Il tempo caldo delle mosche

IMG-20160906-WA0002Dopo la presentazione tenutasi lo scorso 17 maggio, presso l’aula Consiliare del Comune di Sarno (SA) del suo ultimo romanzo Il tempo caldo delle mosche(Watson edizioni, 2015), abbiamo avuto il piacere di re-incontrare il dott. Vincenzo Restivo, giovane scrittore casertano, di Marcianise per essere precisi.

Ragazzo di sottile e vasta cultura, dai poliedrici interessi e socialmente impegnato con l’Associazione RAIN di Caserta, di cui è consigliere, che si batte per la difesa e la tutela dei diritti LGBT.

Copertina de "Il tempo caldo delle mosche"
Copertina de “Il tempo caldo delle mosche”

“Il tempo caldo delle mosche”. La trama:Martin è un sedicenne che affronta il delicato processo di “formazione” attraverso un susseguirsi di vicende molto più
grandi di lui. Segreti, morti violente, omicidi innocenti. All’interno di una comunità contadina che trascorre i giorni a coltivare la terra ed ad allevare il bestiame, dove il tempo è scandito dal ciclo naturale delle stagioni, si annida il male, l’oscurità, l’invidia e la bramosia. Siamo in estate, il caldo è afoso, l’aria riscalda i polmoni ad ogni respiro e le mosche
rendono tutto più insopportabile, specie quando si posano sulla pelle sudata ed appiccicosa. Il duro lavoro nei campi e nelle stalle si interrompe solo per adempiere ai doveri religiosi: ogni azione umana, seppur  infima agli occhi degli estranei, deve essere compiuta perché “sta bene agli occhi di Dio”. Il fine giustifica l’agire. Il giovane Martin, un adolescente preda dei continui attacchi di asma, vive con i genitori, un padre-padrone severo e violento, ed una madre timorosa di Dio soggiogata dai precetti della religione evangelica. E poi l’aiutante ventenne assunto dal padre, l’aitante Caleb di cui Martin segretamente si innamora. Martin e Caleb, nei pomeriggi vuoti e torridi, quando liberi dal lavoro, attraversano i vasti campi di tabacco fino ad arrivare dalla professoressa di francese, la signorina Eva Besson, per spiarla dalla finestra visto che la donna ha la strana abitudine di girare seminuda per casa. Eva Besson, la donna del mistero, portatrice di sventure e custode di intimi segreti, additata e malvista da tutti i membri della comunità: le donne la invidiano, perché Eva è bella e sensuale; gli uomini la bramano e la desiderano perché è il sogno erotico, il piacere irraggiungibile. Ma con Eva ci sono i corvi che gracchiano ad ogni cattivo presagio. Il male è arrivato ed ha toccato tutti gli abitanti della comunità, sporcando le loro mani e macchiando le loro anime.Il testo si presta ad una facile e scorrevole lettura, nonostante i temi trattati. Sarà anche per la scelta dell’autore di comporre capitoli brevi che catturano l’attenzione del lettore che, avido di scoprire cosa sta per accadere e come evolveranno le storie e le vite dei personaggi descritti, prosegue nella lettura senza mai interrompersi. La trama è coinvolgente, una traslazione, in stile misto tra il thriller ed il giallo, di tematiche sociali attuali: l’omosessualità, la pedofilia, l’usura, la violenza sulle donne.

 

L’11 maggio 2016 è stata approvata la legge sulle unioni civili. Il 17 maggio 2016 si è svolta la giornata mondiale contro l’omofobia. Due date importanti, comunque significative. Ma per tutelare un diritto naturale dell’uomo occorre, oggi, davvero una legge ad hoc?

