La famiglia è la più importante agenzia educativa, la sede principale in cui si rinforza il carattere e si vanno ad assimilare quei comportamenti che consentono di crescere in una più vasta comunità. Solo con l’ingresso alla scuola dell’infanzia il bambino fa i conti con delle regole che vengono impartite per stare insieme agli altri.
È opportuno sapere che ai bambini nulla va imposto o fatto capire a comando e il “fai questo” e “fai quello” non è certamente la strategia migliore per educare.
Educare esclusivamente con i “NO “dà ai bambini l’idea che ogni loro iniziativa/scelta risulti sbagliata. La stessa cosa vale per i “SI”, fa passare il concetto che tutto è lecito
Chiaramente in medio stat virtus e occorre sicuramente trovare una via di mezzo, che veda i genitori sintonizzati sulla stessa lunghezza d’onda tra loro e con i propri figli.
Fin da piccoli è bene abituare i bambini a gestire i comportamenti che sono in divenire e il rapporto con gli altri. Per il rispetto delle regole, insegnare le famose “paroline magiche”(prodromiche a comportamenti educati) per favore, grazie, prego, non dovrebbe risultare difficile se gli adulti di riferimento veicolano tutto questo con l’esempio.
Precisiamo che è altrettanto opportuno non soffocare i bambini di regole. Nella scuola di oggi purtroppo, è venuto meno da qualche tempo il rispetto delle regole da parte degli alunni, delle famiglie (che tante volte entrano a gamba tesa) ed anche degli operatori scolastici; tante volte c’è un modo di porsi per cui il più forte o il più prepotente prevale sull’altro. La scuola non ha bisogno di grandi risorse o di chissà quali progetti per far rispettare regole certe e condivise da tutta la comunità scolastica.
Con la legge del 20 agosto 2019 (n° 92) il Parlamento italiano ha sancito la definitiva introduzione dell’insegnamento dell’educazione civica nella scuola come materia curriculare. Lo scopo se da un lato è quello di approfondire da un punto di vista contenutistico la materia, accrescere le competenze civiche, dall’altro, di favorire un atteggiamento critico al fine di rendere gli studenti e le studentesse capaci di approfondire e prendere una posizione su diversi temi in maniera consapevole. Si comprende allora come il rispetto delle regole, uno strumento importante che le nuove generazioni tante volte ignorano, ossia la “buona educazione” non si compra e non si vende, ma si costruisce all’interno del nucleo familiare e della più vasta comunità sociale. Diventa imperativo categorico, quindi, l’impegno serio e condiviso su questi temi, perché una volta varcata la soglia della propria casa esistono, a scuola come nei diversi delle regole precise da rispettare e chi le viola ne paga le conseguenze. Potrebbero sembrare delle considerazioni ovvie, ma assumono il valore di un vero e proprio investimento per il futuro, che ridà autorevolezza alla famiglia come ad una scuola che da qualche anno hanno perso di credibilità e stanno cadendo a pezzi.
Il superamento dell’imbarbarimento di questo nostro tempo auspicabilmente è pensabile superarlo mettendo l’istruzione come l’educazione al centro dell’economia che muove il Paese