La Traviata | Teatro “EuropAuditorium” di Bologna

Crediti – Andrea Ranzi

Articolo del nostro inviato a BOLOGNA, Pasquale Ruotolo

Spettacolare. Difficile individuare un aggettivo migliore per raccontare il successo ottenuto da “La Traviata”, composta da Giuseppe Verdi su libretto di Francesco Maria Piave, ultimo titolo della stagione operistica 2022 presentato dalla Fondazione Teatro Comunale di Bologna, firmato dalla innovativa regia di Alessandro Talevi e diretto dal Maestro Riccardo Frizza. I costumi sono stati realizzati da Stefania Scaraggi, i video curati da Marco Grassivaro, le luci da Daniele Naldi.
Una nuova produzione che ha raccolto i gradimenti del pubblico.

Crediti – Andrea Ranzi

Quasi 1700 gli spettatori che hanno riempito, sabato 17 dicembre, i posti a sedere del Teatro “EuropAuditorium” di Bologna, sito in piazza della Costituzione, che per almeno tre anni accoglierà spettacoli ed eventi finora svolti, come da tradizione, al Teatro Comunale, costretto alla chiusura dovuta a lavori di riqualificazione.
Uno sciopero proclamato dalle sigle sindacali ha portato alla cancellazione della recita del 16 e così la “prima” ha visto la partecipazione del cast alternativo, che ha egregiamente figurato.
A interpretare Violetta Valéry la giovane russa Julia Muzychenko, nativa di San Pietroburgo, che si è messa alla prova presentando uno dei ruoli più complessi della storia dell’Opera sul piano musicale e caratteriale, superando brillantemente l’esame.
La Muzychenko padroneggia una voce possente, brillante, espressiva, capace di sovrastare, nei duetti, il pur bravo tenore Matteo Falcier.

Crediti – Andrea Ranzi

L’esibizione dei virtuosismi di cui la partitura verdiana abbonda, esalta ancor di più il soprano, che domina indisturbata le scene che la coinvolgono, mostrando quella sicurezza che appartiene a chi sa di valere.
Ottima anche la prova della Muzichenko attrice, che incarna una Violetta donna di mondo nel primo atto; innamorata, sensibile e rinunciataria nel secondo; rassegnata, in parte, al suo destino in conclusione.
L’aria “Sempre libera” è eseguita con maestria e superbia, gli acuti del brano emozionano davvero.
Gradevole il duetto tra Violetta e Giorgio Germont, una delle pagine più belle di questo capolavoro operistico, nel cuore della rappresentazione.
Un confronto scontro segnato musicalmente dall’alternanza tra fasi concitate, che ben si sposano coi temi del dialogo in svolgimento, e momenti più rilassanti che vanno a compiersi nella delicatissima “Dite alla giovine”, che pone la parola fine alla storia d’amore di Violetta e Alfredo.
Un sacrificio, quello voluto da “papà Germont”: ha una figlia da sposare e la relazione che unisce Alfredo a una donna viziosa quale Violetta è corre il rischio di far saltare tutto.
Dario Solari, esperto baritono uruguaiano, ha inscenato un Giorgio Germont interessante.
Solari si cala a perfezione in un personaggio che suggerisce, ordina, sorregge, ma soprattutto sa riconoscere i propri errori.
Il duetto con Alfredo, “Di Provenza il mar, il suol”, merita gli applausi che riceve. La melodia del brano ha i contorni di una nenia, perché simboleggia la ramanzina che il padre sta rivolgendo al figlio, il quale non cela un visibile disappunto nell’ascoltarlo.
La voce del baritono è calda, accogliente, capace di esprimere quei contenuti che sono il degno biglietto da visita di un individuo apparentemente severo e ostile, ma in fondo buono ed empatico.
Matteo Falcier è Alfredo, un tenore focoso e appassionato, dalle validissime qualità vocali, che emergono soprattutto nella celeberrima aria “Libiamo ne’ lieti calici”, in “De’ miei bollenti spiriti”, e nel dolcissimo duetto con una Violetta ormai morente, “Parigi, oh cara noi lasceremo”, emblema dell’eterna lotta tra eros e tanatos, il cui testo è davvero toccante.
La diagnosi del medico parla chiaro, a Violetta restano poche ore di vita e la donna lo ha intuito, ma cosa c’è di più bello che sognare di alzarsi dal letto, riprendersi e fuggire via con la persona amata?
Falcier non è una presenza maestosa e imponente, ma occupa discretamente il palcoscenico senza mai sfigurare.
La regia di Alessandro Talevi merita una menzione speciale.
Molteplici, infatti, gli spunti che emergono dalla “sua” Traviata.
Nella parte iniziale del primo atto, durante la festa, la scenografia risalta in un piccolo spazio circolare l’occhio di un uomo rivolto su Violetta e amici, sorvegliando il tutto con reali e concreti movimenti.
Netto il richiamo alla società, lesta a giudicare, criticare e condannare quanto si allontana da ciò che è imposto dalla morale e dal buon costume.
Nel secondo atto, alle spalle dei personaggi, scorre il video di un bosco che attraversa sentieri e stagioni.
Il numero delle zingarelle, poi, è accompagnato dalla successione di diapositive in bianco e nero, che ritraggono ambienti esterni e domestici, e da didascalie da cinema muto (quella che fa riferimento a Carmen, proiettata per un paio di secondi mentre cantano i mattadori è geniale).

Crediti – Andrea Ranzi

Ma il finale lascia stupefatti.
Violetta è a casa sua con Alfredo, Giorgio Germont, Annina e il dottore. Fuori dalle mura private si celebra il Carnevale e un gruppo di uomini in maschera, dall’atteggiamento serioso, ingigantiti dalla tecnica di ripresa video, sembra assistere, coinvolto, agli ultimi istanti della donna.
Quando la giovane prende improvvisamente vigore e si agita perchè “Cessaron gli spasmi del dolore”, i mascherati iniziano ad applaudire e sorridere, sempre più convinti ed entusiasti, così pare, della guarigione inaspettata della donna.
Ma la Valéry perde i sensi e cade esanime, scivolando tra le braccia dell’oblio.
Ci si aspetterebbe una reazione disperata da parte delle maschere, ma così non avviene.
Le risa proseguono e diventano quasi manifestazione di scherno. I festeggiamenti, d’altronde, stanno entrando nel vivo, non bisogna piangere. Cosa sarà mai la morte? Un incidente di percorso. Meglio non pensarci e vivere l’attimo.

Fotografie | Crediti – Andrea Ranzi

Pasquale Ruotolo, docente nei Licei Musicali, è laureato in Sociologia, Musicologia e diplomato in Pianoforte Principale. Giornalista pubblicista iscritto all’Odg Campania e all’Assostampa Campania Valle del Sarno, ha pubblicato con AeM editore nel 2009 il romanzo “Per te” e, nel 2020, con Echos, il romanzo “Anime gemelle”.