Grande soddisfazione per Lorenzo Basile alla Biennale di Genova


Tra i 200 artisti che hanno partecipato alla Biennale di Genova di arte contemporanea di livello internazionale, giunta quest’anno alla sua 5 ^ edizione, si è distinto Lorenzo Basile con la sua eccezionale e significativa opera “E naufragar mi è dolce nella luce”.


L’artista e poeta ha ottenuto un riconoscimento di arte contemporanea di livello internazionale, dedicato agli artisti premiati. C’è da dire che Lorenzo Basile è conosciuto sia in Italia che all’estero, dove ha ricevuto già prestigiosi premi. Arte e vita il più delle volte coincidono poiché emozionano e ci fanno rendere conto di come anche la nostra anima possa avere varie sfumature a noi sconosciute. Conoscere un artista fino in fondo non è mai semplice, ma questo non vuol dire non provare a comprendere ciò che di bello c’è nell’espressione e nell’esplosione dei colori che danno luce alla nostra esistenza.
MediaVox Magazine accompagna da sempre Lorenzo, seguendo la sua arte, per farla ammirare e conoscere anche ai suoi lettori. Lasciamoci dunque stupire dalle parole che ha rilasciato durante l’intervista.

L’INTERVISTA

Lei ha partecipato ad un evento importante di arte contemporanea, la 5 ^ Edizione della Biennale di Genova, ci racconti la sua esperienza artistica e umana. La Biennale di Genova è un evento artistico di notevole spessore perché coinvolge artisti internazionali. Quest’anno la Kermesse ha ospitato 200 artisti provenienti da 20 nazioni diverse le cui opere sono state allestite in 70 prestigiose sedi. La mia opera è stata collocata nel palazzo Stella, una location bellissima situata nel cuore di Genova, che ospita Satura l’Associazione promotrice della manifestazione. La mia esperienza artistica e umana della Biennale è senza dubbio positiva, in primo luogo perché ho avuto la possibilità di confrontarmi con artisti internazionali, con altri linguaggi e culture diverse e poi perché ho ricevuto un premio che ha riconosciuto la qualità del mio lavoro. Dal punto di vista strettamente umano devo fare un plauso agli organizzatori per la professionalità, l’efficienza organizzativa, la gentilezza e il garbo.

Quali emozioni le ha trasmesso Genova e quali ricordi porterà con sé di questa città? Conosco bene Genova perché è la città dove vive mia figlia, quindi ci vengo spesso. Amo questa città per le sue bellezze paesaggistiche, artistiche e architettoniche. Ogni volta che vi soggiorno porto con me tanti ricordi, soprattutto familiari. Genova è una città metropolitana che non ti fa sentire lo spaesamento della grande città, i suoi vicoli, soprattutto il centro urbano, ma anche le zone di Ponente e del Levante mi fanno sentire a casa. Genova è una città di mare stupenda, aperta e accogliente, come la sua tradizione di repubblica marinara.

Ci vuole spiegare l’importanza del colore nella sua pittura? Il mio linguaggio artistico trae origine dalla tradizione dell’arte informale, che si caratterizza per la potenza del segno, del gesto e del colore. Amo il colore in modo viscerale perché apre la porta al mio universo interiore. Attraverso il colore, nelle sue infinite declinazioni, cerco di descrivere i miei stati d’animo. I colori delle mie opere sono la cifra abbastanza fedele della situazione che vivo. Gli stati d’animo provengono da eventi esterni e interni della mia vita privata e sociale. Rispetto ad un evento drammatico ad esempio, come le morti in mare dei migranti, la mia risposta artistica non scaturisce dal racconto iconico della storia, ma dall’impatto che la notizia ha avuto nella mia testa e nel mio cuore. In conclusione il colore è il mezzo che mi consente di imprimere sulla tela le pulsioni emotive conosce e soprattutto inconsce. La mia più grande gratificazione è quando noto che la qualità “coinvolgente” del mio lavoro viene percepita, al di la del giudizio, che può essere anche critico.

La sua opera “E naufragar mi è dolce nella luce” quanto lo accosta a Leopardi che naufraga nel mare dell’essere nell’ultimo verso dell’ “Infinito”? Per ogni pittore la luce è uno dei punti d’approdo del proprio lavoro. Secondo me la luce rappresenta la cifra di ogni linguaggio e ricerca creativa. L’opera a cui si riferisce – “E naufragar mi è dolce nella luce”- nasce da uno stato d’animo gioioso. Penso che la luce sia direttamente proporzionale alla gioia, le tenebre alla sofferenza. Siamo duali, infatti nel nostro mondo convivono il bene e il male. Siamo noi a decidere da che parte stare, lo facciamo ogni giorno con le nostre scelte. Il titolo dell’opera non è un riferimento esplicito al Leopardi, anche se obiettivamente deriva da una reminiscenza adolescenziale. Leopardi era uno dei miei poeti preferiti.

Se per assurdo dovesse incontrare un lei a inizio carriera, cosa gli direbbe e quale consiglio si sentirebbe di dargli? Incontro molti giovani, con i quali mi confronto molto piacevolmente. Quello che dico loro è di studiare, di non arrendersi alle prime difficoltà e che gli errori sono elementi di crescita. Di fronte ai propri fallimenti non si devono abbattere, anzi devono considerarli opportunità per un nuovo inizio. La società contemporanea porta l’illusione di voler conquistare tutto e subito, ma io penso che il pittore sia un mestiere duro e faticoso, che richiede pazienza e sacrificio. L’arte non è un trampolino di lancio per diventare ricchi e famosi, ma un percorso di lavoro che dura fino al termine della vita. Dipingere per me è stato ed è la ricompensa più grande che potessi ricevere dal creatore.

Inguaribile e testardo sognatore, si è laureato in Lettere Moderne presso l’Università degli studi di Salerno e frequenta la magistrale di Filologia Moderna nello stesso Ateneo. Vive l’Arte in simbiosi con la sua vita ed è sempre in cerca di nuove storie da vivere e scrivere per emozionarsi e far emozionare. Ama il mondo dello sport, in particolare quello del calcio e della palestra, seguendoli e praticandoli entrambi. Il viaggio è il suo stimolo per conoscere, imparare e avere tutto ciò che ogni cultura ha da offrirgli, in pratica usa gli occhi per guardare e i sogni per guardare oltre.