunata di aver pubblicato diciassette libri, di essere stata tradotta in diverse lingue, di aver ricevuto numerosi riconoscimenti.

Quando ha capito che il suo ruolo nella società era di esprimersi attraverso la poesia? Ho iniziato a scrivere poesie a 24 anni dopo essere sopravvissuta ad un tragico incidente stradale, quindi, in una fase della mia vita molto delicata. Prima di allora non avevo mai scritto in versi, anche se sono sempre stata un’accanita lettrice di libri di ogni genere. La poesia è arrivata come un dono inaspettato, subito non ho realizzato che stava cambiando qualcosa in me, poi con il tempo ho imparato a conoscermi meglio. Ho provato a scrivere i primi versi, li ho pubblicati in alcuni forum letterari, ricevendo riscontri positivi, ho iniziato ad essere molto prolifica e attiva. Ho tentato anche la partecipazione ai concorsi, alcuni li ho vinti, poi mi sono decisa a pubblicare la mia prima raccolta nel 2006 “Credo” e da allora non ho più smesso. La vita mi aveva concesso un’altra occasione e la poesia era lo strumento per renderla un’esperienza ancora più unica.

Le sue poesie sono avvolte dalla luce soffusa della nostalgia. Ci presenti la sua opera “Recupero dell’essenziale”. Il libro nasce da un recupero vero e proprio di poesie andate perdute. A causa di un guasto al computer avevo perso tutta la mia produzione inedita. Grazie all’aiuto di alcuni amici (Fiorella Cappelli, Giovanni Battista Quinto, Corrado Solari e Felicia Buonomo) a cui avevo inviato i testi in lettura, sono riuscita a recuperarne una parte, che poi ho inserito nella raccolta che ho pubblicato con Interno Libri. La nostalgia c’è, perché alcune delle liriche sono nate in piena pandemia. Sono stati anni difficili, abbiamo dovuto affrontare restrizioni, limitare gli incontri, e nei miei versi si avverte lo smarrimento, la rievocazione di un tempo di normalità. Poi ho volutamente fatto un percorso tra i ricordi, il sogno, la memoria, anche per ricordare alcune persone molto significative per il mio percorso umano e letterario.

“Resteranno forse le parole premute sulla carta/più del silenzio indifeso o delle stagioni arrivate/alla chiusura degli argini.”/ C’è tanta memoria nel suo ultimo lavoro, d’altronde la raccolta è un suo tributo alla memoria della giornalista e poetessa Marcella Continanza, ideatrice del Festival Europeo di Francoforte sul Meno. Quali sono gli insegnamenti che le restano di lei? Sì, la memoria è sempre stata al centro delle mie raccolte. La considero un elemento essenziale per ripercorrere momenti, situazioni, esperienze. Ho dedicato la raccolta a Marcella Continanza, perché sentivo di dover lasciare una testimonianza concreta del nostro bellissimo rapporto di stima ed amicizia. Purtroppo non ho fatto in tempo ad incontrarla di persona, ma per anni ci siamo sentite al telefono e le nostre conversazioni lunghissime si nutrivano di poesia, vita, meditazione. Marcella mi spronava a continuare, percepiva forse l’entusiasmo di quando le parlavo delle mie attività, credo riconoscesse il suo stesso amore per la poesia e per il giornalismo. Da lei ho appreso un grande insegnamento: mai vantarsi di ciò che si ottiene, ma lavorare a testa bassa, in silenzio, con discrezione. Mai dare adito a pettegolezzi, ma accettare le critiche, ascoltare i consigli di chi ha più esperienza nel campo. Le sono grata per avermi dato la possibilità di imparare quanto sia importante essere sé stessi, senza pretendere troppo. Terrò sempre a mente le sue parole, il suo profondo attaccamento alla vita, alla fede, agli affetti.

