Il Giardino dei Ciliegi: una storia del secolo scorso, ma estremamente contemporanea

Ogni opera ha i suoi tempi, o forse no? Forse alcune emozioni non conoscono lancette e non lasciano spazio alle mode. La vita di ogni persona si divide in tappe fondamentali, segnate e scandite da gioie e da dolori, da agonie, ma anche da speranze…
Alcune emozioni e alcune storie raccontano chi siamo e ci fanno scoprire di non essere soli e, questo è il caso dello spettacolo teatrale di cui stiamo per raccontarvi…

L’attore Rosario Lisma firma la regia de “Il Giardino dei Ciliegi” di Anton Cechov, in scena a Roma dal 21 marzo fino al 2 aprile, alla Sala Umberto di Roma. Lisma oltre a firmare la regia interpreta anche il mercante Lopachin.


MILVA MARIGLIANO | DALILAS REAS | ELEONORA GIOVANARDI| TANO MONGELLI | ROSARIO LISMA | GIOVANNI FRANZONI

IL GIARDINO DEI CILIEGI
di Anton Cechov e con la partecipazione in voce di ROBERTO HERLIZTKA

Scene Dario Gessati | costumi Valeria Donata Bettella | luci Luigi Biondi
regia di ROSARIO LISMA

21 marzo – 2 aprile 2023

Il Giardino dei Ciliegi è l’ultimo lavoro di un Cechov malato e vicino alla morte; eppure, mai così attaccato alla vita, intesa come respiro, anima del mondo e speranza nel futuro.
Nella sua ultima commedia – perché così egli la definì e la intese – egli esprime ancora più lucidamente la sua riflessione sulla goffa incapacità di vivere degli esseri umani. Il loro trabismo esistenziale sulla propria anima.
Ljuba e suo fratello Gaev, un tempo lieti, da bambini, tornano nell’età matura nel luogo simbolo della loro felicità appassita. La stanza chiamata ancora “dei bambini”. Da cui si intravede il loro giardino dei ciliegi, un tempo motivo di vanto e orgoglio in tutto il distretto.
Ora però i tempi sono cambiati. I ciliegi non producono più frutti commerciabili, sono solo l’ombra di un passato che non tornerà più. Così le speranze, la gioia, l’amore, tutto ciò che era legato simbolicamente al giardino è andato perduto. Il declino economico accende brutalmente il declino della loro esistenza a cui non sanno (o non vogliono) porre rimedio.
Ljuba, donna di forti sentimenti e capace di amore, ormai ha perduto il marito e l’ultimo amante. Da anni è segnata dalla perdita del suo amato figlio piccolo. Eppure, sopraffatta dai debiti, non si rassegna ad abbandonare il sogno: la nostalgia del suo luminoso passato dove risiede illusoriamente la sua armonia. Bimba illusa nel corpo di una donna matura. Che piange e ride allo stesso tempo.

Così il fratello Gaev, adulto mai cresciuto da una condizione puerile fatta di giochi e lazzi spenti. Chiamato per una volta alla sua responsabilità di uomo di casa nella vendita all’asta del giardino, non riesce a combinare nulla. Debole e ingenuo. Struggente nel Lopachin, invece, nuovo arricchito, figlio del contadino, riuscirà a imporre la propria persona non solo con l’abilità degli affari, ma soprattutto con la lucidità inesorabile di chi è consapevole del proprio ruolo. Garbato ma ambizioso, è il contraltare perfetto dei due proprietari. Rampante e pragmatico. Vincente. Eppure, al contrario di Ljuba e Gaev, totalmente incapace di amare, di gestire la propria sensibilità. Tutt’altro che arido, ma ancora peggio: inabile ai sentimenti.
Resta eppure una ultima speranza. I giovani che popolano la storia sapranno forse riscattare le incrostazioni dell’anima di chi li ha preceduti.
Varja, figlia maggiore di Ljuba, fioca luce di armonia in una casa prossima al buio, delusa dall’insipienza amorosa di Lopachin, andrà a rifarsi una vita altrove.
Anja, la piccola di casa, dolce ragazza in fiore, seguirà Trofimov, eterno studente scombinato, ma insieme potranno guardare al futuro!
Il barlume di salvezza risiede nel finale, nei due ragazzi che si amano e che vedono nella distruzione del giardino venduto, non la fine, non la deriva, ma l’inizio di una nuova vita.

