Ha respirato l’aria delle tavole del palcoscenico fin da piccolissima: prima come esile ballerina e poi ha mosso i primi passi come attrice teatrale fino a debuttare nel lontano 1981, lavorando con il grande drammaturgo stabiese Annibale Ruccello. In seguito, ha lavorato con Eduardo De Filippo e successivamente con la compagnia di Luca De Filippo.
Alessandra Borgia è un’attrice passionale che riesce ad instaurare un profondo stato di empatia con il suo pubblico. La forza dei personaggi che ha interpretato e intrepreta, è tutta racchiusa in un gesto, in uno sguardo furtivo.
Ha partecipato a varie rassegne di festival come il “Festival delle Ville Vesuviane”, “Marzo Donna”, “Maggio dei monumenti” , “Mezzanotte nei Parchi”, “Festival Ischia Procida”, “Scenari.”
Da “Gesualda” a “Ferdinando” a “Espiantati” a “Natale in casa Cupiello” a “Gemelli Gemelli” a “Uomo e galantuomo” a “C’è del pianto in queste lacrime”a “Satyricon” fino a “Bufale e Leoni”.

Alessandra Borgia in "Don Giovanni" con Luca De FilippoAlessandra Borgia il 25 novembre 2022 riceverà il Premio Paolo Leonelli per la sezione Teatro in quanto con il suo lavoro ha promosso la cultura e la bellezza dell’identità territoriole della Penisola Sorrentina in Italia e nel Mondo.

