VALENTINA AUTIERO RACCONTA FRANCO AUTIERO: UNA VITA PER IL TEATRO

L’incontro tra Franco Autiero (Vico Equense (NA) 1945/ 2008) e il teatro avvenne in un momento storico di grande fermento culturale per il territorio campano. Franco Autiero in breve tempo diventò l’emblema di un teatro dinamico e propulsivo di grande fascino intellettuale e vitalità. “Il teatro è penitenza! Che ve credite, che è crociera? Se ve credite che è crociera, vutate ‘e tacchi e dicite: buonasera.” Questa battuta è tratta da “Matomoro” che ben sintetizza il senso del sacrificio e della passione che animano le tavole del palcoscenico. Drammaturgo, scenografo, regista e studioso di teatro. Alla fine degli anni ’70 dà vita all’esperienza culturale della Cooperativa “Il Carro” insieme ad un altro grande del teatro contemporaneo italiano, Annibale Ruccello (Castellammare di Stabia (Na) 1956/ 1986), ovvero il suo “alter ego”, firmandone tutti gli allestimenti scenici. Franco Autiero con il suo lavoro ha contribuito a creare opere teatrali che sono divenute delle colonne portanti della drammaturgia come “FERDINANDO” di Annibale Ruccello.
Nel 1993 con la piéce “Ambo” vince il premio Stabia Ciro Madonna e con “Polveri Condominiali” sempre del 1993, intraprende il percorso drammaturgico a cui seguiranno “Miserabilia” 1993, “Amarmarmaramar” 1994, “Matamoro” 1994, “Ipnopolis” 1994 a cui viene assegnato il premio Speciale “Franco Pacchi”, “Espiantati” 1995, “La trapassata delle trapassate” 1996, “Ambo” 2007 e “L’orologio della Passione” 2007.
L’eredità di Franco Autiero non è solo nell’energia creativa e nella passione travolgente che hanno caratterizzato tutta la sua opera teatrale ma anche nella sua capacità di trasmettere e condividere nuovi orizzonti culturali. Sempre con un punto fisso: l’onestà intellettuale.

Il 25 novembre 2022 a Franco Autiero verrà assegnato un premio speciale per tutto il suo lavoro per il teatro. Ritirerà il premio, consegnato dall’attrice Dora Romano, la figlia di Franco Autiero, Valentina.

L’INTERVISTA A VALENTINA AUTIERO, FIGLIA DI FRANCO AUTIERO

Come si avvicinò al teatro di Franco Autiero? Un incontro casuale con Annibale Ruccello e Lello Guida rappresentò il suo primo approccio al mondo del teatro, da quel momento è stato sempre più presente nella sua vita. Nel ‘78 fondò insieme ad altri giovani la Cooperativa Teatrale “Il Carro”, la prima rappresentazione messa in scena fu “La Cantata dei Pastori” rielaborata da Annibale Ruccello. Da allora si dedicò alla scenografia e successivamente alla scrittura.

Qual è il tratto distintivo dell’opera teatrale di suo padre? La caratteristica della sua scrittura è l’innovativa ricerca del linguaggio, un ironico inseguirsi di suoni e parole, singolare e ricco, pieno di citazioni popolari, di proverbi, di ricordi classici. Un patchwork di idee, di citazioni, di ispirazioni alla base dalla sua libera interpretazione. Sporcare e pulire, comporre e decomporre… questa era la metodologia utilizzata anche per le sue scenografie.

La vita artistica di Franco Autiero si costruì tassello dopo tassello, spettacolo dopo spettacolo: “Polveri condominiali”, “Ambo”, “Miserabilia”, “Matamoro” … ma qual è il lavoro a cui era maggiormente affezionato in quanto sentiva che in esso aveva espresso tutto il suo pensiero? Credo siano state tutte grandi ed intense storie d’amore! Era fortemente legato ad ognuna delle sue opere. Fra tutte però, un coinvolgimento particolare ci fu nella messa in scena dello spettacolo “Espiantati” dove oltre a curarne la regia, si cimentò, per la prima volta, anche nel ruolo di attore.