“Un tempo addentavamo pane spensierati/ e gli anni crescevano dentro le ossa come frumento/ d’estate…/” Qual è il quid in lei che avvia il processo creativo? Tutto comincia da un profumo, da un’immagine, da una parola? Bella domanda. Ogni poesia ha una genesi diversa. Dipende dal momento, da ciò che osservo o recupero dalla memoria, da molteplici fattori. Ci sono volte in cui mi lascio guidare da una parola. Intorno ad essa sviluppo immagini e lascio che il verso scorra, fluido, senza dilungarmi eccessivamente. Sono molto legata ai ricordi, quindi quando ripercorro ciò che ho vissuto, rivedo i luoghi, i volti delle persone care, percepisco gli odori, i suoni, i silenzi. Quando la poesia si fa più riflessiva, quasi filosofica, entro in una dimensione in cui cerco di afferrare l’inafferrabile, spingendo gli elementi a entrare in connessione con l’invisibile. Una sfida che mi attrae particolarmente, perché rientra in gioco ciò che diceva Emily Dichinson, ovvero distillare un senso sorprendente da significati ordinari. Arrivarci è qualcosa di faticosissimo, ma lei era immensa. E ci riusciva benissimo.

Chi sono le grandi maestre o i grandi maestri che compongono il suo bagaglio culturale? Non vorrei sembrare ripetitiva, ma non posso che citarla nuovamente. Al vertice metto Emily Dichinson, perché non trovo altro poeta che possa uguagliare la sua originalità. Ovviamente amo anche altri autori, tra cui: Giacomo Leopardi, Giovanni Pascoli, Giuseppe Ungaretti, Umberto Saba, Salvatore Quasimodo, Vittorio Sereni, Sandro Penna, Pier Paolo Pasolini, Alda Merini. Ne citerei molti altri, ma mi limito ad indicare chi ha contribuito a formare il mio stile, accompagnandomi nello studio e nella ricerca.

Chi è Michela Zanarella oltre la scrittura? Sono una donna con i suoi pregi e difetti, profondamente innamorata della vita e dell’amore. Credo di essere cambiata molto da quando scrivo, ho maggiore consapevolezza di cosa posso fare per me e per gli altri, senza oltrepassare i limiti. A 41 anni, sogno moltissimo, ma so che l’esistenza è una prova continua, quindi non mi faccio illusioni, accolgo ciò che viene nel bene e nel male, cercando di essere grata per quanto ricevo quotidianamente. Con me ho la poesia e per questo mi ritengo privilegiata.

Ci regali una poesia da “Recupero dell’essenziale.” Da questo tempo dove la vita si attorciglia
come un’edera che sale sui muri
si farà notte come ogni notte
e sarà un andare incontro alla luna
a colpi di sogno – percorreremo la memoria
delle stelle fino a rivederne l’infanzia.
È ancora estate e diamo un nome diverso ad ogni cosa: le nuvole si chiamano isole
il sole è un pensiero di luce espresso sottovoce,
quasi l’amore
.

Laureata in Scienze politiche presso l’Università Orientale di Napoli, ha pubblicato due raccolte liriche ottenendo vari riconoscimenti dalla critica. Tra le sue pubblicazioni, i libri per ragazzi “Scricchiolino” (che in modo frizzante ma profondo, narra le difficoltà di crescere di un ragazzino) e “Colpire al cuore” (uno spaccato del mondo adolescenziale d’oggi, presentato nel 2013 al Salone Internazionale del Libro di Torino). E’ addetto stampa per l’Italia del “Festival della Poesia Europea di Francoforte sul Meno”. Nel 2016, ha pubblicato L’ombra della luna nuova A’ storia du rre e’ Castiellammare: una finestra sulla vita di provincia e sull’Italia fascista dei primi del Novecento. Il testo è stato presentato a “Casa Menotti” nell’ambito del Festival dei Due Mondi di Spoleto. Ha pubblicato "Noi siamo un passo avanti".