“Il sentiero dei lupi” all’ISCHIA FILM FESTIVAL 2022

Intervista al regista Andrea D'Ambrosio

I luoghi, in una storia raccontata al Cinema, non sono una cornice. Sono la sua essenza. I luoghi sono l’anima di un film, la sua identità.

E così ti trovi a scoprire luoghi reali e luoghi del cuore. Ti trovi a conoscere territori abitati o incontaminati che non avevi mai visitato ma, anche, ad esplorare spazi della mente che non sapevi nemmeno esistessero. Ricordi lontani o memorie nuove.

Dell’importanza del settore audiovisivo e delle locations cinematografiche ne parliamo con un regista profondo e talentuoso: Andrea D’Ambrosio. Il suo “Il Sentiero dei Lupi” ha partecipato in concorso alla Sezione “Scenari campani” della 20esima Edizione dell’Ischia Film Festival. Egregiamente ideato ed organizzato da Michelangelo Messina ed Enny Mazzella l’Ischia Film Festival è una kermesse di altissima qualità, famosa ed apprezzata in tutto il mondo per aver lanciato il concetto di Cineturismo.

L’idea del “Il Sentiero dei Lupi” nasce durante il lockdown. Il mondo “civilizzato”, frenetico e distratto, si era fermato; la Natura no, continuava a vivere con i suoi ritmi lenti e sinceri. Andrea D’Ambrosio decide di raccontare il Cilento: una Terra splendida, troppo spesso dimenticata… come una donna bellissima che, però, senza un filo di trucco o tacchi alti, spesso passa inosservata finché non la guardi dritta negli occhi e ti perdi nel suo sorriso.

Con Andrea parliamo di Cinema e di Emozioni, di Luoghi e di Progetti…

L’INTERVISTA

Chi è Andrea D’Ambrosio? Andrea D’ambrosio è un uomo che ha trascorso gran parte della sua vita nelle campagne del Meridione. Nato nel Cilento, un lembo di terra tra montagna e mare. Terra aspra e dura. Terra di contadini e di briganti. Da ragazzino leggevo tanti libri. Molti libri di fantascienza e racconti. Immaginavo storie e personaggi nella mia cameretta di casa e con i miei amici di infanzia. Forse lì veramente è nata la mia vera passione per le storie e per le immagini. Ho iniziato da bambino ad andare al cinema. Nel mio paese c’era un solo cinema che alternava film a luci rosse a film italiani d’autore e film americani di cassetta. Mi immergevo nell’atmosfera della sala a vedere questi film. Da li la curiosità è diventata forte e ho iniziato fin da ragazzo a vedere film dei grandi autori italiani e americani. Li divoravo. E così la mia passione è diventata poi una professione. Andai a Roma a frequentare la scuola di cinema con Peppe De Santis, Ugo Pirro, Carlo Lizzani, Ettore Scola e da li è iniziato il mio percorso.
Dare una definizione di se stessi è sempre difficile, ma credo di essere a metà tra un eterno adolescente e un uomo che guarda avanti. Uno che riesce a guardare il mondo con lo sguardo di un cane.

Quando hai deciso che saresti diventato un regista?Il cinema come linguaggio mi ha sempre incuriosito e appassionato. Ho divorato tantissimi film e libri. Un giorno decisi di prendere la mia valigia di cartone e approdare a Roma a capire un linguaggio. E ho incontrato dei giganti che mi hanno preso tra le braccia e mi hanno fatto capire che mondo meraviglioso è il cinema. Da Peppe De Santis l’indimenticato regista di Riso Amaro e Non c’è pace tra gli ulivi con cui ho trascorso giorni indimenticabili. Sono stato di recente a New York per ricordarlo ed è stata una emozione incredibile. Da lì ho iniziato a fare miei lavori fino ai documentari che sono usciti al cinema come Pesci Combattenti (primo doc uscito nelle sale) a Biutiful Cauntri che vinse oltre 40 premi nel mondo tra cui un Nastro d’Argento. Credo sia lo strumento migliore per raccontare le ferite o le bellezze di un Paese.

Come è nata l’idea di girare “Il sentiero dei lupi”? Il sentiero dei lupi nasce dalla mia esigenza di raccontare la mia Terra. Il Cilento. E anche di raccontare un mondo in estinzione. L’idea mi è nata durante il lockdown quando un giorno con un permesso speciale mi recai in un paese ai piedi del Monte Cervati. Ho visto ed osservato un mondo magico e incontaminato abitato da caprioli, cinghiali e volpi. Sotto una finestra di una casa accovacciato c’era un lupo. Ha sentito il mio odore ed è scappato. Ma prima di andarsene mi ha guardato. E da quello sguardo imperiale e dolce è nata l’idea di questo film. Ho incontrato Marco Galaverni, direttore scientifico del wwf, che da sempre si occupa di lupi ed orsi e da lì insieme ai compagni della Iuppiter e alla Apulia film commission e la Fondazione con il Sud è nato questo film che per me è importante. Perché raccontando l’estinzione del lupo, abbiamo raccontato un mondo in estinzione. Quello dei piccoli paesi dell’entroterra che si stanno spopolando, ma abbiamo trovato e raccontato anche gente che resiste. Residui di una civiltà contadina che ancora esiste e resiste in un mondo di “resistenza”.

