UN DISCO PER I DIRITTI UMANI.

INTERVISTA A STEFANO CORRADINO, GIORNALISTA RAI E MUSICISTA DI TALENTO

E’ riuscito a trasformare i suoi articoli di cronaca in musica. Stefano Corradino, giornalista di RAINEWS 24, ha lanciato una raccolta fondi su GoFoundMe per sostenere il disco “NOTE DI CRONACA”

Il cd è composto da sette canzoni, basate su sette storie di attualità che il giornalista ha raccontato negli ultimi anni nei servizi di RaiNews 24: immigrazione, morti sul lavoro, violenza contro le donne, diritti umani negati, mafie, giornalisti uccisi, il Covid. C’è la storia di Yaya, rifugiato della Costa d’Avorio fuggito dalla guerra e nel viaggio per venire in Italia ha perso moglie e figli e per fortuna si è salvata la piccola Deborah, l’unica figlia che gli è rimasta. Quella di Lisa morta sul lavoro in un tragico incidente, di Federica Angeli e la sua lotta coraggiosa contro le mafie in un dialogo con il figlio sul valore della lotta contro la criminalità. E ancora, c’è la storia della giornalista Rai Ilaria Alpi, uccisa in Somalia mentre cercava la verità sui traffici di armi…

L’INTERVISTA

Lei è un giornalista ma oggi è qui in una veste diversa: come si è avvicinato al mondo della musica? Mio padre cantava e suonava il pianoforte e sono cresciuto con la musica in casa. I miei mi raccontavano che un giorno mentre erano in cucina sentirono qualcuno suonare il piano nel soggiorno. Ero io. Avevo poco più di tre anni e accennavo la melodia delle canzoni che avevano sentito nei 45 giri di casa. Nessuno me lo aveva insegnato. Probabilmente mi era stato trasmesso nel DNA… Negli anni, sempre da autodidatta, ho continuato a suonare. E a cantare. Non ho mai pensato di farla diventare una vera e propria professione. Magari un piano B…

Note di cronaca. Ci parli di questo suo progetto. L’idea era di fondere le mie due passioni principali, quella giornalistica e quella musicale. Da inviato della redazione di Cronaca di RAINEWS in questi 6 anni ho realizzato centinaia di servizi su vari temi. E ogni tanto suonavo. L’”illuminazione” c’è stata lo scorso anno: l’idea di selezionare alcune storie e trasformarle in canzoni. Costretto a casa per quattordici giorni dopo aver raccontato il covid nelle terapie intensive del nord Italia la quarantena mi ha dato il tempo per cominciare a scrivere musica e parole.

Qual è il filo che unisce le varie canzoni presenti nel disco? Sono tutte storie sociali e civili. L’immigrazione, le morti sul lavoro, la violenza contro le donne, le mafie, i giornalisti uccisi… Direi che il filo conduttore sono i diritti umani negati. Ogni canzone riguarda una storia vera, specifica ma sono comunque storie collettive. Perché parliamo di fatti di cronaca che purtroppo riempiono quotidianamente le pagine dei giornali. Per questo ho deciso di devolvere gran parte dei ricavati del disco ad Amnesty International.

C’è un motivo particolare dietro la scelta di pubblicare il disco in vinile? Affettivo sicuramente. Fin da piccolo ho sempre ascoltato i 33 e 45 giri di mio padre che ancora conservo gelosamente. De Andrè, Tenco, Endrigo, Lauzi, De Gregori, Guccini… e poi gli chansonnier francesi… Sono affezionato al vinile e a quella sonorità caldissima anche se non perfetta. Adesso è più un oggetto “cult” che un mezzo diffuso ma resiste al tempo. Sicuramente più delle musicassette, e forse anche dei cd. E poi il vinile non è solo la piastra circolare nera dove si muove la puntina ma anche la sua confezione… Sono particolarmente grato al noto vignettista Mauro Biani per il suo omaggio di un bellissimo disegno che userò per la copertina. E poi dovrò inserire i nomi di tutti coloro che stanno contribuendo con una donazione alla realizzazione del disco. Sono più di 320 al momento sulla piattaforma gofundme https://gofund.me/769dbeec. La raccolta fondi è ancora attiva e il risultato ottenuto fino ad oggi è straordinario. E come ho annunciato inserirò nella parte interna della copertina nomi e cognomi di tutti coloro che hanno reso possibile questo mio progetto.

Come le nuove tecnologie possono aiutarla a promuovere il suo progetto? Saranno sicuramente d’aiuto, anzi sono indispensabili. Il vinile è meraviglioso ma i dischi ormai non si vendono più come un tempo. E’ nello streaming delle piattaforme e attraverso le visualizzazioni dei video che si misura il successo di un prodotto discografico. Fatta questa premessa io non ho ovviamente alcuna ambizione di raggiungere i numeri di una popstar ma solo di far conoscere un progetto che giudico originale e che spero venga ben accolto.

Donne violentate, infanzia violata, vecchi calpestati, l’orrore della guerra… In questo momento terribile e difficile qual è il ruolo della musica? “La musica può rendere gli uomini liberi” diceva Bob Marley. E penso che sia vero. La musica come le altre forme d’arte possono rappresentare un antidoto alla guerra, alla brutalità, all’odio…

Ci dica il titolo di tre canzoni che l’accompagnano nella giornata. Gliene potrei direi 3mila… Ascolto sempre musica diversa. Ma in questo momento ne cito 3. Tanto per restare in tema con il dramma che stiamo vivendo. “Il disertore” interpretato da Ivano Fossati, “Blowin’ in the wind” di Bob Dylan. “La guerra di Piero” di Fabrizio De Andrè…

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Laureata in Scienze politiche presso l’Università Orientale di Napoli, ha pubblicato due raccolte liriche ottenendo vari riconoscimenti dalla critica. Tra le sue pubblicazioni, i libri per ragazzi “Scricchiolino” (che in modo frizzante ma profondo, narra le difficoltà di crescere di un ragazzino) e “Colpire al cuore” (uno spaccato del mondo adolescenziale d’oggi, presentato nel 2013 al Salone Internazionale del Libro di Torino). E’ addetto stampa per l’Italia del “Festival della Poesia Europea di Francoforte sul Meno”. Nel 2016, ha pubblicato L’ombra della luna nuova A’ storia du rre e’ Castiellammare: una finestra sulla vita di provincia e sull’Italia fascista dei primi del Novecento. Il testo è stato presentato a “Casa Menotti” nell’ambito del Festival dei Due Mondi di Spoleto. Ha pubblicato "Noi siamo un passo avanti".