Nella riduzione della commedia si eliminano i personaggi minori portando la compagnia ai sei elementi principali: LJUBOV’ ANDREEVNA RANEVSKAJA, proprietaria terriera; ANJA, sua figlia, diciassette anni; VARJA, sua figlia adottiva, ventiquattro anni; LEONID ANDREEVIC GAEV, fratello della Ranevskaja, ERMOLAJ ALEKSEEVIC LOPACHIN, mercante; PETR SERGEEVIC TROFIMOV, studente.
I dialoghi saranno rispettosi del testo originale, rispettando le sfumature poetiche dell’autore, ma tradotti in modo efficace e contemporaneo
suo fallimento definitivo.

NOTE DI REGIA di Rosario Lisma:
Un grande spazio chiaro, con una forte presenza illuminotecnica contemporanea, con pochi elementi scenici richiamanti la “stanza dei bambini”, oggetti volutamente sproporzionati rispetto alla statura dei personaggi, come se fossero ancora piccoli rispetto all’ambiente, mai cresciuti: un tavolo colorato, una sediolina dell’infanzia, una grande bambola…
E soprattutto: il grande armadio centrale sullo sfondo a cui Gaev, come da testo, canta le lodi come a un monumento. Testimone del tempo felice che fu. Imponente e simbolico come un dolmen sbiadito. Sempre chiuso per tutto il tempo dell’azione scenica. Lo aprirà solo sul finale Lopachin, nuovo proprietario, con le chiavi che gli avrà lanciato Varja, scontrosa e ribelle. All’apertura l’armadio vomiterà il suo contenuto che travolgerà il nuovo proprietario.


Noi di Mediavox Magazine abbiamo avuto il piacere di fare una chiacchierata con Lisma… alziamo il sipario e prepariamoci allo spettacolo!

L’INTERVISTA

“Il Giardino dei Ciliegi” è stato rappresento nel 1904 al Teatro d’Arte di Mosca.
L’opera ha duplice natura poiché concepita come commedia da Čechov e diretta come tragedia da Stanislavskij. Lei come la definirebbe?
Io voglio considerarla commedia, infatti ho dato il sottotitolo di commedia in 4 atti come fece lo stesso autore, poiché non piace guardarla solo come una storia lacrimevole. Resta il fatto che non è un testo puramente comico poiché ha una grande fossa di lacerante dolore. Essa però rappresenta la vita stessa e di conseguenza non bisogna guardarla solo con occhi tristi.

Cosa si prova sia a dirigere che ad interpretare la stessa opera a teatro? Sembra una cosa naturale in realtà, poiché è un tutt’uno. Io ho cominciato ad interpretare i testi che scrivevo, tutto così diventa più naturale e organico e si amalgama in totale armonia. Da regista immagino ciò che sul palco deve accadere, ho più responsabilità sia verso gli attori sia verso la realizzazione del palcoscenico perfetto. Quando sono solo attore, mi sento più rilassato, perché penso a recitare, ma alla fine fare entrambe le cose reca grande soddisfazione al mio cuore.

Lei interpreta il ricco mercante Lopachin, che rappresenta il classico esempio di borghese del primo Novecento che però dimostra di avere anche qualità estremamente moderne. Quali crede siano i pregi e quali i difetti del suo personaggio? I pregi sono la grande forza di volontà e soprattutto la capacità di riscatto per emergere dalla propria condizione sociale. Il suo grande limite è che, puntando tutto sul materialismo, pecca in ambito sentimentale e relazionale, crollando in un abisso dove non riesce ad esprimere ciò che ha dentro.

Perché bisogna essere assolutamente presenti a questo spettacolo teatrale? Non mi sento di dare questo monito così obbligatorio. Čechov è estremamente attuale e rappresenta i nostri giorni con estrema chiarezza. Posso dire che è bello far rivivere quest’opera, che non è altro che lo specchio della nostra quotidianità e della società contemporanea, nonostante sia stata realizzata nel secolo scorso.