Alessandra Borgia e Gianfelice Imparato L’INTERVISTA
Le va di condividere con noi le emozioni per il Premio Paolo Leonelli? ll 25 novembre 2022 riceverò il premio Paolo Leonelli per la sezione teatro e ne sono felicissima, innanzitutto perché è un premio dedicatomi dal territorio dove sono cresciuta e dove mi sono innamorata del teatro, poi perché Paolo Leonelli ha dedicato la sua vita all’arte e allo sport, di conseguenza ai sogni che è fondamentale poter coltivare e poi perché ho scoperto, chiacchierando con l’organizzatrice del premio, l’avvocatessa Nunzia Miele, che da ragazzo faceva parte del gruppo rock: i “BOH”, di cui tanto sentivo parlare da mio zio Vittorio Scialdone che era il cantante della band. Entrambi hanno fatto altro nella vita ma hanno comunque cercato di coltivare i loro sogni facendoli germogliare nelle generazioni a seguire e questo premio ne è testimonianza.
Il teatro è un momento magico che ti aiuta ad entrare in un altro mondo. Che cos’è per Alessandra Borgia il teatro? Il teatro per me è casa…la mia famiglia, i miei amici, il mio mondo! Quello che mi è mancato di più in questi anni bui è stato il contatto con il legno delle tavole, il loro odore, il silenzio del teatro vuoto e il vociare allegro e indaffarato dei tecnici fra le quinte. Io adoro i tecnici teatrali, sono loro a realizzare le nostre fantasie. Gli spettatori entrano in un altro mondo, ma è il mio mondo, il mondo dell’attore.
Quali sono le motivazione che la spingono a calcare le tavole di un palcoscenico? La magia, sicuramente è la leva principale che mi ha spinta al cammino che parte dalle tavole del palcoscenico. Entrare da adolescente in teatro mentre una compagnia prova uno spettacolo e scoprire da dove parte la magia e come il lavoro di tante persone la costruisca giorno per giorno con pazienza, può essere il colpo di fulmine per eccellenza e l’amore più duraturo della vita.
Qual è il tratto peculiare del suo lavoro? Il tratto peculiare del lavoro dell’attore per me è la capacità che abbiamo di costruire con pazienza i personaggi, accoglierli, perché ognuno di loro ci insegna qualcosa e pian piano diventiamo più forti, più consapevoli anche come persone. Il rapporto con il personaggio è uno scambio meraviglioso.
I suoi personaggi sono sempre molto forti: “Rusinella” in “Espiantati” di Autiero, “Gesualda in Ferdinando di Ruccello, “Assunta” in “C’è del pianto in queste lacrime” di Latella. Come avviene il suo lavoro per entrare nei vari personaggi che deve interpretare?
Entrare nel personaggio, come si dice, è un percorso non uguale per tutti gli attori, a me è stato insegnato ad analizzare prima il personaggio ed è la strada che mi è più congeniale. Quando riesco a capire chi è il personaggio a cui dovrò dare vita, mi diventa chiaro il senso delle sue parole e il modo in cui le esprime, così anche la memoria diventa un lavoro più facile, conseguenziale al carattere del personaggio e alle sue azioni drammaturgiche. Ora purtroppo per motivi spesso economici, si chiede all’attore di arrivare al primo giorno di prove con la memoria fatta, il che vuol dire che è una memoria meccanica, senza conoscenza, fallace e mette i bastoni fra le ruote alla comprensione e costruzione del personaggio, che invece cresce e si forma giorno per giorno nella relazione con gli altri personaggi durante le prove.
E invece di quale personaggio che non ha ancora interpretato le piacerebbe vestire i panni? Ad oggi non ho ancora interpretato lady Macbeth, mi piacerebbe moltissimo, così come mi piacerebbe un testo su Lucrezia Borgia, la mia antenata su cui si raccontano molte bugie. Non disdegnerei in verità di interpretare un Agamennone, un re Lear, ruoli maschili da testo ma che mi piacerebbe coniugare al femminile, così come vorrei essere sorpresa da una protagonista nuova, forte e contemporanea. Un’ eroina dei nostri tempi!
Lo spettacolo teatrale a cui è più legata e perché? Gli spettacoli a cui sono molto legata affettivamente e professionalmente sono sicuramente “Espiantati” di Franco Autiero e “Ferdinando” di Ruccello. Entrambi fanno parte della mia crescita sia personale che di attrice ed entrambi mi regalarono il successo che mi piace, quello decretato dal pubblico e dalla critica competente, non mediatico.
Qual è lo stato di salute del teatro italiano? Purtroppo in questo momento il teatro non risponde secondo me ad un rinnovato interesse del pubblico verso lo spettacolo dal vivo. Credo che le produzioni dovrebbero cercare ancora di più di aiutare la drammaturgia contemporanea, forti delle radici tradizionali ormai acquisite e di una crescente presenza di pubblico giovane nelle sale. Purtroppo è anche la legge sul teatro che non consente più alle produzioni di rischiare. Tutto passa dai grandi teatri pubblici o i TRIC (privati ma finanziati dal ministero competente) mentre le piccole realtà produttive e i piccoli spazi che sono stati sempre il volano della ricerca e dell’evoluzione dei linguaggi, non hanno più voce; questo vuol dire rimanere fermi e musealizzare il teatro, andando sempre più verso allestimenti magari eleganti, ma privi di empatia, di immersione nel reale e di risposte alle esigenze della nuova generazione di pubblico.
Sempre per la sezione teatro verrà conferito il Premio Paolo Leonelli alla memoria di Franco Autiero. Ma chi è stato Franco Autiero per lei? Sono molto felice di ricevere il premio Paolo Leonelli insieme al premio alla memoria di Franco Autiero, perché Franco per me ha rappresentato, come dicevo, un momento di crescita professionale e personale e il suo immaginifico, così surreale e postmoderno, mi ha dato la possibilità di scegliere la strada più adatta a me, quella meno facile, quella della ricerca e dell’apertura al teatro che verrà. Dal punto di vista umano, per me Franco era un amico, un confidente, un compagno di bevute, un visionario, un artista sui generis. Credo che ancora non sia stato valorizzato e rappresentato quanto merita.
Qual è l’insegnamento che lei porta nel suo bagaglio professionale di Franco Autiero? Franco mi ha insegnato ad uscire fuori dai significati comuni dati alle parole e quindi dalla musicalità ovvia con cui “diciamo” le parole. Mi ha insegnato a non dare per scontato nulla rispetto alla logica dell’interpretazione, a cercare strade alternative che passano per il suono, per l’immaginifico, a lavorare sul testo come su di una partitura musicale. Un bagaglio che mi è stato e mi è ancora molto utile per non sedermi su schemi recitativi preconfezionati. Amo molto questo autore come ho voluto bene e ho stimato la persona.Sto cercando da 2019 di mettere in scena Polveri Condominiali con lo stabile di Napoli, ma ancora non ci sono riuscita e la cosa mi rattrista molto, ma non demordo, sono una combattente.

Alessandra Borgia in "Espiantati" di Autiero