Il mare racconta… Loredana Spirineo, in arte Splo’

Articolo di LAURA BRUNO

Ispirata al mare, l’ultima produzione pittorica di Loredana Spirineo evoca il mar Mediterraneo solcato dagli antichi marinai, i greci in primis, che sulle coste italiane del sud trovarono la loro seconda madre patria e la chiamarono Magna Grecia. Siamo proprio noi la Magna Grecia, antica terra bagnata dal mare.

La pittura di Spirineo lo ricorda nella scelta tematica e nei colori: guardare i suoi dipinti in mostra è come penetrare nel Tempo eterno, all’alba della civiltà, mentre il caos primigenio ribolle e si determina la vita sulla terra. E’ lo scenario in cui il mare e il cielo sono campiture simboliche di una nascita, di un mondo interiore che si manifesta.
Sulla tela i colori viaggiano veloci, si intersecano e si inseguono in un bolero misterioso, l’aria stessa risuona di vibrazioni di luci e tonalità di ocra e oro che con i rosa, i rossi ed i viola, creano incendi emotivi in chi osserva.
Alcuni suoi cieli presentano tramonti e albe da apocalisse, scenari del tempo dei tempi quando si materializza Cronos, il Dio: i colori dorati e rosseggianti che usa Loredana evocano il Mito.

In uno dei dipinti il sole non è l’astro che conosciamo ma è il pianeta di un mondo nuovo che si affaccia, lo vediamo per la prima volta e ci annichilisce per la sua solennità. Sembra di scorgere nel suo diametro luminoso la sagoma alata del carro di Apollo guidato da Fetonte, che scioglie le briglie ai cavalli, avvicinandosi troppo all’astro infuocato. Fetonte nella sua imprudenza fa un disastro ed è fulminato da Zeus: è un monito per chi si accosta incautamente e con superficialità alla sacralità – nel mito come nell’arte.
Il mare della Spirineo giace maestoso e rispecchia cieli con ampia gamma cromatica: procellosi e inquietanti, sereni e distanti, senza tempo. Insieme cielo e mare sono sacri.
Il mare – simbolo di utero materno in psicanalisi- ha sempre affascinato gli artisti. La vita dell’uomo in mare è oggetto di letteratura d’autore: la caccia alla balena bianca, con Moby Dick, mostro invincibile delle profondità oceaniche, che sfida l’uomo e lo vince, può simboleggiare la lotta dell’uomo ai suoi istinti primordiali. E nei quadri di Loredana sembra veder affiorare un biancore sospetto, qua e là…
Il mare, col suo perenne movimento di allontanamento e ritorno, è un amplesso infinito con la terra. La storia dell’uomo prevede il viaggio in mare, con l’esplorazione di nuovi lidi, inseguendo prede, terre fertili e climi miti, in cerca di libertà e fortuna.
Nei dipinti di Loredana i mari sono palcoscenici del passato. Le tele raccontano il mito come una favola: C’era una volta….
La letteratura classica insegna che l’uomo affronta il Mare, regno di Poseidone per i greci o Nettuno per i romani, in una lotta titanica che è un rito iniziatico. Il pericolo ed il rischio affrontati nel viaggio fanno crescere, rendono uomini. L’eroe parte per mare, come fa Enea fuggito da Troia in fiamme, o come Ulisse vincitore della guerra contro i troiani. L’Italia è la terra d’approdo, terra tra le acque per eccellenza.
Oggi il Mito è stato introiettato e i riti iniziatici, preziose prove di crescita, sono scomparsi. La società è strutturata sull’individuo, sul singolo, e non gode più la bellezza e la complessità del mondo mitologico e delle società ancestrali in cui si condividevano il cibo, i dolori ed i lutti. Ma l’inconscio svela e tradisce nei simboli il mito introiettato, la nostra storia.
Il mito narra di un destino che per gli antichi era scritto dagli Dei, mentre per noi è incognito.
La pittura di Loredana nella figurazione degli ultimi dipinti mi ricorda i miti greci.
Le barche a vela, per esempio, come migliaia di anni fa, ancora oggi affrontano pericoli in mare e tempeste. Sono le stesse assi di legno che hanno portato Enea ed Ulisse sui lidi italici, col seme delle nostre radici e della cultura classica. Sono gli stessi vascelli fantasma sparsi sugli oceani, guidati da marinai, esploratori, pirati, viaggiatori o guerrieri, sacerdoti di un destino incerto che leggono i presagi e ascoltano profezie.

Il mare apre le sue onde alla vela, che in Grecia annuncia da lontano col suo colore la vita o la morte dell’eroe. Fu proprio il colore della vela a tradire Teseo, che dimenticò di issare quella bianca per annunciare da lontano al padre il suo ritorno da vincitore sul Minotauro. Vedendo la vela nera, Egeo non resse al dolore per la presunta morte del figlio e si tolse la vita gettandosi da una rupe, nel mare che prese il suo nome.
Era il tempo del Mito e degli Eroi. Ogni evento assumeva carattere epico. Ora è il tempo degli uomini, e l’evento è singolo ed individuale.
Le vele dipinte dalla Spirineo mi sembrano un riferimento palese alla triste storia di Teseo. Le sue vele sono cangianti, sia bianche che scure: annunciano anche esse notizie importanti o svelano lo stato dell’uomo vulnerabile e ferito dopo la pandemia?
I riferimenti ideali e culturali proseguono nella pittura di Loredana: la Lira degli Aedi che cantavano le gesta eroiche è sostituita dalla chitarra che affonda- o riemerge?- con la sua Melodia sommersa.
L’albero, tema ricorrente della Spirineo, è felicemente sommerso tra i flutti; la radice saldamente ancorata indica stabilità e forza. Un pesce rosso scivola tra i flutti cercando l’amore. Tutto suggerisce che la vita è nel mare, nel Mediterraneo, il mare nostrum. Il Mediterraneo è per noi la storia, la geografia, l’economia, la natura, in una simbiosi inscindibile. Ha scritto le sue pagine nel passato e continuerà a siglare il futuro dell’uomo. Il mare è speranza per noi nel futuro, nelle sue risorse, nel suo movimento perpetuo a suggerire che la vita non si ferma.
La mostra della Spirineo invita alla speranza, in nome dell’arte. Il Covid non può impaurirci più di quanto le pestilenze e le epidemie del passato hanno intimorito i nostri avi.
Nel Decamerone, durante il viaggio per sfuggire alla peste di Firenze, Boccaccio propone i racconti per superare la paura e allietare il tempo, così Loredana ci suggerisce che è il momento dell’arte: narrare, sognare, dipingere per rinascere alla vita, dopo il panico della pandemia globale”.

Articolo di LAURA BRUNO

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