Da spettatrice all’ATP Napoli Cup: il racconto di Diletta D’Errico

Il tennis negli ultimi anni sta riscuotendo sempre più successo nel nostro Paese. I giovani iniziano a seguire le partite, incominciano ad allenarsi seriamente e, soprattutto, i grandi tennisti italiani ed internazionali sono ormai nomi amati quasi al pari dei ben più noti e mediatici calciatori della mitica SerieA di calcio.

Dal 13 fino al 20 novembre, a Torino, si stanno disputando le ATP Finals: il torneo tra i migliori 8 della stagione. Un duello continuo di tecnica e di psicologia, di resistenza e di forza che non sta deludendo gli appassionati e gli addetti ai lavori.

Noi, però, vogliamo tornare a volare a Napoli dove si è tenuto uno spettacolo nello spettacolo: una cornice da sogno per gare emozionanti. L’ATP Napoli Cup, il torneo della serie ATP Tour 250. La nostra Diletta D’Errico c’era e ci ha scritto un racconto sincero della sua esperienza come spettatrice. Un racconto che si legge tutto d’un fiato…

IL RACCONTO

Sono sempre stata un’appassionata di tennis, per questo, quando è stato ufficialmente annunciato che Napoli avrebbe ospitato un prestigioso torneo della serie ATP Tour 250, mi sono subito affrettata ad acquistare i biglietti per le semifinali, pregustando già lo spettacolo a cui avrei assistito, data l’entry list di altissimo livello; ora, a vari giorni dalla sua conclusione, voglio condividere a mente fredda la mia esperienza a chi non è riuscito a godersela in prima persona.

Purtroppo, come sicuramente saprà chi ha seguito le vicende del torneo, già prima del suo inizio, numerose sono state le difficoltà, i contrattempi, ma anche gli errori e le ingenuità commesse dall’organizzazione (come non prevedere che, in un’arena affacciata sul mare, i campi in cemento di sera sarebbero stati impraticabili per i giocatori, a rischio di scivolare e infortunarsi). Nella mia esperienza, però, non ho avvertito nessuno di quei disagi descritti nei giorni precedenti (il torneo è durato una settimana, ma io ho assistito alle partite di sabato 22 ottobre, il penultimo giorno), anzi: l’intera giornata è trascorsa piacevolmente, condita anche dalle vittorie dei due italiani in gara, Matteo Berrettini (entrato in tabellone all’ultimo momento grazie a una wild card) e Lorenzo Musetti, che 24 ore dopo (spoiler alert) avrebbe battuto proprio il compagno di Davis in finale. 

La giornata inizia bene, perché, nonostante il proverbiale traffico di Napoli nel weekend e l’elevata affluenza prevista all’evento (i biglietti per semifinali e finale infatti sono andati rapidamente sold out), non ci è voluto molto tempo né per trovare parcheggio, né per raggiungere a piedi l’arena appositamente costruita alla Rotonda Diaz

Anche la trafila per accedere ai posti, poi, è stata rapida ed efficiente: dopo aver ritirato il braccialetto, che consentiva una rapida identificazione degli aventi diritto a uscire e rientrare in arena durante il corso di tutto l’evento, e scansionato il biglietto, lo staff ci ha aiutato a raggiungere in fretta i nostri posti, quando era in corso la semifinale di doppio che vedeva protagonisti gli italiani Lorenzo Sonego e Andrea Vavassori (acclamati dal pubblico di casa) e la coppia Ivan Dodig / Austin Krajicek (che pochi mesi fa hanno raggiunto la finale al Roland Garros). 

Purtroppo, però, Sonego/Vavassori, nonostante la spinta del pubblico e dopo essere stati in vantaggio di due minibreak al tie break finale, non sono riusciti ad avere la meglio sui loro avversari, che si sono imposti con un punteggio di 11 a 9, e che il giorno dopo avrebbero alzato la coppa dopo aver battuto gli altri due finalisti, gli australiani Matthew Ebden e John Peers

Piccola pausa, e poi ha inizio la prima semifinale di singolare, con il beniamino del pubblico, Matteo Berrettini, in campo contro l’americano Mackenzie McDonald.
I primi ad arrivare ai posti riservati agli accompagnatori dei tennisti sono i genitori di Matteo, seguiti dal suo allenatore, Vincenzo Santopadre

L’inizio, però, è scioccante sia per il tennista italiano, sia per gli spettatori sugli spalti, dato che Berrettini perde subito il servizio e in poco tempo si ritrova sotto di un parziale pesantissimo, 5 giochi a 0, anche a causa di un problema al piede (vesciche, scoprirò dopo) per il quale è necessario un medical time-out.
Per fortuna, grazie anche alla spinta del pubblico, che è riuscito a trovare modi creativi per supportare il suo campione anche giocando sul nome del suo avversario (come il tifoso che ha urlato tra il silenzio generale “Matteo, mangialo ‘sto McDonald” o “Preferiamo la pizza al McDonald”), Berrettini riesce a riprendersi, anche se non a salvare il set, che perde con il punteggio più equilibrato di 6-3. 

