Fede a colori

Mario Manzo nasce a Sarno, dove tuttora vive, il 26 febbraio del 1951. Artista autodidatta, in giovane età si avvicina all’arte dopo che il fratello Francesco, missionario francescano, gli regala delle tele e dei colori ad olio. Nei primi approcci pittorici, di stampo figurativo, l’artista rappresenta figure di Cristo e di San Francesco e alcune opere sul tema della maternità e della paternità, un vaso con fiori e il suo ritratto assieme alla moglie Assunta. La svolta artistica avviene diversi anni dopo, con la conoscenza del Maestro Galli, un artista naif di provata esperienza, che gli diede preziosi consigli sulla tecnica pittorica. Prima di addentrarci nell’analisi delle opere realizzate nel periodo della maturità, dobbiamo necessariamente premettere che la vita e soprattutto il percorso spirituale e di fede dell’uomo sono tutt’uno e indissolubilmente legati alla sua vicenda artistica. Mario Manzo, infatti, non dipinge solo per diletto, quanto mai per vana gloria, le sue motivazioni scaturiscono sempre da un bisogno spirituale.

L’opera che mette in luce la sua svolta pittorica e ne evidenzia la maturità artistica è “Evasione”, un quadro realizzato nel 1990, con il quale comunica il suo stato d’animo fortemente turbato dalle vicende lavorative.

In alto, al centro della tela, si scorge una navicella spaziale. Nei personaggi che formano la famiglia tradizionale, si riconoscono le preoccupazioni per i bisogni impellenti della famiglia; nel bambino abbandonato sulla strada, rivede la solitudine della sua infanzia. “Nella madre avvolta di splendore, che esorta il figlio a riprendere il cammino, avverte la speranza mai doma di andare avanti, nonostante le difficoltà di una vita complessa. Le pietre sulla strada sono gli ostacoli sul cammino della vita”. Nel quadro sono ben definiti i quattro elementi della natura: aria, terra, fuoco e acqua.

In “Evasione”, il fiume di fuoco incandescente, alla sinistra dell’uomo, rappresenta la passione; il fiume di acqua limpida, alla destra della donna nella luce, indica l’innocenza. Passione e purezza di spirito, senso di colpa e innocenza, tormento ed estasi, hanno lo stesso valore dell’amletico dilemma del male e del bene che lacera l’umana coscienza.

L’opera che invece fa da spartiacque al suo vissuto artistico e con la quale inizia il suo interessante ciclo pittorico – “Fede a colori” – si intitola “Giubileo anno 2000” che effettivamente segna l’inizio di un profondo e fecondo cammino spirituale.

Giubileo anno 2000

L’esegesi di quest’opera viene bellamente riportata dall’artista nel suo memoriale: “Gesù è il cuore che doveva riempire di colore la tela. In antitesi all’atomica che fa olocausto di vite umane, Gesù è l’incontenibile esplosione di vita, di gioia, di speranza e di pace per gli uomini di ieri, di oggi, di sempre. Colorando gli spazi vuoti della tela, nella nube, alla sinistra di Gesù, Cesare Augusto, Napoleone e Hitler, in rappresentanza di molti, sono coloro che si sono prodigati per il male dell’umanità; alla destra di Gesù, la Vergine Maria, San Francesco che la sostiene, Dante Alighieri e Leonardo da Vinci, in rappresentanza di molti, sono coloro che, nella fedeltà e obbedienza totale a Dio, nell’arte, nella pittura, nella scienza e nella letteratura, si sono prodigati per il bene dell’umanità. Dietro Gesù e i personaggi, che, nel bene o nel male, hanno fatto la storia, le anime di coloro che ci hanno preceduto in questa vita. Una nota particolare va alla nube che ha la forma di un grande cuore, grande come il cuore misericordioso di Gesù Cristo, Re di Gloria del tempo e dello spazio…”.

Nell’opera successiva, “In adorazione”, di chiara ispirazione surrealista, al centro dell’albero si nota la figura di un uomo sofferente che cerca di fuoriuscire dalla corteccia per liberarsi dal giogo della prigione mentre la natura che circonda l’opera partecipa al dolore dell’uomo attraverso un’atmosfera coloristica ben calibrata tra colori caldi e freddi.

In adorazione

Nell’opera “Le Croci”, realizzato nel 1997, c’è un chiaro rimando alla tradizione dei “paputi” (incappucciati) di sarnese memoria, ma non solo. Ci sono anche altri elementi che fanno riflettere. Le croci rappresentano innanzitutto le pene dell’uomo, le sue contraddizioni, le passioni, i fallimenti. E se la croce per gli stolti è un simbolo di sconfitta, viceversa per gli uomini di fede è l’esperienza mistica del dono. Perché solo nel dono si realizza l’autentica umanità, che riconosce nell’altro non solo il proprio simile ma soprattutto l’immagine di Dio. Al centro nell’opera possiamo scorgere “la millenaria Chiesa dell’Abazia di San Matteo Apostolo, incorruttibile al tempo, saldamente ancorata sulla roccia, rappresenta la fede di coloro che, in obbedienza a Dio, hanno costruito la loro casa sulla roccia.

