UNA VITA PER LA DEMOCRAZIA

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“Non c’è nessuna strada facile per la libertà!”: il 18 luglio, Mandela avrebbe compiuto 98 anni.

“It matters not how strait the gate, how charged with punishments the scroll, I am the master of my fate: I am the captain of my soul”. Queste le parole, incise nell’ultima quartina della lirica Invictus di Ernest Henley, che meglio testimoniano lo spirito di uno strenuo difensore dei diritti umani: Nelson Rolihlahla Mandela.

Johannesburg, dicembre 2013. Il Sudafrica è in lutto, il mondo intero lo è. Mandela ci ha lasciati, spentosi serenamente e  circondato dalle due cose che amava di più al mondo: la famiglia e la libertà. Per i viottoli della city sudafricana, migliaia di persone con candele in mano si radunano, tutti (proprio tutti!) vogliono accompagnare Madiba nel suo ultimo viaggio. Un grido, silente epperò udibile a chilometri di distanza, si diffonde: “Addio, Madiba”.

Il 18 luglio, giorno dedicato interamente alla sua memoria, avrebbe compiuto novantotto anni…

Anche se il suo corpo non è giunto a questa importante tappa, la sua personalità, i traguardi che ha raggiunto, i progressi che ha fatto segnare nel contesto politico internazionale rimarranno sempre impressi, come lettere di fuoco, nelle menti e nelle coscienze di tutto il mondo. Uomo di fede, Rolihlahla, non ha  abbandonato questo aspetto del suo carattere neanche quando si è visto privare della dignità, dei diritti e sostanzialmente di tutto; non ha voluto piegare la testa sotto il giogo dell’ingiustizia ed ha combattuto, ha resistito, perché, per raggiungere mete insperate, bisogna resistere, perché vince solo chi resiste! Questo è il messaggio, il senso della vita di Mandela, che noi dobbiamo carpire, metabolizzare e fare nostro; non possiamo, e non dobbiamo, arrenderci inermi di fronte alle avversità della quotidianità.

In vista di tale scopo l’esperienza di Madiba ci funge da magistra, lui,  che, pur trascorrendo 27 anni in carcere per qualcosa che non aveva fatto o che forse non aveva voluto fare, non appena scarcerato, circa 4 anni dopo, con la veemenza delle sue idee rivoluzionarie si è guadagnato il titolo di presidente, di primo presidente di colore; lui, che fino all’ultimo istante, prima di dipartire, ha conservato le sue abitudini spartane: sveglia tra le 4:30 e le 5 del mattino per fare un’ora di esercizi, colazione a base di fiocchi d’avena, frutta e latte alle 6:30 e giornate di 12 ore di lavoro, senza interruzioni (anche in carcere); lui che non ha mai ceduto alla vendetta o alla rabbia. Mandela che anche con il più esile filo di voce continuava ad inneggiare, gravemente malato, alla libertà e alla democrazia. Fortunatamente, a differenza di altre personalità le cui grida si persero nel rumore del vento dell’indifferenza, le grida di “colui che provoca guai” (questo il significato del nome Rolihlahla) sono state così forti e cariche di ideali da far crollare, a mo’ di castello di carte, il muro dell’apartheid e della segregazione razziale sudafricana (nata nel lontano, eppur così vicino, 1948).

 

Studente presso il liceo classico "T.L. Caro di Sarno". Appassionato di storia e storia militare, avido lettore di ogni tipo di letteratura, con una predilezione per quella anglosassone. Amante del teatro e cinefilo tout court.