Devo ammettere che, vedendo Matteo così in difficoltà soprattutto a causa del problema fisico, ho temuto che non riuscisse a portare a casa il match o che addirittura potesse ritirarsi, ma alla fine, grazie al suo talento e alla sua resistenza, grazie al supporto del suo team (soprattutto la madre, che a ogni punto del figlio annuiva soddisfatta), e probabilmente anche grazie al pubblico che lo ha sostenuto per tutto l’incontro (e che lui stesso, vincendo probabilmente un po’ di timidezza, ha aizzato agitando le braccia verso l’alto), Matteo è riuscito a chiudere l’incontro vincendo i successivi due set, il primo al tie break e il secondo con un parziale di 6-3.

Non è mancato qualche piccolo intoppo, come una delle casse ai lati del campo che ha cominciato a emettere un fastidioso fischio, e che lo stesso Berrettini ha chiesto di spegnere (cosa che è stata fatta solo dopo diversi minuti) o i crampi che hanno assalito McDonald negli ultimi game, o qualche “entusiasmo” di troppo del pubblico, che per appoggiare il tennista locale ha applaudito anche quando sarebbe stato più opportuno non farlo (a doppi falli o errori gratuiti dell’americano, per esempio), ma in generale, è stata una bella partita in tutta la sua durata (circa due ore e mezza, davvero molto per un match da due set su tre).  

Per un Berrettini che esce, un Musetti che entra: Lorenzo, forse il più talentuoso e creativo dei giovani tennisti italiani, deve vedersela con il serbo Miomir Kecmanović. Devo ammettere che mi sono approcciata a questo match con un po’ di delusione, perché, nutrendo un’innata simpatia per i tennisti spagnoli (da Nadal ad Alcaraz), speravo che l’avversario di Musetti sarebbe stato la prima testa di serie del torneo, Pablo Carreño Busta, che però il giorno prima era stato battuto in due set proprio dal serbo. Poco male, perché il giocatore di Carrara, con il suo talento, riesce a cancellare qualsiasi malumore: in poco più di un’ora domina l’avversario con vincenti, ace, palle corte, e, soprattutto, con il suo formidabile rovescio a una mano, che incanta il pubblico; il signore seduto accanto a me, per esempio, dopo l’ennesimo colpo spettacolare di Musetti, non riesce a trattenersi, e urla: “Lorenzo, hai il rovescio di Roger!” (Federer, ovviamente – forse un po’ esagerato, ma comunque rende l’idea della meraviglia che ha riempito gli occhi del pubblico per tutto il match). 

Tra il primo e il secondo set, la telecamera inquadra vari tifosi sugli spalti, fino a soffermarsi sul primo piano di un uomo dai capelli bianchi, seduto a ridosso del campo nei posti riservati: è Nicola Pietrangeli, leggenda del tennis italiano. Il pubblico lo riconosce immediatamente e lo acclama, facendo commuovere il grande campione che ringrazia emozionatissimo per l’affetto ricevuto.  

La partita prosegue così com’era iniziata, e, purtroppo per Kecmanović, per lui non c’è scampo: Musetti riesce a portarsi a casa l’incontro per 6-3 6-4, accompagnato dalla standing ovation del pubblico e del suo allenatore, Simone Tartarini

In conclusione, è stata una giornata davvero memorabile per tutti gli appassionati di tennis, un’esperienza che consiglio a tutti e che spero di poter ripetere il prossimo anno: purtroppo, però, la licenza concessa a Napoli per l’organizzazione del torneo era valida solo per un anno, ed è possibile che, a causa delle criticità emerse prima e durante il torneo, l’ATP non voglia concedere una seconda chance alla città e all’organizzazione che, però, potrebbe imparare dai suoi sbagli e sfruttarli per allestire un evento migliore la prossima volta. Speriamo bene. 

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Diplomata al Liceo Classico, coltiva la sua più grande passione, lo storytelling, scrivendo, girando spot e cortometraggi, e collaborando all'organizzazione di eventi cinematografici come l'Italian Movie Award, per il quale è responsabile Masterclass dal 2015. Adora i gatti, i film Disney ed è tifosissima del Napoli.