“Troppa Fame” di musica, di sogni e di vita: intervista a Monte

Negli ultimi anni Roma è diventata il centro di gravità di tantissime realtà musicali, che spaziano dall’ indie al pop, dal rock al rap. Ed è proprio qui che muove i suoi primi passi artistici Monte, giovane rapper romano, cresciuto a pane, dischi e cultura hip-hop.
Da alcune settimane, su YouTube, sta spopolando con il videoclip di “Troppa Fame”, primo singolo estratto da ThrowUp Mixtape Vol. 2.

Le riprese e il montaggio di Riccardo Ceci ritraggono Monte in giro per una Roma in bianco e nero, colori che poco hanno a che fare con l’immagine da eterna cartolina venduta ai turisti.
Angoli di periferia, ponti, cancelli. E poi, anonime palazzine abbellite da sprazzi di street art e traffico cittadino. Tutto questo fa da sfondo a un ritmo fluido e a una melodia dal vago sentore rétro, resa ancora più ipnotica dalla voce di Monte, che rappa senza sosta un testo crudo ma reale, scritto di propria mano. Un chiaro manifesto d’intenti, che preannuncia l’arrivo in città (e non solo!) di un bravissimo artista esordiente, che ha davvero “Troppa Fame” di vita e di sogni da realizzare.


L’INTERVISTA

Presentati a tutti coloro che non ti conoscono: chi è Monte? Monte è la parte più vera, intima e sincera del mio essere. È la parte di me che tace in mezzo alla gente e osserva silenziosa tutto ciò che succede intorno, impossessandosene per dare vita all’immaginario che viene trasmesso tramite le liriche dei miei testi. È strano dover spiegare chi o cosa sia Monte, perché alla fine, volente o nolente, Monte sono proprio io. Non a caso è la metà del mio cognome e il soprannome che mi è stato dato da quando ero piccolo. Quindi, direi che non è assolutamente un alter ego (cosa molto frequente nel Rap), ma semplicemente il mio lato più sensibile e schietto, che trova modo di esprimersi solo tramite la musica, tramite monologhi che cercano soluzioni e spiegazioni ai quesiti della vita quotidiana e, perché no, utili anche per nuove domande da porsi. Monte è la mia ombra, il mio costante pensare, che mi segue per ricordarmi che “siamo in due” a vedere e a condividere le strade che se giorno dopo giorno.

Sei un’artista emergente e totalmente indipendente. Quali sono i pro e i contro di chi si affaccia al mondo della musica, oggi, facendo tutto da solo proprio come fai tu? Questo è un argomento molto spinoso per me. Primo, per la mia “ignoranza” in fatto di marketing musicale; secondo, perché essendo indipendente, non ho mai avuto modo di conoscere gli schemi e il business generale che si celano dietro un artista. L’ho sempre visto come un mondo assurdo, enorme e dalle mille sfaccettature che, detto sinceramente, secondo me hanno poco a che fare con l’arte stessa. Infatti, gli artisti non riuscirebbero a cavarsela da soli se non fossero seguiti e supportati costantemente da team di gente preparatissima, che sa come sfruttare economicamente ogni opportunità. Il rischio, però, è di essere schiacciati e snaturati. I vantaggi di essere un artista indipendente sono la libertà di espressione, la scelta personale sulle tempistiche delle uscite e sulle collaborazioni, che spesso vengono fatte in amicizia e con artisti che senti veramente vicino a te. I contro, invece, sono innumerevoli! Siamo tanti, siamo troppi, e quando puoi contare solo sulle tue forze in mezzo a un mare di nuovi artisti e di nuova musica propinata ogni giorno, ti senti già sconfitto in partenza. Soprattutto se sei l’unico a spingere la tua roba, e investi tempo e denaro per cercare spazi dove potrai esibirti. Essere indipendente è un’ arma a doppio taglio: da una parte sei un artista libero, che fa quello che ama e come meglio crede. Dall’altra, però, sei un individuo singolo, che sgomita in mezzo a un mondo sempre più pieno di gente che, come te, cerca di emergere e di farsi notare.

Domanda scomoda: ma l’HipHop e il Rap, in Italia, non erano morti? Sicuramente nessuno può negare che ci sia stata una decadenza dei contenuti e della potenza sociale dell’ hip-hop. E un motivo ci sarà se un rapper come Nas (e non solo lui!) è arrivato a dire che l’hip-hop è morto per colpa dei rapper stessi, che hanno preferito il mero guadagno alla cultura stessa… Ma secondo non lo è. O meglio, io non ho sentito questo “lutto” sulla mia pelle, nonostante sia uno dei punti più discussi nella cultura da tempo, non solo in Italia ma anche oltreoceano. Sarà per la mia giovane età, o sarà perché vengo da una città grande come Roma dove, vuoi o non vuoi, è veramente difficile non trovare il proprio ambiente, il proprio spazio ideale… ma semplicemente c’è gente che non ha mai smesso di tenere viva la realtà hip-hop nella nostra città. E chi lo sa lo apprezza.