Faccio parte della RAIN, associazione LGBT casertana, e per lungo tempo abbiamo, come associazione, tentato di coinvolgere gli enti ed i comuni della provincia ad eventi e dibattiti in merito ma ci hanno sempre negato ogni forma di collaborazione o di partecipazione. Ci hanno letteralmente chiuso le porte in faccia. Anche l’amministrazione del mio paese è stata assente e mi sono sentito come messo da parte e discriminato, quasi uno straniero in patria. Purtroppo si, nel 2016 c’è ancora bisogno di una legge che tuteli ma che ancor prima riconosca i diritti degli omosessuali. Ma la lotta è ancora lunga, poiché con la legge sulle unioni civili sono stati riconosciuti dei diritti, alle coppie gay ed alle coppie di fatto, ma solo in parte. Ed è qui che devono intervenire le associazioni che non hanno alcun ruolo politico, precisiamo, ma hanno lo scopo di garantire agli omosessuali di vivere meglio in una realtà che ancora li discimina.

Credi che la discriminazione verso gli omosessuali e l’omosessualità sia conseguenza di una carenza educativa anche scolastica?

Tutto parte dall’educazione e dalla scuola. Penso siamo tutti d’accordo su questo. Tanto è vero che come associazione siamo andati in giro per diverse scuole del casertano per dei confronti e delle discussioni sul tema, ed abbiamo riscontrato molta confusione nei ragazzi, non solo nella fascia di età 12-14 anni, ma anche dai 14 anni in su. Non si tratta, quindi, di una differenza generazionale, ma di una carenza educativa di base. O meglio ancora di disinformazione. Come è stato per la teoria gender, uno spauracchio, una teoria che non è mai esistita. Un tentativo di dare un’educazione giusta, sessuale, al ragazzo ma con le conseguenze che conosciamo. Insegnare e far capire ai più piccoli cos’è la “diversità”, che oltre alla sessualità tra uomo e donna esiste un’altra forma di sessualità, è un arricchimento personale e culturale importante per la crescita adolescenziale.

Come la scuola anche la famiglia rappresenta un punto di partenza, il momento della formazione. Nel tuo libro rappresenti, anche in maniera allegorica, una famiglia molto particolare ma “figlia dei tempi”, quella del giovane Martin: un padre padrone, una madre soggiogata dalla religione, un figlio che si sente escluso.

In effetti si, la famiglia descritta nel libro è una famiglia dei nostri tempi. Il padre-padrone, che impartisce ordini. La madre repressa e soggiogata dai precetti religiosi. Il figlio, Martin, con le sue mancanze, pieno di allergie, smilzo e magro, che vorrebbe ricevere più attenzioni dal padre. La mia è una descrizione allegorica. Le allergie e le carenze fisiche del giovane protagonista, invero, rappresentano un po’ quelle che sono le problematiche sociali moderne: dalla droga, all’omosessualità all’insofferenza sociale. Martin è omosessuale, segretamente innamorato dell’amico, il manovale Caleb, e non riesce a capire quello che prova perché, purtroppo, vive in una società dove l’omosessualità è assolutamente bandita, non se ne parla. La rappresentazione, in un certo senso, della nostra società.

Nel tuo romanzo vengono inseriti molti simboli. In particolare è continuo il richiamo alle mosche, sempre presenti e fastidiose al pari del caldo soffocante della stagione in corso.

“Il tempo caldo delle mosche”, insieme con L’abitudine del coleottero ed a Quando le cavallette vennero in città, entrambi pubblicati dalla Watson edizioni nel 2013 e nel 2015, costituisce una vera e propria trilogia, la “Trilogia degli insetti”, dove l’insetto ne rappresenta il fil rouge. Sono tre libri dove, all’interno della narrazione, si fa riferimento alla simbologia dell’insetto. Questo richiamo nasce, prima, dalla passione che ho sempre avuto per gli insetti. Sin da piccolo li raccoglievo, collezionavo riviste entomologiche e riproducevo modellini di insetti in plastica. E poi perché ho riflettuto tanto sulla repulsione e sul ripudio che si ha per questo micro mondo, che è poi affascinante. È un po’ lo stesso ripudio che proviamo verso la   diversità. Le mosche rappresentano, in un certo senso, la decomposizione della comunità riportata nel romanzo, ed in generale della società di oggi, affascinata dal cambiamento ma che, allo stesso tempo, non riesce a raggiungerlo ed a toccarlo, ne è spaventata perché legata a certe concezioni e canoni che si impone per vivere secondo un proprio equilibrio. Ma non sarà mai così!! A pensarci, la mosca è un po’ come il grande fratello, quella che vede e sa tutto!! Mentre tutti gli altri personaggi del romanzo sono omodiegetici, la mosca non è omodiegetica. Lei guarda tutto: sta da Caleb come sta a casa di Martin, sta da Eva Besson.