C’è un aneddoto carino, accaduto durante le riprese del film, che vuoi condividere con i nostri lettori? Ci sono stati numerosi episodi durante la lavorazione del film. Sicuramente quello più divertente è stato quando Lupetta, un cane che si vede nel film, ha iniziato a dare morsi alle borse del direttore della fotografia e a saltare addosso a tutta la troupe. Una sorta di benvenuto e di accoglienza nel bosco ai piedi del Monte Cervati. Oltre naturalmente alle scalate e ai sentieri impervi che abbiamo percorso. Un giorno pensavamo di aver trovato la tana di un lupo e invece il lupo non c’era. Siamo stati ore ad aspettare.

Che cosa rappresentano i luoghi per un regista? I luoghi sono la parte principale di un racconto cinematografico. Si parte forse proprio dai luoghi e dai personaggi. Sono come gli attori. Devi viverli per raccontarli, sia nel cinema di finzione che nel documentario. Se uno va nei boschi del Cervati o sul sentiero di San Nilo a Massicelle si rende conto di quello che c’è. Ogni dettaglio, ogni porta, ogni pietra diventano parte integrante del racconto. Quando ho girato Due euro l’ora il mio primo lungometraggio, ho girato tantissimi paesi prima di girare. Fino a che in Irpinia ho trovato un paese che era perfetto per la mia storia. Penso ai film di Pasolini ad esempio. Se non ci fossero state le borgate romane, non avrebbe mai girato i suoi film.

Raccontaci la tua esperienza all’Ischia Film Festival? L’Ischia film festival è un festival meraviglioso, oserei dire necessario. Un festival di cinema ricco di contenuti e ricco di atmosfere. Appena arrivi sei catapultato in un mondo quasi da fiaba. E tutto diventa cinema. Un film nel film. Sono stato benissimo. Accolto come se ci conoscessimo da tempo. Ho girato tantissimi festival. Ma quello di Ischia merita di vivere a lungo.

Descrivici Ischia… Ischia è come una bella signora che sta lí, a guardare l’incedere delle onde del mare. Accoglie tutti e ti fa sentire un amico di famiglia.

Progetti futuri? Sto lavorando al mio secondo lungometraggio di finzione. Una storia ambientata a Palermo, nel quartiere Brancaccio. Ancora una volta una storia difficile ispirata ad un fatto di cronaca. Spero si concretizzi presto. E intanto ad agosto nel Cilento partirà la prima edizione del Cilentofest il festival di cinema nelle aree interne. Sono nella direzione artistica insieme ad altri.

Biografia/ ANDREA D’AMBROSIO. Laureato in Cinematografia. E’ stato allievo di Giuseppe De Santis, Carlo Lizzani, Ettore Scola, Florestano Vancini, Ugo Pirro. Ha realizzato diversi documentari in Perù, Marocco e Bolivia per la ONG Progetto mondo mlal. Ha realizzato workshop da docente di arti visive al centro di detenzione minorile Malaspina di Palermo. Una retrospettiva sui suoi lavori è stata organizzata dal 14 al 23 ottobre 2018 in tre università americane. E’ uscito a maggio scorso con Cecchi Gori Entertainment un suo film documentario su Pier Paolo Pasolini “Nel Paese di temporali e di primule” in un cofanetto insieme al libro di Paolo Garofalo “L’Eden di Pasolini”. Il suo ultimo lavoro IL SENTIERO DEI LUPI prodotto da Iuppiter Group, Fondazione con il Sud e Apulia Film commission, è stato in concorso all’Ischia film festival nella sezione SCENARI CAMPANI. Vincitore del Gattopardo della legalità 2021. Premio Giuseppe Fava 2009 per l’impegno civile. Premio Lionello De Felice 2018 per la sua attività professionale. Premio Ettore Scola ad agosto 2019 a Trevico per la sua attività culturale. A San Giorgio del Sannio gli è stato consegnato il Premio Marzani 2019. Regista del film DUE EURO L’ORA, prodotto da ACHAB FILM, in collaborazione con RAI CINEMA e MIBACT con Peppe Servillo, andato in onda su Rai tre, Rai 5 e Rai Movie. Apprezzati e pluripremiati tutti i suoi film, documentari e spot. È impegnato nel mondo dell’associazionismo socio-culturale con il progetto SUD20/40.

Fotografie di Carlo Pane e Maria Funiciello

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Viridiana Myriam Salerno, laureata in Giurisprudenza presso l'Università "Federico II" di Napoli, è Giornalista Professionista (iscritta all'ordine nazionale dei giornalisti, Ordine della Campania, dal 2009). E' anche Avvocato. E’ Direttore Responsabile della Rivista-Web “MediaVox Magazine”, da novembre 2015 I suoi scritti sono pubblicati in numerosi libri, editi da importanti Case editrici. Si occupa del coordinamento di Uffici-Stampa e dell’organizzazione di eventi culturali; ad esempio, è nello Staff organizzativo del Festival internazionale di Cinema “Italian Movie Award” dalla I Edizione. E’ stata accreditata a rilevanti eventi nazionali ed internazionali, come il Festival di Sanremo, il Taormina Film Fest e l'Ischia Film Festival (entrando nello Staff Stampa di quest'ultimo nel 2016).