Fotografia di Giusva Cennamo
I suoi occhi profondi raccontano gentilezza e determinazione. Il suo sorriso contagioso parla di passione e di dedizione. Charme avvolgente. Eleganza, studio, sperimentazione e tenacia. Tutto condito da una dose massiccia di talento. Fa impazzire gli uomini per la sua naturale sensualità, ma incontra il favore delle donne che vedono in lei l’amica del caffè mattutino. Stiamo parlando dell’attrice Serena Iansiti. Di lontane origini olandesi, nasce a Napoli, da madre Insegnante di Lettere e padre Magistrato. Cresce a Latina. Frequenta a Roma il Centro sperimentale di Cinematografia e diventa nota al grande pubblico nel 2007, quando recita nella soap opera CentoVetrine. Dal 2011, Serena inizia a partecipare a serie-tv di grande successo, conquistando ruoli da protagonista: Squadra antimafia – Palermo oggi, I segreti di Borgo Larici, Le tre rose di Eva, Il giovane Montalbano, I bastardi di Pizzofalcone, Ad un passo del cielo. Tanto per citarne alcune.
Nella vita privata, è felice accanto all’apprezzatissimo Direttore della fotografia Ferran Paredes Rubio: dal loro amore, è nata Viola.
Noi abbiamo intervistato Serena perché Il Commissario Ricciardi sta tornando: in onda su Rai1, dal 6 marzo.
Serena Iansiti interpreta alla perfezione il personaggio complesso di Livia Lucani che, in questa seconda serie, subirà un svolta inattesa. Una svolta “dark”.
L’attesa è tanta: curiosità, emozioni e un senso di mancanza…
Mentre la geniale penna di Maurizio de Giovanni, con Caminito, è tornata a scrivere di Luigi Alfredo, il pubblico della TV è in ansia. I telespettatori sono ancora fermi, da due anni, su quella spiaggia di Ischia, al chiaro-scuro della luna…
L’INTERVISTA