Le Croci

Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia (Mt. 7,21-29).” La chiesa costruita sulla roccia è la fede salda nel Signore della vita.

Nelle opere “Borgo natio”, “Profumi del passato 1” e “Profumi del passato 2”, si ripercorrono alcuni tratti salienti della sua adolescenza vissuta nella povertà materiale ma ricca di grazia spirituale. Protagonisti di queste “memorie pittoriche”, sono il fratello Francesco, sua moglie Assunta e la figlia Francesca raffigurati bambini, oltre a qualche amico d’infanzia.

Con l’opera “Paputi”, realizzata nell’anno 2000, l’artista dipinge fedelmente “ciò che era stato ripreso con la macchina fotografica. La Chiesa San Francesco d’Assisi di Sarno è il luogo dove si è verificato il fatto. In questo luogo sacro, secondo una consolidata tradizione del venerdì santo, le confraternite degli incappucciati di Sarno si fermano in adorazione davanti al sepolcro nel quale, al termine della celebrazione In Cena Domini del giovedì santo, in Sacre Specie, viene deposto il Corpo di Cristo. Quello che accadde in chiesa, viene così brevemente riassunto. Una pia donna, attorniata da due paputi seduti sui banchi e da quello che sorregge la Croce, prega in modo sobrio e composto. Nella cappella della deposizione, provenienti dalla Chiesa di San Matteo, i paputi si apprestano per entrare in quella francescana.

Nel quadro Le Croci, gli incappucciati in processione sono stati riprodotti di spalle, questo per dare la sensazione di camminare con loro. In questo quadro, il corteo dei paputi è nella posizione frontale, ossia in attesa della loro entrata in chiesa. La pia donna ripresa con lo strumento fotografico, da non credere, è la signora Pasqualina, la quale, durante le più importanti celebrazioni eucaristiche, andava in escandescenze. L’insieme del dipinto, i paputi, la pia donna che prega, le Croci e la Chiesa San Francesco, fa parte di un cerimoniale di sacralità.”

Nell’opera Deposizione del 2001, “il distacco del corpo di Cristo dalla croce, davanti alla Vergine Addolorata, è stato collocato sulla strada che conduce al medievale Borgo Terravecchia di Sarno. In questo quadro ci sono molti elementi che, in parte, rappresentano la sua spiritualità. La strada del paese natio, dove è stato posto il corpo di Cristo morto, indica il luogo dove Gesù ha chiesto di essere testimoniato nella famiglia, sul posto di lavoro, nell’Ordine Serafico e, perché no, nella “Fede a colori”. Nello straziante tormento della Vergine Addolorata, che implora pietà, e nel pianto struggente della donna ai piedi di Cristo, prende forma e sostanza quello che afferma San Francesco. Nella donna stretta nell’abbraccio passionale, si configura l’abbandono mite e devoto in Dio che chiama; nel guardare lontano dell’uomo, la garanzia che con Cristo si va oltre alle vanità di una vita destinata a finire.”

Nell’opera dedicata a Padre Berardo Atonna, servo di Dio, il Frate Francescano, con un teschio nella mano sinistra, parla della morte a una famiglia profondamente provata dal dolore della perdita di una persona cara.

Padre Berardo Atonna Servo di Dio

Il concetto del dolore e della morte, nel quadro, è bene evidenziato nell’uomo abbattuto e sconvolto, soprattutto nella mano della donna, che indica le conoscenze acquisite nei libri dello scaffale. Il vaso greco senza coperchio rappresenta il vaso di Pandora da dove fuoriuscirono tutti i mali, uno su tutti, la morte. Il personaggio maschile, prestato al quadro, è Pasquale Polisi, detto “o broro”, fotografato nel cimitero subito dopo l’alluvione di fango del 5 maggio 1998.”

L’opera Laudato sii mi Signore, realizzata nel 2003, è uno dei dipinti più rappresentativi del ciclo pittorico Fede a colori, non facile da analizzare. In quest’opera l’autore ci racconta la sua esperienza di fede nella fraternità del Terz’Ordine Francescano, animato dal desiderio di soddisfare un bisogno di gratitudine per colui che lo aveva chiamato a seguirne le orme. “In Laudate sii mi Signore, si rappresenta dal punto di vista teologico l’intimo e scambievole rapporto d’amore di san Francesco con Gesù come afferma san Paolo in Galati 2,20”.

Tutte le opere successive, pur trattando argomenti attualissimi come la guerra, la vita e la morte, la povertà, l’emarginazione sociale e l’apocalisse, sono intrise di un sentimento religioso profondo che guarda al futuro della storia con la speranza di vivere “cieli nuovi e terre nuove”.

Le opere che concludono il ciclo trattano argomenti teologici complessi come la risurrezione e il mistero della croce.

