Ciao, Sinisa!

Intervista ad Emilio De Leo, stretto collaboratore per anni di Sinisa,soprannominato il tattico di Mihajlovic

Ti ricordi quella strada, eravamo io e te, e la gente che correva ,tutto quello che voglio… è solamente Amore ed unità per noi che meritiamo un’alta vita, più giusta e libera se vuoi…

Nata sotto il segno dei pesci scritta da Antonello Venditti per mille motivi potrebbe essere la canzone di Sinisa Mihajlovich. Nato, appunto sotto il segno dei pesci il 20 febbraio 1969 a ridosso degli anni settanta, quando l’Italia era attraversata da grandi contestazioni studentesche nella città di Vukovar, vent’anni dopo viveva nel 91 l’assedio per ottantasette giorni da parte dell’armata jugoslava. La sua terra natale tanto martoriata, ma sempre nel cuore, fu testimone diretta della sua avventura calcistica iniziata con la Stella rossa che gli diede il lasciapassare per l’Italia dove avrebbe costruito la sua fortuna e cambiato il suo futuro. Il calcio e l’amore per la donna di cui si innamorò e che rappresentava una delle tre cose importanti della sua vita, i figli e la famiglia che in trent’anni gli avevano restituito quella serenità che la sua Serbia bombardata e abbandonata non gli aveva trasmesso negli anni dell’adolescenza. Dalla sua terra aveva ereditato il temperamento forte, combattivo, tante volte troppo diretto e irriverente. La voglia di riscatto di quegli anni vissuti nella Vukovar di Tito dove aveva iniziato a tirare i primi calci ad un pallone nel cortile di casa e poi l’arrivo a ventitrè anni in Italia dove ha scritto gli anni più belli, calcisticamente parlando, vissuti prima da giocatore della Lazio, poi dell’Inter, della Juventus, anni che si chiudono nel 2006 per aprirsi con un nuovo capitolo quello da allenatore, prima come secondo di Roberto Mancini e poi come titolare sulle panchine dell’Inter, del Bologna, del Catania, della Fiorentina, della Sampdoria, del Milan, del Torino, dello Sporting Lisbona. Farà ritorno sulla panchina del Bologna nel 2019 in sostituzione dell’esonerato Filippo Inzaghi. In tutto sei squadre allenate, fino allo scorso settembre, quando il Bologna lo esonera. Una carriera di trionfi e di sconfitte, che si incrocia ad una lunga storia d’amore con le piazze che andrà a guidare e con la sua bella e numerosa di famiglia che lo seguirà sempre, sarà sempre al suo financo, sarà balsamo per il suo cuore quando inaspettatamente la sua malattia, una leucemia mieloide acuta fa il suo esordio nella sua vita nel luglio del 2019. Lo coglie di sorpresa ma non lo piega fino all’ultimo, tant’è che sceglie fin da subito di condividerla col mondo col coraggio e la determinazione proprio di un uomo dal sinistro potentissimo, il più forte degli ultimi anni, che in una continua altalena di attese e speranze pensava di poter sconfiggere il mostro ironizzando. A marzo un nuovo stop, un nuovo ricovero e altre terapie, fino arrivare a venerdì pomeriggio, quando tutto il mondo non solo del calcio, non avrebbe mai voluto sentire dell’ultima partita con la vita persa per sempre da Sinisa. Un cordoglio unanime dal mondo dello sport a quello dello spettacolo e della politica per un uomo straordinario entrato nel cuore di tutti, forte e fragile allo stesso tempo che per tre anni e mezzo ha cercato di tener testa alla malattia e che, come scrive il Bologna calcio, oggi resta più vivo e vittorioso che mai. Non sono bastati un trapianto di midollo donatogli da un ragazzo degli Stati Uniti, né i cicli di chemioterapia ripresi nella scorsa primavera. Il difensore sinistro più potente e preciso dell’ultimo ventennio, addirittura oggetto di studio di alcuni ricercatori del dipartimento di fisica dell’Università di Belgrado, messo nuovamente a dura prova a marzo scorso si è trovato a affrontare la seconda nuova prova più dura della sua vita con la stessa identica forza e la sua grinta che metteva sul terreno di gioco senza pietismi. Nel 2019, il ritorno a Bologna coincide con la sua malattia.

