“Inchiostro”. Il romanzo, visionario ed ipnotico, che tutti dovremmo leggere

Che Lino Guanciale sia un grande attore ed un vorace lettore, lo sanno tutti. Che Lino Guanciale abbia una naturale attitudine all’insegnamento e sia incline alla regia, lo sanno in molti. Che Lino Guanciale sappia cantare e sia stato uno sportivo, lo sanno sicuramente i suoi fans.

Ma che Lino sia un ottimo scrittore, io l’ho scoperto quando è diventato Testimonial della Lettura del Salotto letterario di Casa Sanremo, l’area hospitality del Festival della Canzone italiana.

Facciamo un passo indietro. Mancano pochi giorni a Natale. Ricevo già regali. Scarto un pacchetto: un libro. Sono felice. Copertina fantastica, disegnata: quei toni dell’azzurro sono talmente invitanti che non stacco lo sguardo, alla ricerca di più particolari.

La Casa Editrice la conosco, mi piace: Round Robin. Luigi Politano è un editore giovane, che sceglie la qualità, è lungimirante e coraggioso. Illustrazioni (quadri, direi) di Daniela Volpari. Arrivo al titolo: Inchiostro. Il romanzo d’esordio di Lino Guanciale.

Sfoglio qualche pagina, mi incuriosisce, ma lo sistemo, a vista, nell’ingresso. Ci passo vicino decine di volte, ma non lo apro. Poi, dopo tre o quattro giorni, lo leggo tutto d’un fiato.

Affascinante. Intrigante. Stupendo. Sono solo tre dei tanti aggettivi laudativi che si potrebbero usare per definire Inchiostro. Tutto parte da un dettaglio strano e inspiegabile: il fatto che la protagonista, Rosaura, scopre che uno dei suoi 14 tatuaggi (“La vida es sueño”, frase di Calderon de la Barca) si trova spostato dal fianco destro del suo corpo al polso. E da questo momento inizia la “ribellione” dei tatuaggi (fatti con l’inchiostro), che si muovono dalla loro posizione originaria e guidano Rosaura in un itinerario visionario e ipnotico, ma, al tempo stesso, corporeo e veritiero.

La vida es sueño diventa leitmotiv che non dimentichi. Si tratta di un viaggio, inteso come “discesa agli Inferi e seguente risalita”, alla ricerca di una strada da scegliere e di una identità da scoprire.

Il mare, richiamato dal tema dell’onda, presente in una famosa xilografia di Hokusai, citata nel romanzo a pagina 44, è metafora antropomorfica che ci riporta alla contemporaneità e all’attualità.

Rosaura guarda negli occhi il proprio vissuto e il proprio passato, rapportandoli al proprio presente e al proprio futuro. Incontra vari personaggi, tra cui un fotografo (che potrebbe essere il padre), una vecchia signora (la madre) e il nipotino Sigmund che ha la divisa da capitano (ha qualcosa dell’Autore).

Il viaggio fa rivelare l’io più profondo della protagonista. Il viaggio di Rosaura si rifà a quello di Joyce, in quanto viaggio nell’inconscio. Ma anche a quello di Dante. La parola-chiave polso è un termine dantesco e, anche in questo romanzo, non indica letteralmente una parte del corpo, ma la parte dell’apparato sanguigno in cui il sangue pulsa profondamente come segno di vita palpitante. Questa storia diventa così la mia, la tua storia.

Lino dedica, con tanto amore, il libro ad Antonella, sua moglie. A lei si ispira per dare forma e sostanza a Rosaura.

Originalissimo è lo stile nominale, privo di predicato, tipico della scrittura immersiva, tra scandaglio psicologico e monologo interiore, con la quale l’Autore si pone dal punto di vista del personaggio, di cui rivela ansie e segreti. Sera. Solito bar. Soliti colleghi. Solita stanchezza. pagina 9. Rosaura è il suo nome. E di questo è certa. pagina 11.

Una curiosità: nelle pagine 61 e 63 compare ben 7 volte la parola ombra. L’ombra è uno dei topoi assiali più ancestrali della Letteratura italiana.

La trama e la scrittura sono ispirate al linguaggio teatrale: offrono al lettore un’esperienza plurisensoriale. Tanti sono i riferimenti letterari che Lino ha tratto dalla sua attività di lettore. Ma la trama e la scrittura sono ispirate anche al linguaggio cinematografico. Basta leggere la breve espressione che Guanciale usa a pagina 31: il film dalla bocca enorme. Con sole quattro parole, si avvale di un primo piano e, al tempo stesso, di un dettaglio tipicamente cinematografici.

Che cosa credo tu possa provare leggendo Inchiostro? Come scrive Lino, a pagina 28: assaporare la speciale connessione tra piedi nudi e cielo.


Guarda, ascolta e condividi la presentazione di “Inchiostro” nel Salotto letterario di Casa Sanremo Writers 2023





Viridiana Myriam Salerno, laureata in Giurisprudenza presso l'Università "Federico II" di Napoli, è Giornalista Professionista (iscritta all'Ordine nazionale dei giornalisti dal 2009). E' diventata Avvocato nel 2013. E’ Direttore Responsabile della Rivista culturale nazionale “MediaVox Magazine” dal 2015. I suoi scritti sono pubblicati in numerosi libri, editi da importanti Case editrici. Ha curato l'editing di molti volumi. Ha realizzato copertine e graphic-novel. È esperta di comunicazione e linguaggi multimediali. Si occupa del coordinamento di Uffici-Stampa e dell’organizzazione di eventi culturali (ad esempio, è nello Staff organizzativo del Festival internazionale di Cinema “Italian Movie Award” dalla prima Edizione). E’ accreditata a rilevanti eventi nazionali ed internazionali, come il Festival di Sanremo, il Taormina Film Fest e l'Ischia Film Festival (entrando nello Staff Stampa di quest'ultimo nel 2016). Dal 2021, è nello staff organizzativo del Premio Penisola Sorrentina. Dal 2022, collabora con il Consorzio Gruppo Eventi che, tra le tante attività, ha inventato e realizza "Casa Sanremo" e cura la produzione esecutiva de "I Nastri d'Argento". È segretaria dell'Assostampa Campania Valle del Sarno.