LA MUSICA CHE CREA EMOZIONI: GLI “ARCHETIPO ENSEMBLE.”

Speciale / Spettacolo teatrale “Se ascoltato, il Cuore cura sempre”. Michele Cioffi è ambasciatore della Cultura 2022/2023 per MediaVox Magazine

La musica crea emozioni ed è appunto ciò che fa il gruppo musicale ARCHETIPO ENSEMBLE, formazione di ispirazione acustica, composta da strumenti della tradizione mediterranea. Gli Archetipo sono polistrumentisti, hanno eseguito concerti dal Vaticano al Principato di Monaco, accompagnando sempre un profondo studio delle tradizioni e del testo musicale unito anche alle altre arti.

La parte musicale dello spettacolo teatrale “Se ascoltato, il Cuore cura sempre” è stata affidata proprio agli “Archetipo Ensemble”

MediaVox Magazine ha intervistato Maria Ausilia D’Antona, cantante e mandòla del gruppo.

L’INTERVISTA

Chi sono i componenti del gruppo? Il gruppo è formato da sei musicisti: Sergio Trojse (co-fondatore con me della formazione), Gabriele Falcone alle chitarre, Marilena Serafini al Liuto cantabile, Mara Recalina alle percussioni e altra cantante del gruppo, Alfredo Trojse al basso acustico e la sottoscritta (cantante e mandòla). Il settimo musicista collabora con noi spesso e volentieri ed è un bravissimo compositore e chitarrista jazz, Gianluca Rando.

Vi va di condividere con i lettori di MediaVox Magazine il vostro percorso musicale? Veniamo tutti da storie diverse. Io ho fatto il Conservatorio e mi sono diplomata in pianoforte, poi ho studiato canto e mandolino; Sergio ha studiato mandolino e violino, per poi passare alla chitarra da autodidatta, scelta fatta invece a monte da Gabriele. Marilena ha iniziato a studiare il mandolino con Sergio per poi passare a frequentare il corso al conservatorio di Bergamo. Mara ha approfondito lo studio delle percussioni etniche con Giovanni Imparato e Alfredo dopo aver studiato flauto traverso e poi chitarra è diventato il bassista del gruppo, oltre ad essersi laureato in fonia. Menzione a parte merita Gianluca Rando al quale ci lega una lunga amicizia: Gianluca, tutte le volte che le circostanze lo consentono, collabora con Archetipo portando nell’ensemble la sua grande esperienza jazzistica, oltre al suo sound inconfondibilmente latino. Il gruppo ha iniziato facendo serate per appassionati della Canzone Napoletana, alla quale ci legava proprio l’utilizzo degli strumenti tipici di questo repertorio, oltre che la provenienza della maggior parte dei componenti della formazione (l’unica “infiltrata” ero io). Ma il nostro modo di eseguirla era più essenziale, più attento alle sfumature, puntava già alla sottolineatura della poesia incarnata da versi e musica nel racconto di una città unica nel suo genere e strettamente connessa con l’esternazione delle emozioni. Poi sono arrivate delle occasioni importanti come il seminario-spettacolo voluto dalla facoltà di Lettere dell’Università Federico II (Napoli Nobilissima) per il quale abbiamo lavorato eseguendo, per tutti e nove gli incontri, brani che spaziavano da “Jesce sole” a “Simmo ‘e Napule paisà”, passando per le monografie dei “pilastri” di questo genere poetico e musicale. Abbiamo avuto, inoltre, la possibilità di lavorare con Carmelo Pittari scrittore e giornalista, cultore della Canzone Napoletana e di incontrare personaggi attraverso i quali avevamo costruito il nostro bagaglio culturale, come Roberto Murolo. Da quel momento i concerti ci hanno portati ovunque: nei bellissimi teatri di tradizione del nostro Paese, nelle rassegne musicali di tutta Italia, in RAI sia Radio che TV, in luoghi di interesse storico e paesaggistico e ovunque la nostra musica potesse trovare una cornice idonea. Poi sono arrivate le collaborazioni con gli Istituti di Cultura in Germania e, quindi, i concerti per le comunità Italiane all’Estero. Ricordo con grande emozione i momenti in cui di fronte agli applausi del pubblico tedesco rivolti al nostro gruppo ma, soprattutto, alla Cultura di cui eravamo ambasciatori, i nostri connazionali avevano gli occhi accesi di orgoglio e di soddisfazione per aver mostrato al popolo che li aveva accolti, quali erano le loro radici, la loro identità, la dignità che ti fa tenere alta la testa anche in un momento di necessità.

