TRA TEATRO E CINEMA: INTERVISTA ALL’ATTRICE ALESSANDRA BORGIA

I suoi primi passi da professionista sulle tavole di un palcoscenico, li ha mossi sotto la direzione del rimpianto drammaturgo stabiese Annibale Ruccello che la diresse nello spettacolo teatrale “L’Ereditiera”. Era il 1982 e d’allora l’attrice Alessandra Borgia non si è più fermata. Ma nella sua vita professionale oltre al teatro c’è stata anche la radio, il doppiaggio e il cinema. Nel 2002, diretta dal regista Diego Oliveras, interpretò il film, crudo e potente, “I cinghiali di Portici”, che la vide nei panni della protagonista mentre nel 2020, diretta dalla regista Viviana Calò, è stata la protagonista femminile di “Querido Fidel”. Querido Fidel è stato realizzato con il sostegno del Ministero della Cultura-Direzione Generale Cinema, Regione Campania e Film Commissione Campania e Regione Lazio.

L’INTERVISTA

Teatro, cinema, radio, doppiaggio… Chi è Alessandra Borgia? La mia prima passione è stata la danza che ho praticato fin da bambina e successivamente mi sono interessata sempre di più al teatro. In seguito mi sono avvicinata al mondo della radio, del cinema e della televisione e anche a quello del doppiaggio. Inoltre ho realizzato degli eventi multimediali all’interno degli scavi di Ercolano che sono stati molto apprezzati. Tutto è avvenuto naturalmente come conseguenza del lavoro e della costanza nell’approfondimento della recitazione e quindi delle esperienze acquisite passo dopo passo.
Perché ha scelto di fare l’attrice?
La scelta di far diventare questa grande passione il lavoro della vita, è stata dettata molto semplicemente dalla volontà di avere un luogo dove poter essere “uno, nessuno, centomila” e rimanere me stessa, donna e madre, nella vita di tutti i giorni.
In “Amor nello specchio” lei ha interpretato il ruolo di Bernetta, mentre nel film “ I Cinghiali di Portici” Anna. Come sceglie i ruoli da interpretare? Spesso sono stati i ruoli a scegliere me, arriva un momento in cui si pensa che un determinato ruolo non potrà che essere per me e solo per me, anche se bisogna sempre fare i conti con le esigenze del regista, della produzione e più in generale del mercato. E’ una grandissima soddisfazione artistica quando tutti gli interessi coincidono e si può davvero scegliere un ruolo.
Quali sono gli stratagemmi che utilizza per immedesimarsi nei personaggi che interpreta e arrivare allo spettatore in termini emotivi?