E poi ci sono gli spaventapasseri che agitano le notti del giovane Martin. I corvi che accompagnano la signorina Eva Besson.

Gli spaventapasseri hanno a che fare, da un lato, con una mia personale fobia infantile, dall’altro sono un richiamo alla favola del “Mago di Oz”. Il “Mago di Oz” è un racconto onirico e per me è molto importante il sogno nei romanzi e nelle storie che racconto. Il sogno è l’unico attimo di evasione dei miei personaggi: con il sogno loro evadono in un’altra dimensione.

Il corvo in qualche modo da l’idea di aggressività. In alcuni periodi della sua vita Eva ha bisogno dell’aggressività, di qualcuno più aggressivo di lei. Eva è una donna che dalla vita ha ricevuto solo delle sconfitte, non ha mai vinto. Ed il corvo è lì come a volerla proteggerla in qualche modo. Il corvo non solo l’avverte quando c’è qualcosa che non va, ma, nello stesso tempo, è anche motivo della non inclusione di Eva all’interno del gruppo. Vedere questa donna che si porta sempre dietro uno stormo di corvi, fa di lei una reietta, una strega, una persona da evitare. Però tutti la desiderano. Ricorda, per certi versi, il personaggio di “Malena”. Eva è bellissima ed avvenente, donna esotica venuta da un altro mondo, che vive in una società dove la maggior parte delle donne, vecchie e racchie, imbruttite dal lavoro e dalla fatica, la guardano con invidia perché vorrebbero essere lei. E gli uomini vorrebbero possederla. Ed il corvo sta li per dare ad Eva quell’aggressività che le manca per combattere, da sola, contro il mondo.

Che cosa ti proponi di scrivere per il prossimo futuro?

Sto lavorando ad un nuovo romanzo, dalle tematiche sociali abbastanza simili ai precedenti, che dovrebbe uscire per i primi di dicembre di quest’anno in concomitanza con la fiera “Più libri Più liberi” che si terrà proprio agli inizi di dicembre, dove, appunto, verrà presentato. La protagonista sarà una ragazza transessuale e del rapporto che vive con gli zii dai quali si trasferisce, insieme alla sorella autistica, dopo la morte della madre. Quindi una sorta di doppia accettazione della diversità: il transessualismo e l’autismo. Una sorta di tripudio della diversità che poi diventa normalità. Rispecchia, per certi versi, la realtà che poi vivo in prima persona. C’è sempre un po’ di realtà in quello che scrivo, inevitabilmente.

È doveroso porgere i miei personali ringraziamenti al dott. Restivo. Anzi a Vincenzo. Mi ha dimostrato piena disponibilità e collaborazione: un ragazzo molto simpatico ed umile, aperto al confronto ed allo scambio di opinioni, qualunque sia l’argomento di discussione. Attendiamo la sua prossima pubblicazione e gli rivolgiamo un grande in bocca al lupo per ogni tipo di impegno personale, sociale e letterario.

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Laureato in Giurisprudenza, consegue l’abilitazione alla professione di avvocato e si specializza in diritto di famiglia, delle locazioni e del lavoro. Si interessa di musica, cinema, arte e sport e firma recensioni su diverse piattaforme on-line.