Oggi vi parleremo di uno scrittore emergente, il cui libro tratta di argomenti di assoluta attualità…
Alexander Wilde è laureato in Scienze della comunicazione e lavora come social manager e web editor per diverse associazioni culturali in Campania e Lazio. Il cinema e il teatro sono le sue grandi passioni. Ha avuto modo di partecipare come stuntman nelle produzioni internazionali: Wonder Woman; Maradona sueno bendito; House of Gucci; Il talento di Mr. Ripley.
Ha curato l’organizzazione dello spettacolo Stalking che ha debuttato in anteprima europea a Stoccarda il 22 settembre 2022 e sta terminando la sua prima raccolta di racconti, Schegge. Nel 2022 pubblica con Brè la silloge poetica Libero.
L’INTERVISTA
Quando è nata la sua passione per la scrittura?
Tutto è accaduto il secondo anno di università. Un po’per gioco, un po’per racimolare crediti formativi, mi sono iscritto a un laboratorio di scrittura tenuto da Anna Pavignano. Le prime lezioni sono state terribili, non facevo altro che sbuffare e importunare i miei colleghi. Invece, l’ultimo giorno è accaduto l’irreversibile. La Pavignano ci ha chiesto di scrivere qualcosa. La prima mezz’ora è stata tragica, non riuscivo a scrivere nulla. Poi, si è scatenata in me una vera e propria furia creativa. Ho iniziato a vomitare su quel foglio decine e decine di parole. Così, è nato il mio primo racconto. E da allora non ho più smesso di scrivere. Scrivo di tutto: racconti, poesie, frammenti di romanzi. Ho provato a scrivere persino un saggio sul cinema di Bernardo Bertolucci. Insomma, ho capito che la scrittura è una parte fondamentale di me, mi completa come essere umano.
Ci parli un po’di questo suo libro: da dove ha tratto l’ispirazione? Il mio migliore amico, edito Brè Edizioni, è un romanzo di formazione molto effervescente. Stefano, il protagonista, ha una relazione erotico-sentimentale sia con Claudia (la sua ragazza) che con Mauro (il suo migliore amico). Nel complesso, il libro è il racconto di quest’amore triangolare fatto di agguati, assenze, ed eterni ritorni. Infatti, il lettore dovrà attendere le ultime pagine per scoprire quale sarà la scelta definitiva di Stefano: Mauro o Claudia? Il mio migliore amico è, dunque, un viaggio esplicito nella ‘fluidità di genere’, o come la definisco io nella ‘libertà emotiva’ tra esseri umani. Ho avvertito l’urgenza di raccontare questa storia perché sono fermamente convinto che in amore non debbano esistere categorie precostituite, o sottocategorie semantiche costantemente esposte al giudizio in quanto rappresentanti di una minoranza. Quando ci si ama, ci si ama e basta. Non esistono differenze di età, di genere, o socio-economiche. Forse, la mia è solo una visione dell’amore ingenuamente romantica.
Cosa l’ha spinto a scrivere questo romanzo? Ho scritto questo romanzo perché amo il calcio, ma soprattutto perché volevo raccontarlo in maniera totalmente inedita. Spesso il mondo dello sport, quello del calcio in particolare, è rappresentato come il tempio del machismo. In realtà, non è così. Accade, non di rado, che negli spogliatoi si nascondano storie di ragazzi fragili che non riescono a vivere apertamente la propria sessualità. Il sistema-calcio impone un certo modello (calciatore-belle donne- belle auto), che si è consolidato nel tempo, e nell’immaginario collettivo. Quindi, per un campione osannato dalla folla è complicato fare coming out, anzi, per evitare sospetti sulla propria sessualità alcuni giocatori organizzano matrimoni di copertura. In tal senso, è emblematica la storia di Jankto, l’ex centrocampista dell’Udinese, che qualche mese fa ha dichiarato di essere gay, pur essendo sposato e padre. Significative sono anche le parole dell’ex arbitro brasiliano, Benevenuto, che ha confermato che nei campi di calcio esiste molta bisessualità repressa. Dunque, Il mio migliore amico non è frutto di una suggestione letteraria, bensì è una storia che svela qualcosa che nel mondo del calcio esiste, ma che nessun calciatore osa raccontare per paura di vedere stroncata la propria carriera.
Qual è il suo momento creativo preferito? Scrivo sempre. Ovunque. Anche quando viaggio, porto con me il tablet o un taccuino su cui annoto episodi divertenti, incontri fugaci, dettagli che mi colpiscono. Possono essere dettagli di un luogo, ma anche dettagli di una persona, come un tono di voce particolarmente buffo o fastidioso. Ormai la scrittura è parte integrante della mia vita, non riesco a farne a meno. La definisco la mia ‘magnifica ossessione’, ma soprattutto rappresenta il filtro attraverso il quale ho scelto di conoscere il mondo, raccontarlo, viverlo.
C’è un messaggio che vuole lasciare nei suoi lettori? Se sì, quale? Siate liberi. Sempre e comunque, liberi.
Spendiamo larga parte del tempo nel dissimulare, sia in ambito lavorativo che nella sfera privata. A lavoro fingiamo per cercare di firmare più contratti o, magari, ottenere più vendite. Quando incontriamo un ragazzo o una ragazza, che ci piace, fingiamo nel tentativo di capire quale potrebbe essere la strategia più efficace per poterlo/la sedurre. Dunque, siamo costantemente imprigionati in un’eterna messa in scena, che più che generare felicità produce stress.
Ecco, il messaggio che vorrei consegnare ai miei lettori e alle mie lettrici con questo romanzo è: smettete di fingere! Firmerete meno contratti; venderete meno; vi porterete a letto meno ragazze o ragazzi, però, sarete meno stressati e chissà… magari più felici.
Quali sono i suoi progetti futuri? Sto lavorando a diversi progetti. Ho terminato la mia prima raccolta di racconti, Schegge, che uscirà il prossimo settembre. È un viaggio diviso in due parti: l’Italia prima del Covid; l’Italia dopo il Covid.
Ho iniziato a contattare dei produttori cinematografici, perché mi piacerebbe che Il mio migliore amico diventasse un film. Sono molto determinato, non mollerò finché non raggiungerò quest’obiettivo. Sto lavorando per cercare di portare in giro per l’Italia, Stalking, uno spettacolo teatrale sulla violenza di genere che ha debuttato il 23 settembre 2022 a Stoccarda, ed è già stato a Firenze e Roma. Continuo a lavorare come social media manager, ma ho cambiato ambito, adesso mi occupo di profili che trattano tematiche economiche/finanziarie. In ultimo, ho iniziato a scrivere il mio secondo romanzo, un noir ambientato nel mondo dell’arte.
Quali invece i suoi sogni nel cassetto? ‘Sogni nel cassetto’ è un’espressione che non mi piace. Preferisco il termine ‘obiettivi’ perché mi dà l’idea di qualcosa di raggiungibile. Del resto, credo che con l’impegno, la costanza e la determinazione si possa raggiungere qualsiasi traguardo. Il mio prossimo obiettivo è quello di raggiungere un milione di lettori. Indubbiamente, qualcuno sorriderà nel leggere quest’affermazione, ma dopo aver lavorato a pochi metri di distanza da Gal Gadot e Lady Gaga, star planetarie, nulla mi sembra impossibile. L’altro obiettivo è quello di innamorarmi perdutamente, come Stefano è innamorato di Claudia e Mauro. Questa, forse, al momento mi sembra l’unica vera mission impossible.
