Prendersi cura di un cane in America. I primi mesi con Daisy

Dalla nostra inviata negli Stati Uniti d’America

Trough scientific datas to the personal experiences, the companionship of a dog in the US could be touching and useful but expensive and difficult to manage at the same time




I benefici della compagnia di un cane confermati dalla scienza


Nell’articolo “The benefits of owning a pet – and the surprising science behind it”, la CCN Health ha recentemente proposto una sintesi di alcuni studi clinici guidati da diversi istituti accademici, tra cui l’Indiana e la Western Carolina University, i quali confermano che soltanto vedere video di cani o gatti instilla in chi guarda energia positiva e aiuta ad allontanare le emozioni negative.
Colpisce scoprire, ad esempio, che ricerche condotte trasversalmente su quasi 4 milioni di persone in Stati Uniti, Canada, Paesi Scandinavi, Nuova Zelanda, Australia e Regno Unito provano che occuparsi di un cane contribuisce a ridurre del 24% il rischio di morte per qualsiasi ragione. Inoltre, se una persona soffre oppure ha sofferto di infarto o di ictus, prendersi cura di un cane comporta il 31% in meno di possibilità di morire per una malattia cardiovascolare.



La mia scelta di accudire un cane in America


L’esperienza americana di accudimento di un cane
Dopo anni di grande attesa del momento giusto per iniziare ad accudire un cane, ho ritenuto che la mia permanenza negli Stati Uniti potesse essere compatibile con questa nuova avventura. La vita di un espatriato, ancora di più se lontanissimo da casa, deve tener conto di tante cose, tutte afferenti ad un’unica grande costante: l’instabilità. Non sapere, per esempio, quanto durerà, dove porterà, allena ad essere flessibili, a portare l’ignoto nella propria quotidianità, con una sola certezza: due volte all’anno si torna in Italia per far visita a parenti e amici.
Viaggiare in aereo con un cane significa tener conto di dimensioni e razza.
Ogni compagnia ha le sue astruse regole, e superata una certa soglia di peso e taglia, un cane non può viaggiare in cabina, il suo posto è il Cargo, ovvero un container simile alla stiva per i bagagli, territorio bandito per molte razze a causa delle conseguenze che potrebbe avere su animali con potenziali problematiche respiratorie o cardiache.
Escludere dunque i cosiddetti “rescue”, i canili, è un passo obbligato: occorre chiaramente considerare le condizioni imprescindibili per gli spostamenti. Comprare un cane sembra un sacrilegio ma in questi casi non c’è scelta.
Quanto costa prendersi cura di un cane in America
Il business dei cani in America è molto florido, si toccano cifre che nella media equivalgono al triplo dell’Italia. I protagonisti del business sono i negozi per animali. Il prezzo per acquistare un cane di piccola taglia si aggira intorno ai 4000 euro e a salire per gli altri. Nelle migliori catene di negozi i cuccioli sono esposti in teche minuscole, si aggrappano ai vetri, giacciono spesso nei loro escrementi.
L’alternativa è fornita dagli allevatori, che nel migliore dei casi sono persone che hanno trasformato la passione in un lavoro, e si occupano come in Italia delle prime vaccinazioni, del microchip – qualora il futuro proprietario lo desideri -, del training iniziale e dell’avvio alle corrette abitudini alimentari.



La mia Daisy


La mia cagnolina Daisy è originaria della Pennsylvania. È una Boston Terrier di 5 mesi recuperata in New Jersey quando ne aveva due e mezzo (60 giorni sono il termine minimo negli Stati Uniti per separare un cucciolo dalla sua mamma).

La Boston terrier è una razza tipicamente americana, nasce qui da un incrocio tra bulldog e cani di tipo terrier di taglia piccola. È denominata “The American Gentlmen” per il suo carattere armonico con la vita domestica e gli umani.

È molto veloce nell’apprendimento e si abbina ai ritmi dei proprietari: sono alcuni dei motivi per cui la scelta è ricaduta su questa tipologia.
È mascotte della Boston University, che la riporta nel suo logo.

Nella città dove abito incontrare un cane è un’esperienza ricorrente. I cani pullulano ovunque, grandi e piccini, e i loro amici umani si riconoscono facilmente: tutti amano i cani, adorano parlarne e condividere esperienze.
Gli incontri più frequenti avvengono nelle dog areas (pensate appositamente per cani) che sono presenti nei condomini di nuova costruzione e maggiormente frequentati dai millenials, come il mio, che fa della vicinanza alla Yale University il motivo di maggiore attrattività per questa categoria.