Una foto di scena di "Espiantati"

Franco Autiero con il suo lavoro ha contribuito a creare opere teatrali che sono divenute delle colonne portanti della drammaturgia come “FERDINANDO” di Annibale Ruccello. Ma come fu accolta in vita l’opera di suo padre? La scenografia di Ferdinando fu un indiscusso successo di cui ancora oggi ne è riconosciuto il valore. Negli anni ‘80 Franco Autiero fu indubbiamente un affermato scenografo, lavorò con innumerevoli artisti calcando i più importanti teatri italiani e non solo. Dagli anni ’90 in poi, si appassiona alla scrittura e ricevendo molti riconoscimenti per la sua scrittura innovativa. Tutte le sue opere sono state rappresentate e hanno avuto seguito anche dopo la sua prematura scomparsa. In particolare, “Ambo” nel ’93 ha vinto il premio Stabia Ciro Madonna e, insieme al testo “Il Sale degli esposti”, ottenne una particolare segnalazione della giuria alla 42° edizione del premio Riccione Ater 1993. Con “Matamoro” nell’autunno 1994 vinse il primo premio alla XXV edizione del Premio Candoni Arta Terme per radio­drammi inediti e nel dicembre dello stesso anno gli viene assegnato il Premio Speciale della Giuria al Concorso Nazionale “Franco Pacchi” di Firenze con il testo teatrale Ipnopolis. Nel 1996 vinse il Premio istituito dalla Fondazione Todaro-Faranda di Bologna per un racconto inedito dal titolo “Il quadrilatero della disperazione”.

Alcune tavole di bozzetti della scenografia “Ferdinando” di Annibale Ruccello

La maggiore dote professionale di Franco Autiero ma anche il suo peggior difetto. E’ molto difficile per me rispondere a questa domanda. Sicuramente la metodologia di approccio, sempre molto appassionata, scrupolosa e attenta è stata una costante di tutti i suoi lavori.

Quest’anno la quinta edizione del Premio Paolo Leonelli ha conferito il premio speciale per il teatro a Franco Autiero per mantenere viva la memoria di ciò che ha rappresentato l’intera opera di suo padre per il mondo del teatro. Ci renda partecipe delle sue emozioni. Sono onorata che il premio Paolo Leonelli abbia segnalato Franco Autiero per un premio speciale. Questo premio rafforza la consapevolezza dell’importanza del suo contributo al mondo del teatro ed è una preziosa occasione per rinnovare il percorso di divulgazione e conoscenza già in corso.

Qual è l’eredità artistica di Franco Autiero? I suoi testi, ancora oggi messi in scena ed oggetto di studio nelle accademie universitarie e teatrali, sono la sua più tangibile eredità artistica.

La vita di suo padre si è consumata sulle tavole del palcoscenico ma condivida con noi un suo momento privato che ci aiuti a meglio capire l’uomo.
Sono cresciuta respirando una invadente aria di teatro. La nostra casa è sempre stata un laboratorio di sperimentazioni, tra segatura e secchi di pittura, ho visto concretamente un pensiero trasformarsi in disegno, il disegno in spazio e lo spazio in emozioni. Ho ascoltato il rumore dei tasti battere sulla tastiera, le storie prendere forma, ho visto sipari aprirsi e gli occhi di mio padre illuminarsi.

Chi era Franco Autiero oltre il teatro?
Parallelamente ai suoi trascorsi nel modo teatrale, il suo interesse culturale di ricercatore e conoscitore del suo territorio, soprattutto legato alla storia dell’arte, fu una caratteristica costante della sua vita. Questa sua intrinseca attitudine al sapere, all’approfondire, si concretizzò in alcuni studi specifici nel settore dell’arte che divulgò su diverse riviste specializzate ed alcune importanti pubblicazioni.

Laureata in Scienze politiche presso l’Università Orientale di Napoli, ha pubblicato due raccolte liriche ottenendo vari riconoscimenti dalla critica. Tra le sue pubblicazioni, i libri per ragazzi “Scricchiolino” (che in modo frizzante ma profondo, narra le difficoltà di crescere di un ragazzino) e “Colpire al cuore” (uno spaccato del mondo adolescenziale d’oggi, presentato nel 2013 al Salone Internazionale del Libro di Torino). E’ addetto stampa per l’Italia del “Festival della Poesia Europea di Francoforte sul Meno”. Nel 2016, ha pubblicato L’ombra della luna nuova A’ storia du rre e’ Castiellammare: una finestra sulla vita di provincia e sull’Italia fascista dei primi del Novecento. Il testo è stato presentato a “Casa Menotti” nell’ambito del Festival dei Due Mondi di Spoleto. Ha pubblicato "Noi siamo un passo avanti".