Biografia | Rosario Lisma: Nato a Mazara dal Vallo nel 1975, debutta nel 1999 in teatro, vincendo il Premio Hystrio alla vocazione per giovani attori. Si specializza poi con Massimo Castri nel Corso di Alta Formazione di E.R.T. nel 2007. Come attore, ha lavorato per il Teatro Stabile di Bologna negli spettacoli Miseria e Nobiltà di E. Scarpetta, Fantasmi e I Giganti della Montagna di Pirandello, Zio Vanja e Platonov di Čechov con la regia di N. Garella; per il Teatro della Tosse di Genova ne Il Ciclope di Euripide, La Gerusalemme Liberata di T. Tasso, Gli Uccelli di Aristofane, Il Castello dei Tarocchi, La Notte delle Favole di T. Conte, Io sono il maestro di H. Hagalin e Notte Araba di R. Schimmelpfennig, regia di S. Maifredi; per il Teatro Stabile di Torino in Edipo Re di Sofocle, regia di G. Lavia; per il Teatro di Genova in Uccelli assetati di K. Sagor. Ha inoltre recitato nel Giulio Cesare di Shakespeare per Giorgio Albertazzi, regia di Antonio Calenda, coprodotto dai teatri stabili di Roma e Trieste e in Questa sera si recita a soggetto di Pirandello per i teatri stabili di Palermo e Roma, con la regia di M. Castri che lo dirige anche in Così è (se vi pare) di Pirandello (ERT , 2007). Con P. Stein è Šatov ne I Demoni di Dostoevskji (Teatro Stabile Torino, Tieffe Teatro), Pemio Ubu quale migliore spettacolo dell’anno 2009. Stein lo dirige anche in Ritorno a casa di Pinter per il Teatro Metastasio di Prato, debutto al Festival di Spoleto 2013. Nel 2012 è Cal in Lotta di negro e cani di B. M. Koltès, regia di R. Martinelli per il Teatro I di Milano. Nel 2018 è Jamie in Lunga giornata verso la notte di O’ Neill, regia di A. Cirillo – Tieffe Teatro di Milano. Al Piccolo Teatro, nella stagione 2019/20, è stato coprotagonista di Ritorno a Reims, dal saggio autobiografico di Didier Eribon, prima regia di Thomas Ostermeier per lo stabile milanese. Nel 2020/21 è protagonista in Edificio 3 di Claudio Tolcachir ancora il Piccolo di Milano. Nel 2021 è diretto da Valerio Binasco ne Il piacerede dell’onestà di Pirandello per lo Stabile di Torino e mette in scena per il Teatro della Tosse di Genova Giusto di cui è anche autore e interprete. Nel 2022 dirige Il Sequestro di Fran Nortes per il Festival Teatrale di Borgio Verezzi e nel 2023 dirige e interpreta Il Giardino dei Ciliegi di A. Cechov per Tieffe Teatro Menotti e Teatro Nazionale di Genova). Come autore e regista, nel 2007 è semifinalista al Premio Scenario con il monologo Che Gusti Ci Sono di cui è autore e attore, prodotto in collaborazione con ERT di Modena. Nel 2009 vince il Premio Nuove Sensibilità al Napoli Teatro Festival con L’Operazione di cui è autore, regista e interprete, prodotto da TPE di Torino e ripreso nel 2017 dal Teatro Franco Parenti di Milano. Nel 2011-12 scrive e interpreta per Rai2 la striscia satirica finale del talk politico L’Ultima Parola per più di trenta puntate. Nel 2014 è autore della commedia di grande successo Peperoni difficili, coprodotta dal Teatro Franco Parenti e dalla compagnia Jacovacci e Busacca, di cui è cofondatore. Nel 2016 debuttano il suo testo Ore d’amore all’Elfo Puccini (prima nazionale) e la nuova produzione del Franco Parenti BAD and Breakfast di cui è autore, regista e interprete. Nel 2019 scrive e dirige Pescheria Giacalone e figli per lo Stabile di Catania. Nel 2021 debutta col suo ultimo monologo, Giusto per il Teatro della Tosse di Genova. Al cinema è tra i protagonisti de La mafia uccide solo d’estate di Pif e di Smetto quando voglio – la Saga di S. Sibilia. Nel 2022 è in La Stranezza di Roberto Andò con Toni Servillo e Ficarra e Picone. In Tv recita in Romanzo Siciliano di L. Pellegrini (Canale 5), Lampedusa di M. Pontecorvo (Rai1), Il Commissario Montalbano di A. Sironi (Rai1) e 1994 di G. Gagliardi (Sky), Il nostro Generale (Rai1)


Foto di Laila Pozzo


Inguaribile e testardo sognatore, si è laureato in Lettere Moderne presso l’Università degli studi di Salerno e frequenta la magistrale di Filologia Moderna nello stesso Ateneo. Vive l’Arte in simbiosi con la sua vita ed è sempre in cerca di nuove storie da vivere e scrivere per emozionarsi e far emozionare. Ama il mondo dello sport, in particolare quello del calcio e della palestra, seguendoli e praticandoli entrambi. Il viaggio è il suo stimolo per conoscere, imparare e avere tutto ciò che ogni cultura ha da offrirgli, in pratica usa gli occhi per guardare e i sogni per guardare oltre.