Samantha Cristoforetti: “C’è la terra laggiù!”

Fotografia tratta dal web


Scrivo spinta dall’orgoglio di avere come nostra connazionale Samantha Cristoforetti, prima italiana ad andare nello spazio, e quindi dal desiderio di narrare parte della sua storia.
Nata a Milano, una vita di studio e sacrificio per potere diventare ciò che è. Basti pensare che parla correntemente cinque lingue. Nelle sue missioni, comunica in russo con le basi.
A 17 anni si trasferisce in Minnesota,  per un programma di Intercultura. Torna in Italia, studia a Bolzano e Trento, consegue invece la laurea in ingegneria meccanica a Monaco di Baviera.  
Nel 2001 inizia la sua carriera di pilota militare all’Accademia Aeronautica di Pozzuoli, poi si reca di nuovo in USA, dove resta sino al conseguimento del grado di Capitano. Nel 2004 si laurea in Scienze Aeronautiche presso la Federico II di Napoli, e di questa città s’innamora,  tant’è che nel suo ultimo viaggio nello spazio omaggia Napoli inviando ai social una foto del Vesuvio ritratto dallo spazio.



Ma quando la carriera di Samantha spicca il volo?

Accade nel 2009, quando all’età di 32 anni viene selezionata dall’ESA (insieme a 5 colleghi) tra 8500 partecipanti per una missione nello spazio di 199 giorni, dal 23 novembre 2014 all’11 giugno 2015, quindi di 5 anni dopo. Missione preceduta da 2 anni di durissima preparazione, che si volge per lo più nella Città delle stelle, centro russo di addestramento degli astronauti.  Mesi e mesi per familiarizzare con la tuta Sokol e tutto quanto servirà a consentirle di vivere e fare il suo lavoro quando sarà all’interno della capsula,  prima donna italiana (e terza europea) ad andare nello spazio.  


Del momento in cui le viene comunicato che è stata scelta per la missione, scrive:

Ogni fibra del mio corpo, ogni corda del mio spirito, si rilassa. Non esulto, non rido, non piango. Mi pervade una gioia quieta e assaporo in silenzio un profondo sollievo. Prima di dormire do uno sguardo al piccolo lembo di cielo che posso vedere dalla mia finestra. Un giorno, quando sarò a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, sarò anch’io un puntino luminoso lassù…

Suo marito Lionel è un ingegnere aerospaziale di origine francese. Vivono a Colonia, dove lui, guarda caso, addestra astronauti in seno all’ESA.
Samantha oltre che dal suo lavoro è animata da altre passioni, in primis quella per l’escursionismo e le immersioni subacquee. E’ madre di due figli, il maschio di sei anni e la femmina di tre, partoriti tra la sua prima e seconda missione.
Sembra impossibile che in un solo corpo, in una sola mente, in una sola vita, possano essere contenuti così tanto ardore ed esperienza.
La prima missione, della durata di sei-sette mesi, si chiama Futura e prevede il raggiungimento, a bordo del veicolo Sojuz,  della Stazione Spaziale Internazionale (ISIS). La missione vale ad attuare esperimenti sulla fisiologia umana, analisi biologiche e la stampa 3D in assenza di peso. Samantha testa in prima persona alcuni dispositivi innovativi per la diagnosi gravitazionale del ritorno venoso cerebrale in telemedicina.
La seconda missione ha nome Minerva. Inizia il 27 aprile 2022 per un viaggio che dura sei mesi.

