Raggiungo Angela Procaccini al telefono, in una giornata particolare per lei e la sua famiglia per dare una parola di conforto in occasione del compleanno della figlia Simonetta, che oggi avrebbe compiuto cinquantadue anni, barbaramente assassinata il 29 maggio 1982.

Con la sua voce flebile ma mai marcata da parole di odio verso gli assassini si lascia andare a dei pensieri come sempre profondi destinati agli adolescenti, ai giovani. “Ormai da molti anni ho compreso l’importanza di parlare con i ragazzi, ne incontro moltissimi di molte città, dal Nord al Sud, per dialogare con loro di mia figlia di 11 anni, Simonetta Lamberti, vittima innocente di un attentato camorristico teso al padre magistrato.
Sono giovani spesso stanchi, giovani annoiati o frenetici, ragazzi dimenticati, ragazzi solitari, ragazzi arrabbiati e sempre, quasi miracolosamente, dall’indifferenza iniziale nei miei confronti, piano piano qualcosa si risveglia in loro, ascoltandomi. Cominciano un po’ alla volta a guardarmi con maggiore attenzione, a seguire le mie parole con interesse più vivo, a trascurare il libro che hanno portato con sé e a fissare me, questa mamma “indomita”, e l’immagine di Simonetta che sempre porto da fargli vedere. È l’immagine che da ormai da anni scorre nell’Aula Magna di tanti Istituti e si riverbera nelle menti e nei cuori dei ragazzi. E, sempre, questa immagine colpisce come un’icona, come una testimonianza, come un simbolo. Parlano di Lei i capelli lunghi e lucidi di sole, parlano i suoi occhi di schegge gialle sull’iride verde, parla il suo vestitino a quadretti bianchi e celesti, semplice e ridente, parla il suo sorriso sereno, aperto, fiducioso e fidato. Parla la Sua innocenza e la Sua serenità, quale si avverte evidente, quasi prorompente, la voglia di vivere di questa Creatura che ha disseminato gioia nel breve percorso di vita. Capisco allora perché uno dei suoi assassini non sia riuscito a superare lo strazio del rimorso. Troppo difficile continuare a dormire, mentre gli occhi e la bocca di Lei continuano a sorriderti e a parlarti di gioia di vivere e ti ricordano il misfatto commesso. Troppo complicato continuare una vita di violenza e di malvagità, quando si è seminata la morte fisica a Lei e quella morale alla famiglia. Ma poi continuo, e supero il momento di dubbio, dicendo ai ragazzi che incontro che io ci sono riuscita perché mi sono affidata a due grandi motivazioni: l’Amore per il prossimo, per i bambini e i ragazzi che hanno riempito la mia vita di lavoro, in particolare per quelli più difficili e provati, e la Memoria, che mantiene viva Simonetta Lamberti nelle coscienze di tanti ragazzi, che poi diventeranno adulti responsabili. Scrive Emily Dickinson: ‘Chi è amato non conosce morte. Perché l’Amore è immortalità, sostanza divina‘. Così un istante doloroso e terribile, quello del 29 maggio 1982, assunto ad eterno presente, è diventato un messaggio di positività.”
Una vera e propria testimonianza per i giovani, quasi un invito a seminare fratellanza, a rendere un mondo sempre più pacifico e fraterno attraversato da venti di guerra. Ed anche questo che Angela ha voluto dire anche nel suo libro Il silenzio degli adolescenti dedicato ai giovani, dove l’equazione adolescenti/innocenti si contrappone alle forze oscure del rumore e del silenzio che muovono l’adolescenza. Il pensiero sempre ricorrente è per sua figlia Simonetta che è raccontata e si staglia attraverso i vari personaggi Mimmo, Fatima, Sibilla, Gianni e tanti altri che incarnano attraverso profumi, colori, luoghi, tratti storie, il vuoto interiore di una madre che lacera dopo la morte di una figlia.
La nuova sfida è di essere raccoglitori di futuro che impone di scegliere e da che parte stare e di reagire con nuovi sogni di fraternità che non si limitino alle parole. C’è bisogno di gesti concreti come quelli di Angela che porta avanti nel quotidiano nel nome della figlia da quarant’anni la speranza in qualcosa di nuovo che possa lenire in qualche modo un dolore sempre presente.
