In foto, Marco Urraro e Annamaria Picillo
Avellino letteraria ricorda i 100 anni dalla scomparsa di Enrico Caruso, il grande tenore partenopeo che ha fatto appassionare il mondo intero.
“La vita mi procura parecchie sofferenze. Quelli che non hanno mai provato niente, non possono cantare”: Enrico Caruso
“Quest’opera sulla figura di Enrico Caruso nasce da un vecchio progetto che finalmente si è realizzato. Scriverlo”, confessa l’autore,” è stato emotivamente molto impegnativo, per via di certi aspetti particolarmente dolorosi della vita del tenore”. Questa biografia romanzata, vuole essere un tributo di ammirazione e di stima verso un uomo moderno, avanti coi tempi, che ha rappresentato un fulgido esempio non solo per la sua celebre e incantevole voce, ma soprattutto per la sua gentilezza d’animo, il suo altruismo e la sua prorompente voglia d’amare, perseguendo e indicando un traguardo d’immortalità non solo nell’arte ma anche dello spirito.
Marco Urraro è nato a Napoli nel 1976 e vive a San Martino Valle Caudina nella provincia di Avellino. Per Guida Editori ha già pubblicato Vucchella, un romanzo su Salvatore Di Giacomo. Di Enrico Caruso è appassionato ascoltatore e collezionista dei suoi dischi d’epoca.
Ho iniziato a leggere “Caruso” edizioni Guida, con curiosità e un alternarsi di emozioni e sentimenti. Quando i racconti sono veri e rispecchiano la nostra società sono difficili da dimenticare perché arrivano dritti al cuore. E’ una biografia romanzata che ci racconta le vicissitudini di una storia vera e ripercorre la vita dell’artista fatta di amori, passioni, delusioni, il testo che l’autore Marco Urraro ci porta all’attenzione con una varietà di contenuti, dopo una costante ricerca attraverso fonti dirette e pubblicazioni sul personaggio. E’ un’esperienza narrativa altamente evocativa in quanto tutto si esercita nella memoria, facendo tesoro in ciò che lo ha appassionato per rintracciarvi un senso in modo tale da far trasparire le sue emozioni. l’autore ha ricordato lo stretto rapporto che lo lega al tenore compiendo delle ricerche che lo hanno portato a raccontare la storia narrata nel libro. Insomma un lungo lavoro unito ad una estrema sensibilità divenuto racconto storico restituendo al lettore pagine emozionanti verso uno dei più grandi tenori della storia della musica internazionale. Tra le pagine è possibile vivere le sue giornate, cogliere la sua solitudine i suoi sentimenti, le sue speranze. Nel centenario della scomparsa del grande tenore partenopeo, Villa Amendola ancora una volta è stata lo scenario, nel corso della rassegna “Avellino letteraria”, per celebrarne il ricordo nel quale si è focalizzata la sua vita privata, professionale ed artistica di Enrico Caruso. La serata ha visto la presenza del giornalista della testata “2A News”, Carlo Farina, che nel suo intervento ha ricordato la figura di Enrico Caruso mettendo a confronto l’arte con la narrativa e analizzando il lirismo di Marco Urraro, a cui lo lega una profonda e sincera amicizia. Il dottor Carlo Farina è un professionista che segue tra le sue tante attività culturali anche la pagina della cultura e arte degli eventi del Teatro San Carlo di Napoli e ha curato anche la prefazione del libro. A condurre l’autore nella sua straordinaria esperienza in forma di dialogo, Stefania Marotti, giornalista de “ Il Mattino” di Avellino. A interpretare le note dell’indimenticabile tenore il musicista Luis Di Gennaro, il quale non di poco ha emozionato e appassionato il folto pubblico presente. La grande partecipazione di pubblico registrato alla rassegna e a quanti hanno contribuito alla riuscita, dimostra quanto grande sia il desiderio di stare in compagnia di un buon libro che continua ad offrire momenti di confronto e di riflessione. I temi sociali portati all’attenzione sono tanti e riguardano l’uomo e le sue sofferenze, le sue gioie e le sue speranze. Sono questi gli aspetti che impegnano la nostra mente ed anche il cuore del lettore. Parole che commuovono e spingono l’animo alla tenerezza per farci comprendere che nessun componimento nasce dal vuoto.