Da dove traete ispirazione per la vostra musica? Pur vivendo in gran parte nella zona del sud pontino, le nostre radici sono meridionali: siciliane le mie, campane quelle di Sergio, Mara e di Gabriele, Abruzzesi quelle di Marilena. Alfredo ha respirato cultura siciliana e campana pur essendo nato e cresciuto nel Lazio. La mediterraneità ce la portiamo dentro, scolpita nel DNA e, con essa, l’amore per una terra ricca di Bellezza, di Storia e di Cultura. La musica di questi territori può evocare sensazioni così forti da farci vedere e sentire, anche solo con la mente, colori, luci e profumi legati a quei luoghi, soprattutto al Mare. Abbiamo voluto fortemente tramandarla e, in qualche modo, avvicinarla al nostro sentire senza snaturarla ma solo arricchendola con elementi ritmici ed espressivi frutto di acquisizioni musicali più recenti. Per esempio, una cosa che desideravamo fare e abbiamo realizzato, è stata la ricerca delle contaminazioni tra culture musicali diverse che, in ogni brano, andiamo ad enfatizzare. L’Italia ha visto un incontro di culture unico, per varietà, nello scenario mondiale e le tracce di questi passaggi sono stati mattoni per la costruzione della nostra identità di popolo.

Com’è nata la vostra collaborazione con lo scrittore Michele Cioffi che ha scritto la sceneggiatura e il regista Mino Sferra che porterà in teatro “Se ascoltato, il cuore cura Sempre”? Con Michele ci siamo conosciuti a settembre dello scorso anno. Fu lui a contattarci per parlarci del suo libro e del suo desiderio di realizzare delle presentazioni che non fossero solo basate sul racconto del testo. Un libro di aforismi non racconta una storia ma parla al cuore, alle emozioni, spinge a meditare, ad andare oltre il momento presente proiettandoci in una visione più ampia delle cose… La musica era lo strumento perfetto per comunicare tutto questo, cosa che sappiamo bene perché il nostro modo di fare musica ha sempre puntato a coinvolgere, emozionare, unire. Poi, parlando con Michele, abbiamo scoperto la bellissima storia di rinnovamento, di rinascita, che è stata il motore di questo lavoro letterario. Una storia nella quale non è difficile identificarsi perché tutti, prima o poi, dobbiamo fare i conti con delle scelte difficili che spesso contrappongono i sentimenti e la razionalità. Nel caso di Michele, la scelta di mettere gli affetti al primo posto nella scala dei valori personali, è stata vincente perché gli ha permesso di ricostruire un percorso nuovo e più a misura d’Uomo. E’ questo che ci ha colpiti molto: vivere in modo meno disumanizzante si può. Dipende da noi e da quanto siamo disposti a difendere le nostre scelte. Mino Sferra è una persona davvero speciale: dopo i colloqui con Michele, non solo ha subito condiviso lo spirito di questo lavoro ma ha deciso di essere con noi anche sul palco, come attore. E’ stato come essersi ritrovati pur non essendoci mai incontrati prima: accade quando ci si scopre uniti da una comune visione delle cose. Lavorare con lui è un’esperienza davvero unica, sia sul piano professionale che sul piano umano. Stiamo condividendo un’emozione davvero intensa.

Parlateci del vostro ruolo musicale in questa rappresentazione teatrale. A noi tocca un compito molto delicato: siamo la parte evocativa che aggiunge suggestioni ed emozioni alle parole. Non solo i brani sono stati scelti soppesando attentamente l’aderenza al testo teatrale, ma anche il modo di eseguirli passa per una scelta di timbriche ed effetti che vogliono andare a realizzare il coinvolgimento emotivo necessario a questo spettacolo che, in fondo, non parla solo di Michele ma dell’Animo umano.

La musica veicola emozioni. Che cosa vi aspettate da questa partecipazione? Ogni spettacolo, ogni concerto che abbiamo realizzato ha lasciato impronte indelebili in ciascuno di noi per le emozioni che siamo riusciti a suscitare e che il pubblico ci ha restituito filtrate e arricchite dall’esperienza personale di ciascuno. Questo spettacolo nasce proprio con l’intenzione di spingere, chi verrà a vederlo, a guardarsi dentro per scoprire che le fragilità possono diventare punti di forza e che la debolezza ci assale solo se non crediamo davvero in noi stessi. Già il percorso che abbiamo dovuto fare per allestirlo, ha prodotto un lavoro inevitabile su ciascuno di noi, emozionandoci non poco e facendoci crescere. Posso solo lontanamente immaginare quanto amplificato possa essere l’impatto sul pubblico e su ogni singolo spettatore… Certo uno spettacolo non può risolvere i problemi di un mondo sempre più disorientato e preoccupato per un futuro che non appare rassicurante… ma, se soltanto sarà servito a farci recuperare il coraggio di riprendere in mano la nostra vita diventandone registi e non spettatori, se sarà servito a reimpostare la scala dei valori verso l’essere e non l’avere (o peggio l’apparire), avremo messo un mattoncino nella costruzione di un’Umanità migliore.

