Scordato

Scordato: un film di e con Rocco Papaleo come protagonista (tra l’altro anche co-produttore), uscito nelle sale cinematografiche lo scorso 13 aprile

Le locandine sono tratte dal web

Premesso che Rocco Papaleo oltre che come artista mi piace proprio come persona. Mi piacciono la sua ironia, la sua malinconia, il fatto che sia così aperto e vero ma al contempo misterioso (in effetti anche la sua postura così singolare è un mistero. Quei movimenti così piccoli del capo, sono una scelta o una necessità, nel senso che è anchilosato?).
Mi piace la narrazione dei suoi occhi a palla.
Mi piace il suo senso della musica. Ha cominciato da piccolo come batterista suonando sui fustini di detersivo per la lavatrice, poi si è spostato sulla chitarra.
Mi piace la sua tranquillità che forse è come il caos calmo di Nanni Moretti.
Mi piace da morire la sua voce piena di suoni bassi, unica e improducibile.
Mi piace che sia rimasto legatissimo alla ex moglie, madre del suo unico figlio Nicola di 20 anni. Sonia Peng è una sceneggiatrice di origine svizzera con cui continua a collaborare e di cui porta ancora al dito la fede nuziale, non più a sinistra ma a destra.
Nicola è un figlio di cui dice di essere folgorato. Di pendere dalle sue labbra ed essere incapace a dirgli un qualunque no.

Quando hai un figlio l’orizzonte si allunga. Io non ho più paure per me, ma per lui…

Insomma, mi piacciono un sacco di cose di Papaleo.
In questi anni ha stralavorato in teatro, che dice di preferire per via del contatto diretto col pubblico, in tv, facendo tra l’altro molte serie, e naturalmente al cinema. Ha fatto il cabarettista, il doppiatore e presentato persino Sanremo.
Suo capolavoro, Basilicata coast to coast di undici anni fa, con cui si è aggiudicato sia il David di Donatello che il Nastro d’argento come migliore regista esordiente. L’ho visto e rivisto in maniera insaziabile.
Ed ora Scordato, film dell’età matura, di cui durante la pandemia ha partoriti l’idea, il soggetto e la sceneggiatura (quest’ultima insieme a Valter Lupo). Reputo che sia il suo surreale amarcord.
Ambientato in Basilicata, sua terra d’origine, ma anche nella bellissima Salerno.
Infatti il protagonista è un accordatore di pianoforti che per lavoro frequenta il conservatorio salernitano. In perenne crisi esistenziale, i suoi nodi col passato ha completamente rinunciato a scioglierli. Vive così lontano da qualunque dinamica e per questo privo di qualsivoglia gioia. Una vita opaca come il fumo dell’erba di cui è consumatore abituale , vita in cui i tentativi in amore, peraltro goffi ma per noi spettatori esilaranti, finiscono prima di iniziare.
A un certo punto però suo malgrado è costretto a intraprendere un viaggio nel passato (nel film ricco di flashback ne vedremo momenti dell’adolescenza e soprattutto della giovinezza).Una fisioterapista da lui incontrata (la cantante Giorgia al suo esordio cinematografico), lo induce a ritornare a Lauria, suo paese natale anche nella vita.
Ecco allora che il conflitto col passato ed anche lo scambio dialettico con una persona che non diciamo chi è, impazzano, con le immagini della verde Basilicata che fanno da sfondo insieme alle musiche della colonna sonora jazz di Michele Braga, che testimoniano l’ottimo gusto e la raffinatezza di Papaleo.
La cifra di questo film è data come sempre dalla sua gentilezza, per Papaleo come una pelle, la nostalgia, la muta ironia.
Ed anche la franchezza, cui Papaleo non rinuncia, come documentato dalla scena in cui a Lauria, appena appresa la notizia, esce per strada a gridare a tutte le persone che incontra: ‘Matera capitale della cultura 2019!’, ‘Matera capitale della cultura 2019!’. Purtroppo nessuno mostra di entusiasmarsi.
C’è poi una scena molto potente che ricorda Rocco Scotellaro, che in paese omaggiano con un murales dipinto sul muro di una strada poco frequentata. La sorella del protagonista griderà al sindaco, che sta per fare il suo discorsetto, invettive che le costeranno l’arresto.

Scordato come un pianoforte scordato che non serve più, ed è così che anche noi uomini a volte ci sentiamo. Scordato come dimenticato.
Ma se siamo dimenticati dagli altri, non dobbiamo essere noi a dimenticarci di noi stessi, o a dimenticare di perdonare o perdonarci. E allora?

In fondo nella vita come nella musica la questione è inserire la nota giusta. E’ una citazione del film.

Ma per me ce n’è una ancora più bella, che dà voce alla forza della mente e anche del cuore e recita così: Sappi che un pensiero quando non lo si vuole pensare, si pensa da solo.



Trailer ufficiale


Medico Pediatra, scrittrice, editor, giornalista pubblicista. Da anni si occupa della parola, con un percorso trasversale che va dalla poesia alla narrativa, drammaturgia, saggistica. Ha al suo attivo numerosi riconoscimenti, tra cui il Premio Solinas per il suo fantasy ‘Una magica magia’. Ha pubblicato, ‘Il mio primo sole’, edito Oèdipus, che narra la sua storia e quella del suo paese. Il suo ultimo volume è 'Arminio&Arminio' (Marlin Editore), la narrazione del poeta italiano contemporaneo più letto. www.normadalessio.it