È per questo che gli edifici ne traggono beneficio: quando un cane entra nella sua nuova casa, sono previste una tassa da pagare una tantum ed un incremento mensile dell’affitto. Le regole da seguire sono facilmente intuibili e servono a garantire la convivenza con coloro che preferiscono non avere contatti con gli animali domestici.
Lo scoglio più dispendioso da affrontare concerne l’assistenza medica.
I vaccini obbligatori e altamente consigliati nei primi mesi sono tantissimi, ad essi sono abbinate le consulenze inderogabili dei veterinari che si pagano a parte. L’assicurazione sanitaria è indispensabile per ammortizzare le spese e si aggira mediamente intorno ai 100 dollari mensili per una copertura dignitosa, tuttavia un’assicurazione di questo tipo difficilmente rimborserebbe ad esempio i costi di sterilizzazione.



Viaggiare con un cane in America


Sposarsi per lavoro o vacanze con un cane richiede un’organizzazione precisa e meticolosa. Trovare strutture alberghiere pet-friendly è più semplice nelle grandi città, ma non è un elemento ancora diffuso a macchia d’olio, i costi sono ingenti (talvolta elevati del 50% per notte a causa della presenza di un singolo cane) e vigono restrizioni serrate nelle aree comuni.

Muoversi con la propria auto è la soluzione migliore, poiché’ consente di viaggiare alle proprie condizioni, eppure se si pensa che un solo stato americano, il Maine, è grande 1/5 dell’Italia, si realizza facilmente che le distanze in America sono enormi.
Lo stesso vale per ristoranti e attività da fare in interni ed esterni.
La maggior parte dei ristoranti non ammette cani all’interno a meno che non si tratti di animali tracciati come “emotional support dog” e “service dog”.
 


Che cosa sono l’emotional support dog e il service dog?


L’emotional supporto dog – chiamato anche ESA, emotional support animal – è un permesso speciale rilasciato alle persone le cui condizioni mentali o emotive rendono utile la presenza di un cane. È necessario poiché previsto dalla legge che venga rilasciato da professionisti quali terapeuti, psicologi o psichiatri che hanno il compito di determinarne la rilevanza.
Il “service dog” è, invece, un lasciapassare rilasciato a persone interessate da disabilità, ovvero è attribuito a persone il cui cane è stato preliminarmente istruito a svolgere determinati compiti o lavori direttamente collegati al proprietario. Per esempio, è il tipo di servizio riconosciuto a coloro che soffrono di attacchi di panico (medical alert dog) o affetti da cecità (guide dog).
La differenza sostanziale tra i due implica conseguenze immediate nella vita di tutti i giorni. Il service dog costituisce chiaramente un passepartout per avere accesso ovunque senza alcun tipo di restrizione, diverso è il caso dell’emotional support dog per cui il varco alle attività ristorative o di altra natura dipende dalle scelte aziendali. Quest’ultimo resta in ogni caso lo strumento di più facile accesso per chi vuole godere della compagnia del proprio amico a quattro zampe anche fuori dalle mura domestiche.
 


In conclusione


Da questa breve panoramica che parte dai dati scientifici e si addentra nell’esperienza del prendersi cura di un cane negli Stati Uniti si comprende che, per quanto sia appassionante, toccante ed anche utile la compagnia di un amico a quattro zampe, è complicato conciliare le opportunità/libertà dei proprietari con i diritti di tutti e c’è un confine molto sottile tra la grande apertura e l’interesse diffuso in un popolo e il rischio di trasformarlo in un business spietato e alla stregua di un preciso target di persone in grado di sostenerlo.


Grazie a Daisy per aver posato per MediaVox Magazine



Diletta Ciociano, laureata magistrale in filosofia, masterizzata ed esperta di management delle risorse umane, professionalmente si occupa della gestione di progetti in ambito sociosanitario, pubblico e privato. Da sempre grande divoratrice di libri e film, ma appassionata di linguaggi culturali in generale, legge e dispensa consigli su cinema, letteratura, podcast e musica. Di recente trasferita negli Stati Uniti, vive a New Haven, Connecticut