Il lancio (per arrivare nello spazio bastano 3-4 minuti) avviene non con la classica Sojuz, ma con una capsula Dragon, così la Cristoforetti è la prima donna a volare con SpaceX, a una velocità 28 mila KM/h, a 400 km di quota.
L’atterraggio si realizza nell’oceano Atlantico, al largo di Jacksonville, in Florida. La Craw Dragon viene prelevata dalla nave specializzata per il recupero. In un secondo momento gli astronauti possono lasciare la capsula.
Ma a parte questa doverosa cronistoria, chi è questa donna geniale, cui hanno dedicato un astro che prende il suo nome, un ibrido di orchidea scoperto in Salento, una Barbie ‘femminista’ col suo volto?
Samantha è stata una bimba che guardava spesso il cielo. Nel paese in cui cresce, Malé, c’è poco inquinamento luminoso, così lei la sera può intrattenersi ad ammirarlo, sognando un giorno di far visita agli astri. Ama ed amerà per tutta la vita gli episodi di Star Trek.
Da piccola non poteva sapere che c’erano un destino già scritto per lei  e qualcosa di straordinario nella sua testa, che un giorno oltre alle sue due lauree, ne avrebbe ricevute altre due ad honoris causa: quella in Bioingegneria nel 2017 dall’università di Pavia e quella in Ingegneria aerospaziale nel 2019 dal Politecnico di Torino.
Il 14 settembre dello scorso anno, inoltre, è stata designata per ricoprire il ruolo di Comandante dell’ISIS.
Eppure a sentirla parlare, Samantha si dimostra una persona semplice e alla mano, serena, pacata, sorridente e a noi che l’ascoltiamo, viene da pensare cose tipo… ma come fa ad essere così calma, con tutto quello che ha dentro, come fa a contenerlo? E la scrutiamo nello sforzo di comprenderla.
Lei ci viene incontro scrivendo per noi un libro. ‘Diario di un’apprendista astronauta’. Usa i social, rilascia numerose interviste. Ascoltiamo dunque  la sua narrazione dello spazio, questo profondo vuoto che pure contiene ‘oggetti’ come le stelle, le galassie ed altri oggetti astronomici. Questo luogo dall’odore di bistecca bruciacchiata ricoperta di rum e lamponi, oceano di silenzio perché i rumori non vi si possono propagare.
(Del profumo della luna, invece, si dice che sembra polvere da sparo esausta. Ogni tentativo dei ricercatori di conservarlo, è sempre risultato vano).
La vita di un astronauta, è dettata da numerose regole, tutte importantissime e correlate tra di loro, alcune addirittura indispensabili per la sopravvivenza, come l’indossare una tuta spaziale, senza la quale nello spazio si morirebbe nel giro di due minuti e mezzo per mancanza di ossigeno. Una tuta che comprende guanti, casco e stivali e sulla terra pesa circa 127 kg, ma che contrariamente a quanto si può pensare, consente agli astronauti di muoversi comodamente. Bisogna indossarla anche perché fuori fa un freddo estremo. E’ di colore bianco per riflettere la luce solare e proteggere da radiazioni cancerogene e scottature.
Nella navicella gli astronauti dormono infilati in un sacco a pelo in posizione verticale, agganciato alle pareti, oppure, visto che Samantha preferisce galleggiare, sganciato dalla parete.
Una cosa curiosa è che se si piange, per l’assenza di gravità le lacrime non si separano, ma formano un’unica grossa goccia che può colare lungo la guancia o evaporare o risalire lungo il naso e raggiungere l’altro occhio.
Per lavarsi usano un panno umido e insaponato. Le stoviglie sporche vengono schiacciate e gettate via. L’acqua usata viene in parte riciclata. Sarebbe oltremodo difficile e dispendioso fare arrivare acqua dalla Terra, dunque ci sono sistemi di filtraggio e riutilizzo del sudore, del vapore del respiro, persino delle urine.


Su questa faccenda gli astronauti, compresa Samantha, scherzano:

Il caffè di ieri diventa il caffè di domani! 

Mangiano cibo contenuto in sacchetti, soprattutto frutta, verdure, carne, dolci, caramelle, ma niente che faccia briciole. La mancanza di gravità le farebbe svolazzare e gli astronauti potrebbero soffocare nel respirarle. Di solito il cibo è abbinato a una salsa per cui non vola via dal cucchiaio. Il sapore del cibo è piccante perché nello spazio il senso del gusto non è molto forte. Sale e pepe sono in forma liquida.  Niente cucina nella navicella spaziale, ma tavoli sì.   Due ore circa di esercizio fisico al giorno, perché la mancanza di peso indebolisce i muscoli e le ossa. Tempo per lavorare, ma anche tempo libero per leggere, giocare ai video giochi, spedire mail.   Quello che di solito ogni astronauta preferisce fare, però, è guardare di sotto, verso la terra.


Dal diario di Samantha:

C’è la terra laggiù. Blù, come si conviene, con spruzzate di bianco che proiettano ombre lunghe sul mare…


Medico Pediatra, scrittrice, editor, giornalista pubblicista. Da anni si occupa della parola, con un percorso trasversale che va dalla poesia alla narrativa, drammaturgia, saggistica. Ha al suo attivo numerosi riconoscimenti, tra cui il Premio Solinas per il suo fantasy ‘Una magica magia’. Ha pubblicato, ‘Il mio primo sole’, edito Oèdipus, che narra la sua storia e quella del suo paese. Il suo ultimo volume è 'Arminio&Arminio' (Marlin Editore), la narrazione del poeta italiano contemporaneo più letto. www.normadalessio.it