Avete realizzato concerti sulla Canzone Napoletana, Siciliana, Latino Americana, Portoghese e Romana. Qual è il filo che unisce i vostri progetti musicali? Il filo conduttore è stato proprio il Mare. Quel mare nostrum che è acqua, quindi Vita, che è via di comunicazione quindi scambio, incontro di culture e di popoli. I popoli del Mare hanno molto in comune: dalla curiosità che li ha spinti ad affrontare l’ignoto per scoprire cosa c’è oltre l’orizzonte, alla capacità di accogliere chi arriva sulle proprie sponde stremato da un viaggio, dalla consapevolezza che ogni risultato è frutto di lavoro e sudore, alla generosità per chi non ha neppure il necessario… Il Mare è salato come le lacrime che possono esprimere gioia o dolore, entrambi vissuti come parte della Vita non solo delle singole persone, ma dell’intera comunità, perché i popoli del Mare sanno che da solo non vai da nessuna parte e che la tua sopravvivenza dipende dalla collaborazione di tutti. Il Mare è anche musica: con le onde scandisce dei ritmi, il mondo sottomarino ci insegna l’Armonia attraverso il caleidoscopio di specie diverse che convivono in un equilibrio perfetto, il Mare è emozione e ce lo insegnano le maree che sommergono o scoprono parti di spiaggia, come le emozioni possono coprire o scoprire zone della nostra interiorità. Il Mare è anche quell’elemento che molto bene chiarisce quanto sia fragile la Vita umana di fronte agli eventi e questo ci induce molto bene a capire che la felicità è in ogni attimo del presente, in ogni piccola gioia o nella bellezza di un’alba e bisogna essere pronti a coglierla.

Stiamo vivendo in tempo difficile e terribile. La musica può essere come uno strumento per avvicinare culture diverse? Il tempo attuale sconta l’alterazione di molti equilibri che hanno modificato i nostri comportamenti. Viviamo in agglomerati urbani che non consentono relazioni con gli altri e ci fanno sentire sconosciuti anche per i nostri vicini di casa… La tecnologia ci sta isolando anche all’interno degli stessi nuclei familiari: ognuno è chiuso nel suo mondo fatto di social, di tempo lavorativo dove l’unico obiettivo auspicabile è produrre, fatto di tempo libero da spendere guardando il film o ascoltando la musica che ci piace utilizzando cuffie e il proprio strumento multimediale, escludendo la condivisione delle proprie scelte con gli altri… Si è centrati sul culto di sé stessi, si parla molto e si ascolta poco… confronto pari a zero. E’ una società disumanizzata che non riesce a provare empatia per l’altro, nella quale ognuno pensa di poter combattere, da solo, la propria battaglia ma ne esce frustrato e disilluso. La musica può avere un ruolo fondamentale per riportare su binari più umani le persone. A cominciare dal tornare a condividerla dal vivo per empatizzare e confrontarsi. La musica insegna ad ascoltare e a partecipare, ci insegna a collaborare, a coinvolgere. Penso che se i nostri ragazzi ricevessero l’insegnamento di uno strumento musicale sin dalla prima elementare, avremmo creato i presupposti per una società fatta persone capaci di vivere in Armonia secondo i principi sani di rispetto, collaborazione, aiuto reciproco, regole che sono alla base di qualsiasi esecuzione musicale.

Foto di Egidio Di Stefano

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Laureata in Scienze politiche presso l’Università Orientale di Napoli, ha pubblicato due raccolte liriche ottenendo vari riconoscimenti dalla critica. Tra le sue pubblicazioni, i libri per ragazzi “Scricchiolino” (che in modo frizzante ma profondo, narra le difficoltà di crescere di un ragazzino) e “Colpire al cuore” (uno spaccato del mondo adolescenziale d’oggi, presentato nel 2013 al Salone Internazionale del Libro di Torino). E’ addetto stampa per l’Italia del “Festival della Poesia Europea di Francoforte sul Meno”. Nel 2016, ha pubblicato L’ombra della luna nuova A’ storia du rre e’ Castiellammare: una finestra sulla vita di provincia e sull’Italia fascista dei primi del Novecento. Il testo è stato presentato a “Casa Menotti” nell’ambito del Festival dei Due Mondi di Spoleto. Ha pubblicato "Noi siamo un passo avanti".