Standing ovation , il 15 e 16 ottobre, presso il Piccolo Teatro “Franz Muller” di Sarno, per “Letto matrimoniale” (“The Fourposter”), splendida rappresentazione teatrale interpretata da Carmine Pagano e Sonia Fiammetta D’Alessio

Attori, senza dubbio, bravi e intensi.
La commedia, scritta da Jean Artaug, è ambientata interamente nella camera da letto degli Edwards. Racconta trentacinque anni di matrimonio della coppia (tra il 1890 e il 1925), tra amori e tradimenti, sogni e disillusioni. Tra i momenti più importanti vissuti della coppia ci sono la consumazione del matrimonio, la nascita del primo figlio, il successo di Michael come scrittore e le relazioni extraconiugali, il matrimonio della figlia e la decisione di trasferirsi in un altro quartiere per lasciare la casa a una nuova coppia di giovani sposi.
È palesemente un lavoro per attori (quelli bravi) e presso il Teatro Muller la coppia teatrale D’Alessio/Pagano ha sfoderato tutto il suo ampio repertorio recitativo con una gamma di espressività eccezionale. Da vedere soprattutto per capire cosa vuol dire essere attori.

Noi abbiamo incontrato l’attrice , Sonia Fiammetta D’Alessio…
L’INTERVISTA

Ciao Sonia Fiammetta, per noi è un grande piacere condurre questa intervista, che vorremmo iniziare con una domanda classica. Ci parli un po’ di te, chi sei e come è nata la tua attrazione verso il teatro e la recitazione? Alla mia attrazione, o passione, per il teatro non so dare esattamente un’origine in un momento specifico. In qualche modo sono sempre stata attratta da questo mondo e dall’ambiente. Ho sempre cercato , anche nel mio lavoro di insegnante, a scuola, di occuparmene.
Sappiamo della tua costante “ricerca delle cose difficili”. Forse perché il difficile ha sempre uno scalino in più da percorrere? Sì, credo che sia molto calzante. Mi piace mettermi alla prova, con situazioni artistiche diverse, complesse. Questa volta con il teatro d’autore e con un personaggio semplice e complesso al tempo stesso qual è appunto quello di Agnese. Ogni donna ritrova in Agnese un frammento della sua vita, della sua anima. Alla fine siamo tutti complessi e ogni storia è diversa anche nella sua apparente linearità. Quindi sì, mi piace affrontare sempre qualcosa di molto diverso. Questa volta mi sento particolarmente fortunata. Ho interpretato Agnese, un personaggio con cui mi identifico molto.
Il teatro è strumento di verità, come la scrittura, come la poesia. Tu lo sai bene… Anche con il teatro devi scavare. Questo è il senso dell’arte. Devi consentire questo tipo di esperienza. Chi legge una poesia, chi guarda uno spettacolo deve essere investito dall’emozione, guardarsi dentro. Il lavoro attoriale diventa così quasi teatro terapia. E , così, chi è sul palcoscenico deve divenire un facilitatore di emozioni.
Considerato che prosa, poesia, teatro diventano un affresco dove cogliere talenti ed emozioni da offrire al pubblico… In che modo la tua innata predilezione per l’arte influenza il tuo recitare? Diciamo che è qualcosa che vivi un pochino a tutto tondo. Non sai bene dove tutto si incastra, però sai che in un certo modo tutto si influenza, tutto va a collaborare per creare qualcosa, in ogni ambito. È questo un po’ il bello dell’arte, che non è a compartimenti stagni, ma c’è sempre un modo per far comunicare la poesia, il teatro… C’è sempre, nella diversità, un punto di incontro che è bello scoprire.
Scopriamo, ora, “Letto matrimoniale”. È la storia di una vita di coppia. Una vita, quella di coppia, che non si può affrettare né improvvisare. Proprio così. La vita di coppia va costruita come una casa su solide fondamenta di piano in piano. Va preparata come una missione spaziale con misurazioni, distanze e prove. Va articolata come un viaggio intorno al mondo con bagagli e quanto strettamente necessario.
Occorre concordare le tappe e le mete salienti. Concordare è volgere lo sguardo verso lo stesso punto e, anche se uno dei due dovesse rallentare il passo, l’altro sa come muoversi e dove andare per aspettare l’altro e farsi raggiungere perché alla base vi è la concordia, lo stesso cuore, e non un accordo tra due che erano contrapposti.
La vita di coppia, in particolare della coppia coniugale, è, dunque, un progetto e non un programma. Amarsi è accompagnarsi e aspettarsi sino al prossimo ritorno, in ogni situazione, mettere radici profonde e seguire insieme anche i percorsi più impervi, come un albero d’ulivo che si intreccia lungo la sua crescita ma continua a portare frutto nonostante tempeste o siccità. Le fiabe delle storie d’amore con lieto fine cominciano col “c’era”: tempo verbale imperfetto che indica il divenire, le azioni incompiute da realizzare ancora. È il tempo verbale passato più bello perché lascia il tutto indefinito. Tempo di vita che si può far germogliare se ci si crede in due, se si fa in due. È questa la vera generatività.
Il lavoro di Jean Artaug è pregnante di simboli. La rosa di zucchero della torta nuziale, mai assaporata dagli Edwards, diviene il simbolo di una lunga storia di evocazioni, di emozioni. Sí. La rosa diviene, nello spettacolo teatrale, custode di ricordi, emozioni, sentimenti e frammenti di vita vissuta. La rosa riesce, nel suo potere evocativo, a immortalare e rendere eterno un attimo. Al tempo stesso riesce a raccontare la storia di una coppia, di un amore, del tempo che passa, della morte che si avvicina. Riese così a trasmettere ed evocare emozioni, sentimenti e sensazioni molto forti, toccare nel profondo ciascuno di noi, influenzare lo stato d’animo, far rivivere momenti anche molto lontani nel tempo.
Cosa questa rosa di zucchero è riuscita ad evocare in te? Tante cose. In particolare, tra commozione ed emozione, devo confessare che la rosa è riuscita a farmi incontrare mia madre, scomparsa tanti anni fa. Mi sono incontrata con lei , durante lo spettacolo, in una dimensione “oltre”, riuscendo a superare spazio e tempo.
Straordinario!
Straordinaria tu, Sonia Fiammetta!
Foto tratte dalla pagina Facebook di Sonia Fiammetta D’Alessio