Fotografia di Assunta Servello Che donna è Livia? Una donna che ricomincia a vivere. Che trova nell’amore per il Commissario Ricciardi, la forza di provare a curare le sue ferite. Riprende a cantare e a frequentare salotti importanti. Il suo è e rimarrà un amore consapevole. L’amore di chi è pronto a sbattere la testa contro l’evidenza di non essere corrisposti. Livia è altera e sicura ma, al tempo stesso, piena di ombre.
In questa seconda serie, avrà un’evoluzione inaspettata… Sì, potremmo quasi definirla un’evoluzione ‘dark’. Il personaggio di Livia avrà tantissime sfaccettature. Sarà ambigua. Sarà anche una sorta di Mata Hari. Il suo chiedere aiuto a Falco la porterà a compiere scelte pericolose. Toccherà il fondo, ma si ‘redimerá’ e farà di tutto per rimediare ai suoi errori.
Livia è la personificazione dell’amore non corrisposto… In effetti sì. In teoria, per il suo fascino, potrebbe essere amata e corteggiata da chiunque. Nei fatti, però, non è amata proprio da colui che lei ha scelto e al quale ha mostrato i suoi sentimenti sempre in modo schietto e diretto. È tanto libera nel modo di pensare e di agire, quanto, invece, poi, è limitata ed ingabbiata dal suo amore/ossessione per Ricciardi.
Tu che cosa pensi dell’amore non corrisposto? Molti nostri giovani lettori ci confidano le loro pene adolescenziali… Molto banalmente credo che l’Amore debba fare stare bene. L’Amore non è sofferenza. L’amore malato non è amore. Certo le delusioni in amore si affrontano diversamente in età adolescenziale rispetto a quelle che capitano in età adulta. Sono diverse la consapevolezza, le responsabilità e le opportunità di superarle. Ai giovani io consiglio sempre di dedicarsi anima e corpo alle proprie passioni e di amare innanzitutto sé stessi e il proprio talento perché l’amore vero e corrisposto arriva quando meno te lo aspetti e si farà riconoscere subito, soprattutto da chi si sente indipendente, appagato e realizzato nella vita quotidiana.
Come hai preparato l’evoluzione del personaggio di Livia in questa seconda serie? Il nostro amato regista, Gianpaolo Tescari, ci ha dato ottimi consigli. Mi ha detto di prendere come riferimento il film “Il Conformista” di Bertolucci. Io, ovviamente, ci ho messo molto del mio e ho scelto anche di ispirarmi a qualcosa di più ‘contemporaneo’ e vicino ai giovani come le suggestioni che ha evocato in me il personaggio interpretato dall’attrice Helen McCrory nella serie britannica ‘Peaky Blinders’.
Nelle storie del Commissario Ricciardi, la città di Napoli ha un ruolo da protagonista. Sempre di più, negli ultimi anni, i luoghi, ed in particolare la Campania, sono al centro delle storie. È questo uno dei segreti del successo delle Serie TV? Sì, è vero. Negli ultimi anni, i romanzi e poi la loro riscrizione televisiva danno un’anima nuova ai luoghi. I luoghi parlano di bellezza, di storie dolci-amare e di tradizioni. Nella serie dedicata al Commissario Ricciardi Napoli è presente in tutto: nelle luci e nelle ombre dei personaggi, nelle evoluzioni della trama, nella descrizione del contesto storico e, naturalmente, fa da sfondo al racconto per immagini, per parole e per musica. In Campania, non abbiamo girato solo a Napoli ma in varie città, tutte bellissime; abbiamo girato gran parte della serie nella splendida Taranto, in Puglia. Ciò testimonia quanto è grande il potenziale paesaggistico e culturale delle regioni italiane e, al tempo stesso, quanto sia importante la produzione di serie televisive per un rilancio turistico ed economico del territorio e della cultura del territorio. Uno dei segreti del successo delle serie televisiva degli ultimi è proprio il giusto mix tra l’offerta variegata, la cura di tutti i dettagli e la maggiore qualità del prodotto che porta il telespettatore a sentirsi davvero coinvolto nelle vicende a cui assiste, in modo quasi interattivo rispetto al passato.
Svelaci qualcosa di te. Hai un rituale scaramantico prima di andare in scena? In realtà, non è proprio un rituale scaramantico ma è un rituale che compio per caricarmi di energia e concentrazione e canalizzare nel lavoro tutta l’adrenalina e l’emozione che sento dentro. Mi metto sdraiata per terra, con i palmi ben piantati sul pavimento e respiro profondamente.
Come concili maternità e lavoro? Diventare mamma è una sensazione indescrivibile e meravigliosa. Ovviamente è un ruolo nuovo e difficile che ti stravolge la vita, inutile negarlo. Ma ti cambia in meglio. Bisogna sempre partire dal presupposto che, se si vuole ottenere una cosa, sì ci può organizzare e si riesce a fare tutto. Lavoro in primis. Importante è selezionare gli impegni da prendere, capire la quantità di tempo da dedicare a quel progetto ed imparare a scegliere che cosa è necessario sacrificare.
Come vivi la popolarità e quanto incide nella tua vita privata? La popolarità non ha mai inciso, fino ad ora, nella mia vita privata. L’ho sempre vissuta con molta naturalezza e riservatezza e, in cambio, non ho mai ricevuto invadenza.
Un consiglio ai ragazzi e alle ragazze che ci leggono e che sognano di diventare attori. Non scegliete questo lavoro per inseguire fama e successo. Mai. Sceglietelo perché è un lavoro duro, impegnativo e che richiede studio continuo. È un lavoro che può regalarvi la possibilità di non annoiarvi mai, di mettere alla prova voi stessi e i vostri limiti e, soprattutto, di crescere sempre.

Fotografia di Assunta Servello Il regalo di Serena

Un sorriso, in esclusiva, per i Lettori di MediaVox Magazine.