“Creature da Palcoscenico” è il nuovo libro di Maria Grazia Cataldi, pubblicato e distribuito da Editoriale Scientifica Napoli, pag 464, anno di pubblicazione 2022.
Il saggio parte dalla drammaturgia greca, modello archetipo del teatro occidentale, con la sua galleria di ritratti rappresentativi del complesso universo femminile, interpretati però, paradossalmente, soltanto da uomini e successivamente si concentra sul teatro italiano quando nel Cinquecento il divieto per le donne di recitare comincia a vacillare soltanto nel Cinquecento e nasce la figura dell’attrice, che deve anche saper cantare e ballare e, spesso, avere attitudini letterarie.
L’INTERVISTA
Quale è stata la genesi del saggio? L’idea, in verità, parte da lontano. Nel 2009, in occasione della Giornata della Donna, quale Presidente del Teatro “Carlo Gesualdo” di Avellino fui invitata a partecipare a un Incontro pubblico per trattare, nello specifico, il tema <>. Avviai, così, una ricerca sommaria nell’ambito della storia del teatro al fine di tracciarvi un percorso della presenza femminile, dal suo primo apparire, nel Cinquecento, fino al secolo scorso, quando nasce il teatro contemporaneo. In realtà, quell’ intervento, necessariamente limitato, più che altro una panoramica sull’argomento, svelandomi un mondo straordinariamente ricco di figure femminili, distintesi nei diversi generi teatrali e spesso in primo piano, ha poi stimolato in me la curiosità e il desiderio di ampliarne e approfondirne lo studio.
Perché ha sentito l’esigenza di ripercorrere la storia del teatro concentrando la sua attenzione sulla presenza delle donne in palcoscenico? Direi che a portarmici, in maniera piuttosto spontanea, peraltro, è stata la mia passione per la ricerca storica e bibliografico-documentaria, unita all’interesse per le tematiche di genere. Quello studio nato quasi per caso, per un evento occasionale, di fatto veniva a confermare alcune mie convinzioni rispetto ad una pretesa subalternità, se non proprio assenza, delle donne nei processi evolutivi sociali e culturali; e non c’è dubbio che il teatro, al pari della letteratura e delle arti, rappresenti uno degli aspetti più complessi e appariscenti dell’attività culturale. Il saggio che ne è scaturito è, in fondo, un ripercorrere la storia del teatro, ma anche della società e della cultura, proprio attraverso la presenza femminile, sempre più determinante e significativa sulle scene via via che la donna va acquisendo una maggiore emancipazione rispetto a schemi e modelli tradizionali, per lei penalizzanti e limitativi. In questo libro ho voluto, insomma, far venire alla luce nomi e figure di artiste che hanno contribuito, spesso anche sommessamente, con la propria presenza all’evoluzione dell’arte teatrale, intercettando per tempo e assecondando i cambiamenti sociali e culturali intorno a loro.
Perché possiamo considerare Brigida Bianchi una figura di rilievo del teatro del Seicento? La figura dell’attrice, come si sa, compare nella seconda metà del Cinquecento e ben presto diventa un elemento rilevante all’interno delle Compagnie, crescendo anche numericamente. Il successo, quando si riusciva a raggiungerlo, non era sempre costante e duraturo, richiedendo non soltanto una buona dose di moderazione, ma anche particolari doti artistiche, capaci di vincere la concorrenza e mantenere intatto il consenso del pubblico. Non tutte, insomma, riuscivano a rimanere a lungo attive. Un’eccezione si può considerare proprio Brigida Bianchi, che per tutta la durata della sua lunga esistenza si distinse come attrice, cantante, autrice di componimenti poetici e testi drammatici, ispirati ad opere spagnole. Quando, ormai anziana, maturò la decisione di ritirarsi dalle scene, concentrò tutta la sua attività all’interno della brillante vita sociale e culturale parigina, animando i salotti intellettuali e la corte francese, che l’apprezzava molto. Seppe, insomma, conciliare, con spirito moderno, la propria vita artistica con interessi più ampiamente culturali.
Quale è il messaggio del suo testo e che cosa si augura resti di “Creature da palcoscenico” alle lettrici/ai lettori? Se proprio vogliamo cercare un messaggio nel mio libro, credo che possa essere quello di leggere sempre tra le righe della storia quello che vi è di sottinteso, magari poco visibile e, tuttavia, anch’esso determinante. In questo caso, il teatro, visto attraverso la presenza femminile, diventa il punto di osservazione ideale per verificare i cambiamenti culturali, la nascita di nuove sensibilità, l’acquisizione progressiva del senso della modernità. Ecco, è questo il concetto principale che vorrei fosse recepito, insieme, naturalmente, a una visione culturale del femminismo, inteso come riscoperta di ruoli e valori femminili fuori da pregiudizi e da schemi tradizionali, non più accettabili.