Spesso per interpretare un ruolo lontano da me, cerco di far vivere il personaggio come fosse qualcuno con cui mi relaziono tutto il giorno e man mano che si “concretizza”, ne immagino e ne studio le azioni e le reazioni… spesso me ne stupisco proprio come se accanto a me ci fosse una persona che non conosco e che sto scoprendo con la frequentazione. Così maturano emozioni e sentimenti del personaggio che possano coinvolgere e stupire il pubblico come hanno stupito e coinvolto me. Altre volte interviene la tecnica acquisita con il tempo e con lo studio laddove l’immaginifico non ha prodotto i frutti desiderati e per quanto possa sembrare un artificio, spesso la razionale tecnica produce effetti migliori dell’empatia col personaggio.
Quale attrice di teatro del passato maggiormente fa parte del suo bagaglio professionale? I miei mi chiamavano Francesca Bertini perché ero molto portata per la recitazione del dramma. Personalmente ho amato moltissimo professionalmente Anna Magnani e Monica Vitti come attrici italiane per motivi opposti ma che si completano, ma il mio immaginario da bambina e adolescente che amava il glamour andava oltreoceano. Adoravo Katharine Hepburn, Rita Hayworth, Bette Davis, Ingrid Bergman, Shirley Mac Laine, poi sono arrivate Meryl Streep, Jodie Foster, Jessica Lange… Helen Mirren straordinaria…e poi ancora Emma Thompson e tante altre… Diciamo che il mio riferimento attoriale è stato più il cinema che il teatro e le attrici che avevano la fortuna di essere valorizzate dal grande schermo, cosa che oggi si tenta di riprodurre con la televisione ma che non ha la stessa affascinazione e spesso sembra il riflesso un po’ spento dei fasti del cinema che ha fatto sognare tre generazioni. Anche se bisogna riconoscere il merito alla televisione di aver fatto conoscere ai più attori e attrici che le nuove generazioni non avrebbero mai potuto altrimenti vedere. L’ultima attrice italiana di teatro che ho amato molto è stata Mariangela Melato, ma in teatro ci sono sempre state attrici meravigliose di cui nessuno sa neanche il nome. Purtroppo.
A quale dei suoi spettacoli teatrali è più legata e perché? Lo spettacolo teatrale al quale sono maggiormente legata è senz’altro “Ferdinando” di Annibale Ruccello per tanti motivi. Innanzitutto ho conosciuto Annibale appena 15enne facendo insieme politica culturale e poi ho studiato con lui sempre grazie a lui ho mosso i primi passi nel teatro da professionista con lo spettacolo “L’Ereditiera”. Quando ho potuto recitare la sua Gesualda è stato per me non solo un grande onore, ma anche il trampolino per ruoli importanti. Mi ha dato moltissima visibilità e lo considero ancora oggi uno dei testi più belli della fine del novecento. Inoltre, avendo interpretato Gesualda nella versione televisiva di Bertolucci, rimarrà un documento importante della storia del teatro del dopo Eduardo. Dopo lo spettacolo teatrale “Ferdinando” è stato il lavoro con il regista Antonio Latella che mi ha restituito la bellezza della ricerca teatrale sul linguaggio, sul lavoro del corpo in teatro e sull’armonia di una squadra di attori che lavora per lo stesso obiettivo, cosa che trovo speciale e preziosa nel teatro contemporaneo.
Lei ha lavorato con Eduardo De Filippo. Qual è l’insegnamento più grande che porta con sé dell’immenso drammaturgo napoletano?
Il fatto di aver lavorato quasi contemporaneamente sotto la direzione di Ruccello e di Eduardo De Filippo, mi ha donato un duplice bagaglio: Tradizione e Avanguardia che sono stati fondamentali nella mia crescita professionale e umana. C’è un particolare però: Eduardo portava con sé il bagaglio di tutto il teatro precedente e io mi sento di dire che mi ha insegnato tutto solo con il suo “esserci”: dalla serietà del lavoro, alla gioia del conquistare il pubblico, dalla disciplina del palcoscenico, all’amore verso l’universo teatro che va dalle tavole di legno al pubblico passando per tutta l’umanità che lavora e crea all’interno di questa linea immaginaria. L’ho amato e stimato molto, anche se ero la Piccerella della compagnia, l’unica a cui desse del tu. Il suo “gelo”, non mi ha mai messo in soggezione, ha invece soddisfatto la mia sete di teatro e di esperienza e per questo mi sento oggi molto fortunata. Con i suoi insegnamenti ha ricambiato tutto il mio amore.
Lei è la protagonista femminile del film “Querido Fidel” che ha vinto come miglior film al BIF&ST Bari Intrnational Film Festival 2021. Ci parli del film e in particolare del suo personaggio. Il film Querido Fidel, che speriamo tutti possa concorrere per il David, è una tenera e grottesca commedia familiare ambientata in un periodo storico di grandi cambiamenti sulla scacchiera politica internazionale, periodo in cui la caduta di alcuni ideali che avevano guidato le generazioni post belliche, ha creato un vuoto che il protagonista della storia Emidio (Gianfelice Imparato), complice la moglie Elena (Alessandra Borgia), cercano di riempire raccattandone i cocci. Alla fine gli artifizi messi in atto affinché la favola regga ovviamente cadono, ma come tutte le commedie “amare ma non troppo”, non tutto è perduto. Elena è un personaggio che rappresenta le donne di una generazione che per quanto abbia vissuto i cambiamenti del femminismo, si affranca dal suo esclusivo ruolo di moglie e madre attraverso la lotta del proprio compagno. Non è ancora arrivato il momento della totale autodeterminazione, perciò lei accompagna il marito e lo guida con amore e scaltrezza perché non si allontani troppo dalla realtà. E’ un ruolo dal femminile forte e accogliente che Viviana Calò ha scritto pensando a me, un ruolo che ho amato moltissimo e che spero davvero possa suscitare emozioni ed empatia in tante donne di quella generazione e dei ragazzi che ne riconoscano i tratti nelle proprie madri e nonne.
Il film “Querido Fidel” è stato prodotto e diretto dalla regista napoletana Viviana Calò. Come è stato essere diretta da una regista? Questo film è stato anche scritto da Viviana Calò, che come dicevo ha scritto pensando a degli attori specifici che hanno anche stimolato la creazione dei caratteri salienti dei personaggi. Viviana ha una capacità di essere introspettiva con leggerezza e questo particolare è stato importantissimo per dare alla storia quella vena grottesca ma vera che si trova nella grande commedia italiana capace di raccontare storie umane sulla traccia di grandi temi politici e/o di costume. Inoltre è riuscita ad instaurare sul set un clima di partecipazione collettiva e di affetto verso il progetto e ha diretto gli attori con amorevolezza e determinazione, lasciando spazio alla creatività di ognuno, ma sapendo sempre bene come guidarla. E’ una donna, un’artista e una produttrice di grande carisma.
Progetti per il futuro? Prossimamente su SKY, in maggio, vedremo la commedia di Andrea Porporati ROSANERO, di cui non dico nulla se non che interpreto una nonna molto attiva nella vita della nipotina rimasta senza la mamma e la cui vita sarà stravolta da un evento incredibile e fantasioso che è il motore di tutta la commedia. Sarò in teatro la prossima stagione con lo spettacolo “Bufale e Lioni” dello scrittore catalano Pau Mirò, tradotto da Enrico Ianniello, con la regia Giuseppe Miale di Mauro.

Un foto di scena dello spettacolo teatrale “L’ereditiera”.

Laureata in Scienze politiche presso l’Università Orientale di Napoli, ha pubblicato due raccolte liriche ottenendo vari riconoscimenti dalla critica. Tra le sue pubblicazioni, i libri per ragazzi “Scricchiolino” (che in modo frizzante ma profondo, narra le difficoltà di crescere di un ragazzino) e “Colpire al cuore” (uno spaccato del mondo adolescenziale d’oggi, presentato nel 2013 al Salone Internazionale del Libro di Torino). E’ addetto stampa per l’Italia del “Festival della Poesia Europea di Francoforte sul Meno”. Nel 2016, ha pubblicato L’ombra della luna nuova A’ storia du rre e’ Castiellammare: una finestra sulla vita di provincia e sull’Italia fascista dei primi del Novecento. Il testo è stato presentato a “Casa Menotti” nell’ambito del Festival dei Due Mondi di Spoleto. Ha pubblicato "Noi siamo un passo avanti".