Giuseppe Spera: il ragazzo, l’insegnante, l’uomo

Si è conclusa con un vero e proprio successo, per affluenza e contenuti trattati, l’evento-ricordo dedicato a Giuseppe Spera, docente della Scuola “Guido Baccelli” e uomo di straordinaria caratura morale, il quale ha raccontato, nelle pagine del suo diario, gli orrori e le speranze della seconda Guerra mondiale nel suo libro “L’anno 1943 nella valle del Sarno”.

L’evento, inserito nella cornice della IX edizione di Libriamoci 2022 – “Se leggi sei forte”, è nato grazie alla collaborazione dell’IC “De Amicis Baccelli” in collaborazione con Associazione Nuova Officina Onlus e Associazione L’Alternativa – Cooperativa Sociale e con il patrocinio del Comune di Sarno. Con la moderazione a cura di Cleopatra Mutinta Chibomba, hanno preso parola e ispirato giovani (e meno giovani) menti: Clotilde Manzo (D.S. IC “De Amicis Baccelli); Vincenzo Salerno (docente di Critica della Storia Letteraria); Alfredo Scavone (Associazione Nuova Officina Onlus); Matteo Borrelli (Associazione L’Alternativa – Cooperativa Sociale); Eutilia Viscardi (assessore Comune di Sarno); Carlo Mario Musilli (presidente del Cenacolo di Cervaro); Gaetano de Angelis Curtis (dir. scientifico del Museo Historiale di Cassino); Coro InVoice; Michele Mancusi (D.S. a riposo); Filomena Barba (docente a riposo); Alba Annunziata (docente Baccelli ed ex alunna del prof. Spera).

Il leitmotiv dell’evento ha unito studenti, corpo docenti, dirigenti scolastici e testimoni della carismatica figura del prof. Spera che si è prodigato per oltre 40 anni nella nobile arte dell’insegnamento. Un insegnamento pragmatico, volto al miglioramento dello status sociale e al riscatto personale: in un’epoca di forte disillusione e in piena depressione post-guerra, il messaggio di Giuseppe Spera è fatto di speranza. Una speranza da cui attingere forza per elevarsi da una condizione (apparente) di immutabile povertà materiale e culturale.

Al contrario dei vinti di Verga, l’ambizione verso una vita migliore nel ruolo dell’insegnamento del prof. Spera è deontologicamente, eticamente e socialmente sana: studiare per migliorare la propria condizione significa essere armati ad affrontare la vita, con le sue difficoltà, nel rispetto del prossimo e con un’attitudine proclive al “rimboccarsi le maniche”, per la famiglia come per la comunità.

Come affrontare le sfide del vecchio e del nuovo secolo, in cui ragazzi ed adulti si trovano a muoversi in un territorio mutevole e spesso insidioso? Il libro diventa l’arma definitiva, perché “Se leggi sei forte”. Una forza travolgente che contrasta letteralmente con le nostre origini biologiche, ma anche con concetti più “recenti” – in termini di storia intera del genere umano. Non si parla di una forza fisica o di potere, un ubi maior minor cessat: essere più forti comprende implicitamente la capacità di aiutare il prossimo. Leggere per diventare più forti e vigorosi nell’animo, e tendere una mano a chi ha bisogno di noi, per la famiglia così come per la comunità. Non è un caso che gli alunni di seconda abbiano letto stralci del diario del prof. Spera agli alunni di prima: leggendo si diventa più forti, insieme.

Sia per la caratura dell’uomo e insegnante prof. Giuseppe Spera, sia per gli argomenti trattati, non stupisce quindi l’enorme affluenza all’evento, che ha visto quattro generazioni confrontarsi su temi difficili e sempre attuali come la guerra, la ricerca del lavoro, la cultura, il rapporto docenti-insegnanti.

Le testimonianze degli ospiti che hanno avuto la fortuna e il piacere di conoscere il prof. Spera in vita hanno dipinto il ritratto di un uomo che ha dedicato una vita intera a migliorare la condizione dei propri studenti, fornendo gli strumenti necessari per affermarsi nel mondo del lavoro, ma non solo. Con la sua vasta cultura enciclopedica e i suoi modi, o’ Professor Spera ha saputo ispirare docenti ed alunni, creando una fitta rete di rapporti che gli hanno permesso di poter espandere ulteriormente la sua missione, seminando alacremente e senza sosta i semi della cultura, dell’empatia, del rispetto reciproco, del dono. Neanche la pensione l’ha fermato, continuando imperterrito a dare supporto al plesso scolastico che l’ha accolto per anni, mentre decideva di mettere per iscritto la testimonianza di un momento terribile nel passato dell’agro nocerino-sarnese, ed in particolare per la città di Sarno. Un docu-diario che il professore ha voluto dedicare ai giovani “affinché non dimentichino”, e ai più grandi “per poter ricordare e tramandare”.

In tempi incerti come questi, dopo mesi di notizie di guerra e inenarrabili atrocità commesse ad un tiro di schioppo dall’Italia, la lettura è un’arma e un conforto per evitare di commettere gli stessi errori del passato. D’altronde lo diceva già il filosofo Edmund Burke oltre 300 anni fa: “Chi non conosce la storia è condannato a ripeterla”.


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Impegnata nel mondo dell'associazionismo e del volontariato, (auto)ironica al punto giusto... ama viaggiare con la fantasia ed in moto (ogni tanto dovrebbe vietarsi di non vietarsi nulla) ed è tutto il contrario di tutto!!!