La storia dell’Italia unita

INTERVISTA A ENRICO FAGNANO

Recentemente è uscito l’ultimo libro di Enrico Fagnano La Storia dell’Italia Unita” (pubblicato e distribuito da Amazon), che racconta ciò che accadde nel Meridione tra il 1860 e il 1900 con particolare riguardo alle conseguenze economiche dell’unificazione, senza però tralasciare altri aspetti come quelli legati al cosiddetto brigantaggio e soprattutto affronta la storia senza retorica e liberandosi dai luoghi comuni. Fagnano sostiene che se l’Italia nel Novecento è diventata uno dei paesi più industrializzati al mondo lo deve al Meridione in quanto le sue ricchezze furono tutte saccheggiate e concentrate nel Nord.
La Storia dell’Italia Unita” è un libro che bisogna leggere con particolare attenzione e chiedersi, quando sarà giunto il momento in cui la Storia dell’Unità d’Italia verrà finalmente riscritta e questo a partire dai testi scolastici.
Enrico Fagnano, attivo sia come autore, sia come organizzatore culturale, ha costituito e diretto le riviste letterarie Brilliancity (1979-86), L’Erba (1986-87) e La parola abitata (1988-93). Redattore di Radio Spazio Popolare, ha collaborato con i quotidiani Il Mattino, Napoli Oggi e Il Roma. Nel 1984 è stato tra i fondatori del gruppo de I Poeti del Gambrinus e nel 1992. Nel 1999 ha costituito l’associazione PARTENOPEversus, che fino al 2005 ha edito l’omonimo foglio e ha realizzato letture e rassegne, mentre nel 2000 ha dato avvio al Laboratorio permanente di poesia, dal 2006. Inoltre ha collaborato con il Teatro Start e con il Teatro Spazio Libero di Vittorio Lucariello, per i quali ha organizzato letture e spettacoli multimediali. Vicepresidente della Società Dante Alighieri di Napoli fino al 2013, attualmente dirige la collana editoriale I sedicesimi ed è presidente dell’associazione culturale La parola abitata, con la quale promuove incontri letterari e cura le attività del Laboratorio permanente di poesia.