IL RICORDO DI EMILIO DE LEO PER I LETTORI DI MEDIAVOX MAGAZINE

Accanto a lui, fin da subito un uomo speciale, Emilio De Leo, un uomo del sud, di Cava dei Tirreni, classe 1978 soprannominato il tattico di Mihajlovic che fin dal 2008, prima a distanza e poi spalla a spalla con il primo vero lavoro con la nazionale serba nel 2011/2012 diventa l’asso nella manica per il tecnico. La botta più grande, dice Emilio De Leo con la voce rotta dal dolore, ora a Roma per salutare il suo Mister, è stato quando Sinisa ha comunicato a tutto il gruppo la sua malattia. Fin da subito ha affrontato con dignità e coraggio la malattia, il ricovero, il trapianto, le difficoltà quotidiane e ha cercato di trasferire l’opportunità in un momento difficilissimo per lui di restare uniti, di continuare a giocare con lo stesso spirito. Il mister non s’è mai sottratto, prosegue Emilio De Leo, riusciva a seguire tutte le sedute di allenamento, eravamo collegati tramite auricolari, presente sempre e se c’erano dei problemi, lui comunicava in tempo reale, faceva dei briefing pre e post allenamento e in tutti i modi cercava di esserci. Io sono stato l’uomo di fiducia e quando c’era da prendere decisioni importanti non mi sono sottratto… Questo è andato avanti dall’estate del 2019 fino alla scorsa primavera, quando la comparsa della nuova recidiva ha costretto il mister a tornare in ospedale. Anche allora senza di lui, ho dovuto prendere in mano la gestione della squadra e questo è continuato fino alla ripresa della nuova stagione 2022. Ci sono state cinque partite, ma dopo poche settimane, c’è stato l’esonero per incomprensioni societarie; sicuramente il mister non l’ha presa bene, anche perché viveva già un momento delicatissimo, ma da grande professionista ha rispettato la volontà del club rossoblu che ha avuto le sue ragioni… prosegue Emilio De Leo, con il suo solito fair play, ha incassato il colpo ed ha ripreso a dedicarsi alla sua vita e al suo percorso. Lui, dopo questa fase delicata di cure sanitarie, avrebbe voluto ricominciare a vivere, a viaggiare, a confrontarsi, a dedicarsi alla sua famiglia e alla nipotina, a pensare di riprogettare il suo futuro prossimo. Il ricovero della settimana scorsa, dovuto ad un’infezione insidiosa è stata un vero e proprio fulmine che lo ha colto così e ci ha tenuti col fiato sospeso diversi giorni; onestamente non pensavamo a questo doloroso epilogo. Di lui, prosegue Emilio De Leo, mi resterà per sempre la forza per la vita e la determinazione nell’affrontarla con tutte le sfide calcistiche e personali e il perfezionismo, il ragionare come se tutto dipendesse da ognuno di noi. Per il Mister, ogni obiettivo non era impossibile da raggiungere, anzi poteva essere raggiunto solo se ciascuno mette tutto stesso senza accampare alibi o scuse. Mi diceva sempre, prosegue De Leo, se ci hai provato e avrai avuto lo spirito giusto non ci sarà mai resa e sconfitta, perchè avrai dato il meglio di te. La più grande eredità che mi ha lasciato è di aver lottato con tutte le sue forze fino all’ultimo e aver creduto sempre di farcela, che per lui equivaleva a farcela. Mi diceva sempre: “non c’è bisogno necessariamente di vincere, di ottenere la posta tecnica piena. Se hai lo spirito giusto non puoi che essere sereno… io gli voglio e gli vorrò un gran bene per l’eternità e lo ringrazio non solo perché ha creduto in di me dandomi fiducia e lanciandomi nel mondo del calcio ai livelli più alti, ma soprattutto lo ringrazio per il tempo trascorso insieme che è stato prezioso e di grande valore: siamo cresciuti insieme come uomini e come professionisti del calcio, abbiamo condiviso vicende personali che hanno riguardato la mia come la sua vita, la mia come la sua famiglia, la mia compagna, ci siamo sostenuti sempre nelle vittorie come nelle sconfitte, negli obiettivi centrati come nelle battute d’arresto e nella quotidiana reciprocità le mie scelte si sono intersecate sempre con le sue e pur nella diversità delle storie personali hanno viaggiato sui binari paralleli. E’ vero le responsabilità e gli impegni calcistici sono stati tantissimi e hanno comportato sacrifici e rinunce enormi per me che avevo il privilegio di essere l’uomo di fiducia di Sinisa. Io ho cercato di dargli tutto me stesso, la mia anima e il mio cuore, non solo l’apporto tecnico ma soprattutto quello umano, morale,di cui aveva bisogno un vero e proprio mix di lealtà, fedeltà, vicinanza ,professionalità, competenza, rispetto, valori preziosi ed inesauribili che vanno oltre la morte e che restano le più belle pagine della mia vita. Spero che al Mister sia arrivato tutto questo e che abbia apprezzato il fatto di non avergli fatto mai mancare la mia presenza nella vita come sul campo, nel periodo in cui non c’era, quando era necessario dare la massima sicurezza e protezione, perché anche quelle erano importante alla sua battaglia. Non occorreva dargli altre preoccupazioni, il lavoro tecnico procedeva per il meglio e in quei mesi, anni difficili che abbiamo attraversato insieme, la tranquillità di dedicarsi unicamente al suo percorso era la cosa più importante per me, per la squadra, per il club.

Fai finta di non lasciarmi mai, anche se dovrà finire prima o poi questa lunga storia d’amore…ora è già tardi, ma è presto se tu te ne vai…passerà il tempo, ma non passerà questa lunga storia d’amore…

Fai buon Viaggio Mister, abbiamo tifato tutti per te!!!

Foto tratte dall'account facebook di De Leo al link https://www.facebook.com/MRemiliodeleo

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Docente di materie letterarie alla secondaria di primo grado. A seguito di concorso ordinario ha conseguito abilitazione all'insegnamento per materie letterarie alla secondaria di primo e di secondo grado. Diversi master all'attivo di management, disturbi specifici dell'apprendimento, nuove tecnologie applicate alla didattica, una specializzazione sul sostegno. Ho svolto compiti di coordinamento in progetti contro il bullismo e il cyberbullismo e a favore legalità. Ha curato progetti di comunicazione legati al mondo scolastico, ricoprendo all'interno dello stesso importanti ruoli. Ha conseguito certificazioni B2 francese e C1 inglese, oltre al Cedils didattica per gli stranieri alla Ca Foscari di Venezia. Diverse le sue pubblicazioni: "Edufibes" con Gomez Paloma di Unisa, "Discipline letterarie" con Antonello Giannelli, "Mi voglio bene", "Il gioco dell'oca", "Commento ai commi della legge 107" e diversi libri di storia locale. È pedagogista iscritta all'albo Uniped.Campania