A chi principalmente è diretto il suo testo? Intanto mi piacerebbe che arrivasse alle tante donne impegnate nel mondo dello spettacolo, alle quali, peraltro, il libro è dedicato: constatare come, nel passato, la presenza femminile nel teatro si sia andata evolvendo di pari passo con l’emancipazione sociale e culturale della donna sicuramente può contribuire a far loro comprendere meglio anche il proprio ruolo nel presente. Poi, naturalmente, a chi ha curiosità di scoprire un mondo semisconosciuto, eppure affascinante; a chi già lo conosce, per ripercorrerlo, traendo magari spunto per ulteriori approfondimenti. E mi piacerebbe anche che circolasse negli ambienti scolastici e universitari, nell’ambito di studi umanistici e artistico-teatrali. Ma, ovviamente, non è riservato soltanto alle donne.
Si può definire il teatro come lo specchio della società. Allora chi furono le attrici che portarono sulle tavole del palcoscenico il complesso universo femminile con la nascita di nuove sensibilità e con tutto il suo carico di drammi e inquietudini? Perché Eleonora Duse può essere considerata la fautrice del teatro contemporaneo? Probabilmente ognuna di quelle artiste che hanno lasciato qualche traccia del loro passaggio sulle tavole dei palcoscenici ha comunque segnato una tappa importante nella storia del teatro. Penso alla prima attrice riconosciuta come tale, Isabella Andreini, protagonista assoluta della Commedia dell’Arte nel Cinquecento e poetessa; ad Anna Fiorilli, che seppe affrontare i mutamenti politici d’inizio Ottocento rinnovando i repertori della propria compagnia e proponendosi come interprete ideale delle opere di giovani tragediografi come Foscolo e Alfieri; ad Adelaide Ristori, la quale, forte del largo consenso ottenuto sui palcoscenici, in Italia e all’estero, scelse convintamente di operare a margine della politica cavouriana; a Giacinta Pezzana, che visse in prima persona la partecipazione ad alcune battaglie delle donne, tanto da diventare per tutti l’attrice dell’emancipazionismo. Ma indubbiamente l’artista che maggiormente rispecchia la crisi della società d’inizio Novecento, nella quale diventa centrale la figura femminile, con tutti i suoi dubbi, le sue insoddisfazioni, le sue nevrosi, è Eleonora Duse. Non è un caso, infatti, che il suo temperamento passionale e la sua complessa personalità la portarono, prima di tutte, a interpretare, con grande partecipazione emotiva, le protagoniste dei drammi ibseniani, intimamente travagliate, ribelli nei confronti di modelli sociali e familiari fortemente limitativi, rappresentative dei disagi e delle contraddizioni della società contemporanea. È con lei, quindi, che si definisce la rottura col teatro “grandattoriale” tradizionale e si recepiscono i primi segnali di un diverso orientamento della scrittura teatrale verso la modernità: sarà lei il modello di recitazione dal quale partire e da quel momento non si tornerà più indietro.
Chi è Maria Grazia Cataldi oltre la scrittura? Ho svolto tutta la mia attività lavorativa come funzionaria del Ministero Beni Culturali e Ambientali, promuovendo e realizzando Convegni, Mostre con relativi Cataloghi, iniziative di vario genere volte a far conoscere il patrimonio culturale del territorio di competenza, anche attraverso documentari televisivi e articoli giornalistici. La passione per la ricerca storica e bibliografico-documentaria si è poi arricchita dell’interesse per le figure femminili del passato, che mi ha portato a curare la biografia di Maria de Cardona, contessa di Avellino nel Cinquecento, e a pubblicare il libro “Storia di un feudo. Storie di donne”, che tratta di tre nobildonne (Caterina Filangieri, Maria del Cardona, Antonia Spinola Caracciolo), le quali in epoche diverse hanno governato di fatto il feudo di Avellino. Nel 2004 sono stata nominata membro del C.d.A. del Teatro Comunale “Carlo Gesualdo” di Avellino, del quale sono stata poi Presidente dal 2007 al 2010. Una vita molto intensa, dunque, sempre finalizzata ad approfondire i valori e i concetti fondamentali della cultura, intesa nel senso più ampio del termine.