L’INTERVISTA

“La storia dell’Italia unita”: presenti il suo ultimo libro ai lettori di Mediavozmagazine e soprattutto ci parli delle sue peculiarità? Il mio libro racconta la storia del Sud Italia dal 1860 ai primissimi anni del Novecento. I fatti, però, sono descritti dal nostro punto di vista e quindi evidenziando gli effetti che ebbero sulla nostra società. E questi effetti, come oramai risulta sempre più evidente, furono pesanti per il popolo meridionale e per l’economia di tutto il Meridione.
Quali sono state le fonti storiche di cui si è avvalso nello scrivere il suo ultimo libro? Innanzi tutto ho utilizzato documenti ufficiali dello Stato Italiano, come i bilanci pubblici, oppure le relazioni delle commissioni parlamentari e degli organi di polizia. In secondo luogo ho utilizzato le testimonianze delle personalità contemporanee agli avvenimenti narrati. I politici, gli economisti e gli studiosi dell’epoca, infatti, sono in grado di rendere con immediatezza il clima di quegli anni, descrivendo i fatti con realismo, come nessuna ricostruzione storica a distanza di tempo potrebbe mai fare.
Perché l’Inghilterra appoggiò il Regno di Sardegna nella sua azione di unificazione dell’Italia? I motivi furono diversi e non si può dire se ce ne sia stato uno realmente prevalente. Innanzi tutto il governo britannico voleva mettere il Piemonte in grado di restituire alla banca londinese dei Rothschild le ingenti somme da questa avute in prestito. Voleva anche, però, la certezza di poter gestire in monopolio l’estrazione dello zolfo in Sicilia, così come voleva più in generale il controllo dell’isola. Infine già da tempo intendeva favorire nel Sud la presenza di uno Stato vicino ai propri interessi, essendo più volte entrato in conflitto con il Regno delle Due Sicilie.
Che cosa intendeva il politico e meridionalista Guido Dorso (1892-1947) affermando che “Il primo atto della tragedia si aprì con l’unificazione del debito pubblico nazionale”? A questa domanda è lo stesso intellettuale avellinese che ci fornisce la risposta in Dittatura Classe politica e Classe Dirigente, nel quale dice: ‘Il Piemonte era il paese più tassato e indebitato d’Europa, con un disavanzo annuo di cinquanta milioni ed un debito pubblico di 640 milioni, quattro volte superiore a quello del Regno di Napoli, e rovesciò sul nuovo Stato questo enorme carico finanziario’. Questo fu il primo, immediato, effetto dell’unificazione, a cui seguì la vendita dei terreni demaniali, la vendita dei terreni ecclesiastici, la legge del 1866 sul corso forzoso, la legge del 1887 sui dazi doganali e tutto il resto.
Che cosa desidera resti ai lettori del suo libro? Vorrei che ai lettori del mio libro rimanesse la consapevolezza dell’enorme sacrificio imposto al Sud dall’Italia unita e a questo argomento, del quale si parla sempre troppo poco, ho dedicato per intero l’ultimo capitolo, che per l’appunto ho chiamato ‘Il debito morale’.
L’identità storica e culturale del Meridione non può prescindere dal suo passato. Quanto è importante conoscere gli eventi più salienti del nostro passato?
Diceva Orwell: ‘Chi controlla il passato, controlla il presente’. La narrazione convenzionale, secondo la quale il Sud è misero e disperato perché questo fa parte del suo destino, avvantaggia il Nord e i suoi grandi gruppi affaristici. Solo acquistando la consapevolezza di ciò che siamo stati, noi Meridionali potremo riconquistare l’orgoglio perduto. E questo inevitabilmente ci spingerà a pretendere ciò che ci spetta come cittadini e come Italiani.
Secondo lei, da dove nasce la questione meridionale? La questione meridionale è una conseguenza del modo distorto in cui è stata realizzata l’Unità. Nel 1860 tra le due parti della Nazione non esistevano grandi differenze e il divario si è creato successivamente in seguito a un ininterrotto trasferimento di risorse dal Mezzogiorno al Nord. A questo proposito dice Gramsci nel decimo dei Quaderni dal carcere: ‘Le masse popolari del Settentrione non capivano che l’unità non era avvenuta su una base di eguaglianza, ma come egemonia del Nord sul Mezzogiorno, cioè che il Nord concretamente era una piovra che si arricchiva alle spese del Sud e che il suo incremento economico-industriale era in rapporto diretto con l’impoverimento dell’economia meridionale’.
Scrittore, redattore, presidente di associazioni culturali, organizzatore di spettacoli multimediali. Chi è Enrico Fagnano? Chi sono io? Bella domanda. Probabilmente sono solo un uomo curioso, alla ricerca sempre di qualcosa, anche se neanche io so di cosa si tratti.
Nel 1984 lei è stato uno dei fondatori del gruppo de I POETI DEL GAMBRINUS e nel 2000 ha dato avvio al Laboratorio Permanente di Poesia. Che cos’è la poesia per lei? La poesia per me è un modo di guardare il mondo e di rapportarsi agli altri. Poesia significa sapersi emozionare e sapersi stupire anche per le piccole cose della vita.
Attualmente dirige la collana editoriale I SEDICESIMI ed è presidente dell’associazione culturale LA PAROLA ABITATA. Che cosa bolle in pentola? Per quanto riguarda l’associazione, dopo alcune piccole iniziative, contiamo di riprendere a pieno la nostra attività di letture, di laboratori e di presentazioni di libri. Per quanto riguarda me, è appena uscito il mio nuovo libro CONTRA CATILINAM, una raccolta di aforismi, versi e brevi racconti, che sto già promuovendo sul web e da settembre presenterò in diverse località.

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Laureata in Scienze politiche presso l’Università Orientale di Napoli, ha pubblicato due raccolte liriche ottenendo vari riconoscimenti dalla critica. Tra le sue pubblicazioni, i libri per ragazzi “Scricchiolino” (che in modo frizzante ma profondo, narra le difficoltà di crescere di un ragazzino) e “Colpire al cuore” (uno spaccato del mondo adolescenziale d’oggi, presentato nel 2013 al Salone Internazionale del Libro di Torino). E’ addetto stampa per l’Italia del “Festival della Poesia Europea di Francoforte sul Meno”. Nel 2016, ha pubblicato L’ombra della luna nuova A’ storia du rre e’ Castiellammare: una finestra sulla vita di provincia e sull’Italia fascista dei primi del Novecento. Il testo è stato presentato a “Casa Menotti” nell’ambito del Festival dei Due Mondi di Spoleto. Ha pubblicato "Noi siamo un passo avanti".