“Carmen” all’Arena di Verona

Uno spettacolo nello spettacolo: ecco come si potrebbe definire il debutto stagionale di “Carmen” all’Arena di Verona. Secondo di otto titoli operistici che costituiscono la parte essenziale del sostanzioso cartellone proposto in occasione del 100º Arena di Verona Opera Festival 2023, supportato dallo slogan “100 volte la prima volta”, il capolavoro immortale del parigino Georges Bizet, Opéra-comique in quattro atti su libretto in francese di Meilhac e Halévy, messo in scena venerdì 23 giugno, raccoglie consensi e applausi da parte del cospicuo pubblico presente.
A prescindere dalla suggestiva ed emozionante location, i motivi del successo sono riconducibili anche a molteplici punti di forza di questa produzione.
La storica regia e le scene del compianto Franco Zeffirelli, datate 1995, arricchiscono un palcoscenico che è pieno di colori, di gente, di cavalli e asinelli, di vita pulsante.
Sembra davvero di trovarsi, all’inizio, in una piazza di Siviglia, dove il trambusto fa da padrone con i soldati che si mescolano con le persone a spasso, i fanciulli discoli, i giovanotti che aspettano le sigaraie all’uscita dal lavoro in manifattura e che si mostrano compiaciute ai loro languidi sguardi, ma soprattutto c’è lei, Carmen, la sfrontata ribelle, oltremodo sicura di se.
La coreografia è curata da El Camborio, i costumi da Anna Anni, le luci da Paolo Mazzon.

Il cast si rivela all’altezza della situazione. Il mezzosoprano francese Clémentine Margaine è una riuscitissima Carmen. Abile nel padroneggiare rilevanti qualità vocali, è pienamente a suo agio nel ruolo. Quando presenta la celebre Habanera il tempo sembra arrestarsi e la concentrazione degli astanti raggiunge il massimo livello di attenzione (quel L’amour cantato quattro volte in crescendo si avverte ed è delizioso); la Seguidille è un brano insidioso e seducente insieme che piega le resistenze di un sempre più confuso Don Josè.
Bravissima la Margaine anche nei duetti e nei pezzi d’insieme (il sestetto a inizio terzo atto “Notre métier est bon, mais pour le faire il faut”, dall’andamento incalzante, va assolutamente citato).

Eccezionale la performance del tenore Freddie De Tommaso, un convincente Don Josè schiavo del suo carattere incoerente e di una gelosia indomabile che gli rovinerà la vita.
L’artista italo britannico, che ha debuttato all’Arena l’anno scorso nei panni di Alfredo Germont ne “La Traviata”, ha mostrato tanta tecnica e cuore, confermando capacità e convinzione.
Il duetto con Micaela nel primo atto (Parle-moi de ma mère!), che si consuma coi protagonisti seduti a un tavolino di una caffetteria, è appassionante al punto che meriterebbe un bis.
La lunga e bella romanza del secondo atto (La fleur que tu m’avais jetée), a cui fa seguito il duetto con Carmen, è resa talmente bene che, alla sua conclusione, pure il Direttore d’orchestra Oren applaude soddisfatto.
Il duetto ultimo con Carmen, al quarto atto, è altrettanto coinvolgente, De Tommaso domina gli acuti che sanno di disperazione: Don Josè ama la sua bella zingara e non può arrendersi all’idea di vederla scappare con un altro. Ecco perché dopo averla invano implorata e supplicata, la ucciderà per poi piangerne commosso e forse contrito la morte, in attesa di consegnarsi alla polizia.

La dolcissima Micaela è messa in vita dal bravissimo soprano Mariangela Sicilia. La tradizione assegna generalmente al soprano il ruolo della donna tenera e innamorata e Micaela rappresenta proprio l’incarnazione della persona casta, sensibile, di buoni sentimenti, un punto fermo e solido su cui aggrapparsi quando la vita mette alla prova.
Alla delusa Micaela non resta che cercare l’amato Don Josè, unitosi per amore di Carmen ad una cattiva compagnia, e cantare nel terzo atto la romanticissima aria “Je dis que rien ne m’épouvante”, il cui testo rivela lo spavento della ragazza che, raggiunto il luogo inospitale dove spera di ritrovare il suo lui, invoca la protezione del Signore perché le dia il coraggio che le consenta di vedere da vicino, affrontare e parlare con la zingara che ha trasformato l’onesto Josè in un delinquente.

Erwin Schrott, baritono e altro nome di assoluto rilievo, impersona il torero Escamillo che causerà, suo malgrado l’esasperazione di Don Josè che culminerà nell’uccisione di Carmen.
Schrott ha una bella responsabilità: l’aria di Escamillio,“Votre toast, je peux vous le rendre”, nel cuore del secondo atto, è conosciuta da tutti e la minima indecisione non passerebbe inosservata.
Il baritono non delude però le attese e si conferma tra le star della serata.

Da menzionare anche il baritono Jan Antem (Dancaro) e il tenore Didier Pieri (Remendado).
Graziose, infine, l’ottimo mezzosoprano Sofia Koberidze (Mercédès) e il bravissimo soprano Cristin Arsenova (Frasquita) che, quando in scena, hanno offerto prova di talento.
A completare il cast il baritono Christian Federici (Morales) e il basso Giorgi Manoshvili (Zuniga).

L’ennesima nota positiva della bella e lunga serata di musica è rappresentata dalla direzione sicura e passionale di Daniel Oren, che guida con ardore e partecipazione l’Orchestra e il Coro della Fondazione Arena di Verona.
Oren è tra i volti più noti delle estati in Arena: ha debuttato con Tosca nel 1984 e, da allora, è presente ogni anno a dirigere uno o più titoli in programma.
Davvero eccellente il coro delle voci bianche A.LI.VE. preparato dal Direttore Paolo Facincani e molto interessante anche il contributo offerto dai ballerini della Compañia Antonio Gades guidati dal Direttore Artistico Stella Arauzo, che hanno conquistato la piena attenzione del pubblico soprattutto a conclusione dell’atto terzo quando, in attesa del completamento del lavoro svolto dietro le quinte finalizzato all’allestimento in tempi celeri dell’ultima scenografia, hanno danzato tenendo il tempo battendo mani e piedi. Sistemati in due corposi gruppi posti uno all’estrema destra e uno all’estrema sinistra del palcoscenico, simulando un’accesa competizione finalizzata a proclamare chi fosse il migliore, hanno ben figurato, spezzando per alcuni istanti i ritmi della narrazione della vicenda.
Maestro del Coro Roberto Gabbiani, Coordinatore del Ballo Gaetano Petrosino.
Ben dieci i minuti di applausi, meritatissimi, destinati dal pubblico a tutti i protagonisti, orchestra compresa naturalmente, di Carmen.
L’Opera di Bizet sarà rappresentata in Arena altre quattro volte: 6 luglio, 11 e 24 agosto, 6 settembre.

Credits: ENNEVI foto - fotografie fornite dall'Ufficio Stampa ufficiale

Pasquale Ruotolo, docente nei Licei Musicali, è laureato in Sociologia, Musicologia e diplomato in Pianoforte Principale. Giornalista pubblicista iscritto all’Odg Campania e all’Assostampa Campania Valle del Sarno, ha pubblicato con AeM editore nel 2009 il romanzo “Per te” e, nel 2020, con Echos, il romanzo “Anime gemelle”.