Omaggio a Lucio Fulci

Venerdi 13 maggio 2022, MediaVox Magazine ha partecipato a un interessante incontro telematico per omaggiare Lucio Fulci, il grande cineasta italiano scomparso il 13 marzo 1996.


Regista, intellettuale e paroliere di successo, Fulci è stato una figura di spicco del panorama culturale italiano e internazionale. A 25 anni dalla morte, i soci del Distretto Leo 108YA per il Tema Operativo Distrettuale hanno dedicato al grande Maestro del cinema horror una serata di riflessione condivisa, per discutere dell’opera e della biografia di uno degli autori più eclettici e visionari del nostro cinema. Un “terrorista di genere”, come amava anch’egli definirsi, che ha spaziato dai musicarelli agli spaghetti western, dalla commedia al thriller, sino a dedicarsi all’epopea del cinema Horror.
L’incontro è stato moderato da Stefano Pignataro (referente Area Centro del Tema Operativo Distrettuale), che è riuscito a far trasparire sin dai primi minuti del collegamento la sua immensa passione per l’opera di Fulci. Ad arricchire l’incontro le testimonianze del Maestro Fabio Frizzi, musicista e compositore, autore delle più celebri colonne sonore dei film di Lucio Fulci, insieme alla figlia del Maestro, Antonella, regista e studiosa. Grazie ai loro racconti è emerso il ritratto di un uomo colto e raffinato, un grande maestro della citazione che è riuscito a codificare visivamente il linguaggio dell’incubo tramite un’estetica estremamente realistica. Fulci ha fatto scuola a tantissimi altri registi di genere che, a lui, si sono apertamente ispirati. Sulla scia di Maria Bava, ha saputo tracciare una sua strada alternativa, diventando egli stesso fonte di ispirazione per Dario Argento o per Quentin Tarantino.

Lucio Fulci era dotato di una notevole padronanza del racconto. Il nostro obiettivo era quello di arrivare a una zona del cervello e cercare di rimanerci, e questa cosa, lui, la sapeva fare molto bene. All’epoca, Fulci, era già avanti”, ha dichiarato Fabio Frizzi, suo amico dal 1975, anno in cui, insieme, hanno sancito l’inizio di una lunga collaborazione con “I quattro dell’Apocalisse”. Frizzi ha poi aggiunto: “Le sue caratteristiche principali erano la curiosità e l’eclettismo, doti fondamentali in un artista: il suo percorso professionale è stato scandito dalle occasioni”.


Occasioni che, nel corso degli anni ‘60, gli hanno permesso di mettere insieme cast stellari con attori famosissimi. Ma quando negli anni ‘80 il cinema è diventato più chiuso, Fulci ha risentito di un declassamento da parte della critica, che considerava la sua carriera ormai giunta alla fine.
In questo discorso si è inserita Antonella Fulci, che ha svelato il lato critico e perfezionista di suo padre: “Era molto critico ed esigente verso i suoi film e la figura del regista non era mai scissa da quella del padre. In un’ Italia che gli stava stretta, era già più avanti di tutti: non sopportava gli stereotipi e la nostra burocrazia”.


Alla domanda “Quale film consiglierebbe a chi vuole avvicinarsi al cinema di suo padre?”, Antonella non ha dubbi: “Beatrice Cenci (1969), uno dei suoi film più importanti, in cui si riconosce un filo del racconto che farà scuola a Pulp Fiction. Ma anche il giallo “Non si sevizia un paperino” (1972), dove il tema della religione e quello della superstizione diventano un mix assolutamente infernale”.

Laureata in Giornalismo e Cultura editoriale all' Università di Parma nel 2018. Ha collaborato con italianradio.eu come articolista e conduttrice radiofonica di Radio Pizza Olanda, il canale di informazione per gli italiani residenti nei Paesi Bassi. Dopo una breve esperienza formativa negli studi di Radio ART si è trasferita in Svizzera e ha vissuto a Montreux. Appassionata di musica, moda, cinema e tecnologia. Attualmente, lavora per il Consorzio Gruppo Eventi.