L’8 marzo come occasione, per l’ISIS “G. Fortunato” di Angri, per ricordare, ancora una volta, che la violenza di genere è purtroppo una realtà diffusa, difficile da combattere, e che la strada da percorrere è ancora lunga.
Nello Spazio Donna –Giardino Italia della scuola , si è dato vita a un tavolo di lavoro partecipato dal Dirigente scolastico, Giuseppe Santangelo, dagli allievi delle classi quinte e dall’Associazione Resilienza- Scafati, presieduta dall’avv. Federica Buono, per l’ideazione e la progettazione di diverse soluzioni sul tema. Un’alleanza tra associazioni e scuola che ha l’obiettivo di operare sul territorio in modo continuativo, di costruire ponti con mondi diversi per contrastare la violenza di genere, per consentire occasioni di sensibilizzazione. La violenza contro le donne rappresenta una delle violazioni dei diritti umani più diffuse, persistenti e devastanti che, ancora oggi, spesso, non viene denunciata a causa dell’impunità, del silenzio, della stigmatizzazione e della vergogna che la caratterizzano.
Nella maggior parte dei casi la donna che denuncia risulta essere già stata vittima di pregressi maltrattamenti, taciuti per anni.
I contributi a più voci diventano per questo fondamentali, perché particolarmente efficaci nello sradicare stereotipi e pregiudizi ed attivare la necessaria e urgente trasformazione culturale.
Ho accolto – ha sottolineato l’avv. Buono, confermando tale consapevolezza – con entusiasmo l’invito del Dirigente Santangelo , perché, per educare alla non violenza è necessario lavorare fin dall’adolescenza sulla creazione di relazioni positive e paritarie.
L’esercizio della cooperazione e della condivisione, l’abitudine all’ascolto partecipe, all’empatia, al rispetto, soprattutto se promossi sin dalla tenera età, incentivano lo sviluppo di un clima di accoglienza, prevengono fenomeni di discriminazione ed esclusione e favoriscono la capacità di stare in una relazione in cui la forza personale non si traduce e non si esprime nel dominio sull’altro.
Raccontare, poi, le vittime di femminicidio è come se a queste vittime di desse l’occasione di parlare in prima persona. Soprattutto tra le mura delle case italiane si nasconde una sofferenza silenziosa. Sale alla ribalta delle cronache quando ormai è troppo tardi. Un impegno necessario, quello dell’Associazione Resilienza, da me presieduta, , che dà voce a tutte le donne che non sono state ai patti, pagando con la vita la loro disubbidienza.
Il contrasto alla violenza domestica diviene efficace soprattutto se si riesce a operare sui modelli culturali che sottendono, promuovono, e riproducono disparità di genere nella società.
L’azione di prevenzione deve articolarsi, pertanto, in percorsi educativi, orientati alle giovani generazioni, volti all’esplorazione, all’identificazione e alla messa in discussione dei modelli di relazione convenzionali, degli stereotipi di genere e dei meccanismi socio-culturali di minimizzazione e razionalizzazione della violenza.
Affrontare con adolescenti i temi dell’educazione al rispetto – ha precisato, a sua volta, il Dirigente Scolastico, Giuseppe Santangelo – consente loro di procedere verso una destrutturazione dei ruoli e delle relazioni basate su stereotipi per poter sperimentare modalità di relazione con se stessi e con l’altro basate su criteri di libertà e responsabilità e di costruire una società accogliente, inclusiva e non violenta.
Fin dall’adolescenza si possono creare occasioni di confronto per educare alla non violenza. Il lavoro di sensibilizzazione e prevenzione necessario per il contrasto alla violenza maschile sulle donne e l’educazione a relazioni non violente passa per la possibilità offerta alle nuove generazioni, di riflettere su se stessi e sul rapporto con gli altri. Un altro aspetto fondamentale è poi quello di sviluppare la capacità di costruire relazioni basate sui principi di parità, equità, rispetto, inclusività, nel riconoscimento e valorizzazione delle differenze, così da promuovere una società in cui il libero sviluppo di ciascun individuo avvenga in accordo col perseguimento del bene collettivo.
