Da una decina di anni ad oggi si è soliti dire che l’innovazione non conosce frontiera e probabilmente non furono mai pronunciate parole più veritiere. L’universo tecnologico ormai ha preso piede nella vita delle persone; e tutti, volenti o nolenti, ne sono influenzati, a partire dagli smartphone per finire ai computer di ultima generazione. Questa inesorabile innovazione culmina ai giorni nostri in due sole parole: “realtà virtuale”. Ma che cos’è davvero questa nuova forma di tecnologia? Per definizione essa “integra il mondo reale in uno virtuale” e consente al corpo di divenire un’interfaccia con cui poter interagire in un sistema creato a tavolino. In parole povere il proprio corpo diventa lo strumento che si muove in un software creato al computer. Tridimensionalità e multisensorialità le parole che meglio rappresentano questa tecnologia.
Molti credono che investire tempo in questo settore possa nuocere ad altre ricerche più “utili”, mentre altri, senza dubbio molto fiduciosi, sperano che questi lavori possano cambiare il modo di vedere la situazione. Medicina, scienze, archeologia e molti altri rami degli studi hanno aderito a questa nuova moda, che però per colpa di alcune industrie rischia di rimanere tale. Un fuoco di paglia: ecco quello che potrebbe diventare tutto ciò. Le aziende che trattano di virtual reality avanzano a tentoni, perché sanno di percorrere un sentiero del tutto inesplorato e di rischiare per qualche passo falso di incespicare in una pozzanghera troppo profonda.
Uno dei settori maggiormente coinvolti è il cinema. Inserire in esso la realtà virtuale sarebbe purtroppo come muovere una videocamera. Non potrebbe quindi esprimere il massimo delle proprie potenzialità. Attualmente i migliori sviluppi si sono avuti nel settore videoludico, una vera e propria palestra per queste aziende. Ed è proprio in quest’ultimo settore che le grandi industrie stanno facendo passi da gigante, anche senza troppe aspettative: prima fra tutte, la Sony con la creazione di una periferica dedicata. Possiamo fare altri due esempi. In medicina con la creazione di esoscheletri integrati ai visori, è stato possibile ridare piccole sensazioni, quali tatto o vista a paraplegici che versavano in insostenibili condizioni ormai da molti anni. In archeologia, invece, è stato possibile inserire virtualmente un archeologo all’interno di un complesso storico per comprenderne meglio la sua struttura.