Nell’opera la “Risurrezione”, nel primo riquadro, a sinistra, il Sepolcro, con la grande macina di pietra rotolata, è vuoto; l’angelo sulle scale è il custode della tomba del Risorto; i soldati romani, messi a guardia del luogo funebre, presi dal sonno non hanno percezione del grande mistero della fede. Nel secondo riquadro, quello centrale, su una nube collocata sull’altare della Mensa Eucaristica, Maria e gli Apostoli rappresentano la Chiesa nascente.

Resurrezione

Cosa si materializza sulla Mensa Eucaristica? Quando il sacerdote pronuncia le parole della consacrazione non fa altro che pronunciare le parole dette da Gesù durante l’Ultima Cena. Ai piedi dell’altare della Mensa Eucaristica, delle figure umane in ginocchio rappresentano il modo corretto di come stare in raccoglimento intimo al cospetto di Colui che è Amore. Di queste figure umane, in devoto raccoglimento ai piedi dell’altare, uno solo, con la mano che sembra coprire il volto, è nella disposizione di stupore, ma anche di timore di Dio. Il timore di Dio è l’atteggiamento secondo cui il fedele, considerandosi sotto lo sguardo del Signore, vive preoccupato di piacere più agli uomini che a lui. Dio è giudice delle azioni dell’uomo, non come Colui che cerca di cogliere qualcuno in fallo, ma come un padre che desidera il bene dei figli. Il vero timore di Dio per il credente non è avere paura di Dio, ma rispetto di Dio. Nel terzo riquadro a destra, ancora avvolto nell’oscurità della notte, è stato raffigurato il tempio di Gerusalemme. Perché l’oscurità della notte sul tempio che fu di Salomone prima e di Erode il Grande dopo?”.

Con l’opera “Reminiscenza” l’autore ricorda le sue origini, “ tutto ruota attorno a una famiglia di umili origini, ma unita, nonostante le difficoltà e i patemi di una vita non certo vissuta nel lusso. Difficoltà evidenti nel papà in ginocchio che implora l’intervento divino affinché non manchi il necessario alla famiglia; nel broncio del fanciullo seduto per terra che non possiede giocattoli per divertirsi; nello sguardo triste della mamma con il figlio seduto sulle sue ginocchia; nello stato d’animo irrequieto della figlia maggiorenne e della sorellina in braccio, che intendono fuggire dalla rassegnazione.” Le difficoltà esistenziali di questa famiglia unita anche nella sofferenza, riportano alla mente i momenti difficili della sua famiglia e della sua infanzia dopo la morte del caro papà.

Di pari intensità, il quadro “Emarginati

Emarginati

Con l’opera “Io sono” l’artista conclude il suo ciclo pittorico “Fede a colori”. Questo dipinto di piccole dimensioni è l’Alfa e l’Omega della sua produzione pittorica. Infatti se “con un volto di Cristo coronato di spine ebbe inizio la realizzazione di quadri con i colori olio su tela, con un altro volto del Signore sofferente in croce, termina del tutto la meravigliosa ma tormentata realizzazione di quadri a sfondo religioso.” Nel volto, negli occhi e nel dolore del Gesù, che ci guarda dall’alto della Croce, sembra udire la sua voce; Io Sono il tuo dolore; Io Sono la tua sofferenza; Io Sono il tuo tormento; Io Sono la tua gioia; Io Sono la tua pace; Io Sono la tua consolazione; Io Sono il tuo Amore.”

Qui termina l’esperienza artistica di Mario Manzo per via di una grave malattia agli occhi che gli impedisce di dipingere. Concludendo possiamo affermare che le opere di Mario Manzo non vanno viste soltanto con gli occhi, ma sentite, pensate, riflettute, interrogate, amate. Perché la sua arte guarda alla terra e alla sue problematiche e nello stesso tempo dirige lo sguardo verso il cielo e il suo mistero. Tutto ruota attorno alla fede, ai ricordi, alle contraddizioni di un uomo contemporaneo che si misura con una società consumistica, appassita nei valori, che ha smarrito la sua identità. Mario Manzo non ha ricette miracolose da mostrare, la sua è una fede umile, che si pone in ascolto della parola sacra, che fa della parola di Dio la sua bussola esistenziale. Sembra scorgere in ogni opera questo moto ascensionale, di un’anima bella che consegna a mani nude la sua vita nelle mani dell’Altissimo. Con il ciclo “Fede a coloriMario Manzo ci scrive il suo testamento spirituale e consegna ai suoi familiari e a tutti noi, nella massima umiltà, la sua vicenda umana. Una storia ricca di gioia, di cadute, di ripensamenti ed errori, ma mai priva di fede verso quel Dio che è l’unica essenza della sua gioia.

E' un eccezionale Artista, molto apprezzato anche grazie agli importanti Eventi, nazionali ed internazionali, a cui ha partecipato in veste di organizzatore. E’ un fine poeta. Impegnato nel mondo dell’associazionismo e del Sociale.