C’è qualche rapper italiano che stimi particolarmente e con il quale ti piacerebbe collaborare in futuro? Essendo nato e cresciuto a Roma, sicuramente i miei artisti preferiti sono miei concittadini. Sento molto forte nel Rap questo riconoscersi in artisti che vivono le tue stesse cose. La realtà romana è ciò che mi ha formato sin da ragazzino. Gironzolavo per la città con le cuffiette costantemente a palla, e i versi di alcuni sono diventati, senza neanche accorgermene, le colonne sonore della mia crescita. Penso ai Colle der Fomento, CorVeleno, Brokenspeackers, TruceKlan, Gente de Borgata, Due buoni motivi, Mezzosangue, Barracruda, Kaos, LouX, solo per citarne alcuni. Ovviamente collaborare, o anche solo condividere qualcosa con questi artisti, sarebbe per me una grandissima soddisfazione. Diventa un po’ come il bambino che, una volta cresciuto, incontra i suoi idoli d’infanzia.

Nel Rap è meglio avere un buon testo o un sound pazzesco? Non sono nessuno per dire cosa sia meglio, la musica è libera espressione di sé e ognuno punta a qualcosa di diverso. Io preferisco mille volte peccare un po’ sul Flow ma riuscire a esprimere al meglio ciò che provo, sperando che l’ascoltatore possa riconoscersi o, quanto meno, raggiungere il mio stato emotivo nel momento in cui scrivo un pezzo. Ovviamente, la perfezione sta nel riuscire a fare tutto questo con il migliore flow possibile, una cosa che migliora solo con il tempo. Mi chiedo spesso se qualche ragazzo, da qualche parte, prima o poi, si impallerà per strada con un mio pezzo nelle cuffiette, o semplicemente se ha riconosciuto nel testo qualcosa che pensava di non poter condividere con nessuno al di fuori di se stesso. La cosa che amo del Rap è proprio l’osmosi di momenti e di sensazioni che si pensa di vivere in solitudine, quando invece, molto spesso, ci ritroviamo tutti sulla stessa barca.

Cosa (o chi) ispira i tuoi testi? Nei miei testi rintraccio sempre i sentimenti negativi che mi hanno fatto crescere, ammorbiditi da una speranza, da una voglia di vita che scorre dentro di me. Penso di aver avuto un’ infanzia non invidiabile da molti punti di vista, costituita da perdite e sofferenze pressoché continue e difficili da condividere o da esprimere in presenza di altri. Per questo, sin dalla tenera età, il foglio è diventato il mio miglior amico. Era l’unico ad accettare senza giudicare tutte le mie debolezze, le mie paure, le mie delusioni, i miei dubbi e i miei sentimenti contrastanti. Ma soprattutto, il foglio sa ascoltare, cosa che a noi umani riesce molto difficile. Penso che i miei testi siano figli della vita stessa, del suo continuo turbinio di emozioni e volenterosi di farmi capire che si, si può stare veramente una merda, ma la vita ha sempre una soluzione e una risposta pronta a ogni difficoltà se si vuole trovarla. Almeno spero!

Il tuo ultimo singolo, Troppa Fame, anticipa un progetto al quale stai lavorando già adesso. Puoi svelarci qualcosa di più? “Troppa Fame” è il primo estratto da ThrowUp MIxtape Vol.2 che uscirà a breve. Questo Tape è un proseguimento del Vol.1 ma solo per una questione cronologica. Sarà composto da 8 tracce, compresa “Troppa Fame”, che è già stata pubblicata su YouTube da alcune di settimane. In un futuro non troppo lontano usciranno anche dei progetti “ufficiali”, finalmente, per uscire da questo loop dei mixtape che, a mio avviso, sono super divertenti, ma ti limitano dal punto di vista della visibilità per una mancanza di diritti d’autore sulle basi utilizzate. I tape, però, fanno comunque parte della gavetta di ogni rapper da sempre: è soprattutto un modo per farsi conoscere bypassando tutte le spese che un album ufficiale comporterebbe.

BIOGRAFIA/Federico Montefusco, in arte Monte, nasce a Roma nel 1996. Si avvicina alla musica sin da piccolo, grazie alla madre DJ che lo stimola quotidianamente ad ascolti di ogni tipo. I primi ricordi di un approccio con la musica risalgono al periodo delle medie, quando inizia a crearsi una propria identità come ascoltatore del genere Rap. Da lì comincia a scrivere le prime cose, quasi per gioco. Col tempo la musica diventerà sempre più importante nella sua vita, spingendolo a studiare anche produzione di musica elettronica. Oggi Monte ha all’attivo un mixtape – ThrowUp Mixtape Vol.1 – ma sta già lavorando al secondo volume, in parallelo ad altri progetti che usciranno a breve.
Vive con la speranza che la passione per la musica non lo abbandoni mai, e che gli ricordi sempre per cosa vale la pena darsi davvero da fare.

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Laureata in Giornalismo e Cultura editoriale all' Università di Parma nel 2018. Ha collaborato con italianradio.eu come articolista e conduttrice radiofonica di Radio Pizza Olanda, il canale di informazione per gli italiani residenti nei Paesi Bassi. Dopo una breve esperienza formativa negli studi di Radio ART si è trasferita in Svizzera e ha vissuto a Montreux. Appassionata di musica, moda, cinema e tecnologia. Attualmente, lavora per il Consorzio Gruppo Eventi.