Lo sciopero degli attori di Hollywood


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Why the American screenwriters are going on strike and what consequences we have to expect


A distanza di circa un mese dallo sciopero degli sceneggiatori, come preventivato, anche gli attori hanno deciso di scioperare. Iniziato nella seconda metà di luglio, ad oggi la situazione è pressoché statica: le parti non accennano ad accordarsi.  

Gli interpreti chiedono migliori condizioni di lavoro, ma nessuna delle fazioni coinvolte vuole sedersi a negoziare.  

Tra i leader della protesta emerge Fran Drescher, conosciuta a molti per La Tata, serie televisiva anni ’90. Agguerrita e coinvolgente, l’attrice ha raccolto intorno a sé altri esponenti del settore, quali Meryl Streep, Matt Damon, Jamie Lee Curtis e molti altri. Alla confederazione aderiscono anche conduttori televisivi e radiofonici.

“Show us the money!”, urlano gli attori per le strade di Los Angeles. Come si è arrivati a questo punto? Il New York Times ha di recente pubblicato le ferree 12 pagine che il sindacato degli attori Sag-Aftra (Screen Actors Guild-American Federation of Television and Radio Artists) ha condiviso con gli iscritti, comprensivo di richieste dello stesso e risposte da parte degli Studios.  

Il nocciolo della questione

A tema è il rinnovo del contratto con gli Studios e le piattaforme online. Gli attori esigono maggiore attenzione e diritti su questioni centrali come i salari, costi per l’assistenza sanitaria e pensioni, o ancora la valorizzazione del loro lavoro che sembrerebbe essere minacciata dall’intelligenza artificiale.  


Come per gli sceneggiatori, lo streaming ha danneggiatori gli attori, provocando una diminuzione dei compensi e un cambiamento sostanziale delle modalità di lavoro. Non esistono più i vecchi e lunghi prodotti televisivi. Il concetto di replica è ormai obsoleto, pertanto il compenso degli attori deve connettersi con altre metriche.


La discussione sulle royalty parte da questo assunto: il Sag-Aftra chiede che nel calcolo dei diritti si tenga conto delle evidenze di ascolto dello streaming, ma gli studios fanno orecchie da mercante. Le visualizzazioni sarebbero determinanti, ma le piattaforme non vogliono condividere i dati.

Inoltre, quando il sindacato ha sollecitato un aumento dei compensi dell’11%, la controparte ha risposto proponendo la metà.  

La dubbia pericolosità dell’AI

La tecnologia sta facendo passi da gigante, soprattutto nel contesto cinematografico. Dinanzi all’incredulità delle associazioni degli attori, gli Studios hanno proposto di poter usufruire delle immagini scannerizzate delle comparse su qualsivoglia progetto, senza limiti di tempo, rinnovo di compenso e consenso.  

I rischi dello sciopero

La conseguenza più significativa, ma anche prevedibile delle proteste è la sospensione o il rallentamento delle produzioni. In casi esegui, le major hanno deciso di derogare ai dissensi, ma su larga scala film e serie sono in stallo. Gladiatore 2, Mission Impossible – Dead ReckoningDeadpool 3 e altri film molto attesi dall’audience, nonché di notevole impatto sul ritorno degli investimenti, sono fermi e rischiano di tardare di molto nella chiusura dei lavori e nell’uscita in sala.

Eppure gli effetti della protesta non si fermano al blocco dei set. Sono abbassate le serrande anche della promozione di film e serie già completati. Vige l’embargo in presenza e online. I festival sono la successiva cassa di risonanza degli scioperi, a partire dalla rassegna cinematografica di Venezia, il prossimo settembre.


C’è una via d’uscita?

Come per le proteste degli sceneggiatori, è evidente il rischio che si arenino. Inoltre, le conseguenze peggiori si avvertiranno solo con il passare del tempo.  

Certo è che la Sag-Aftra sta giocando tutte le sue carte. Di contro, gli Studios rappresentano il potere forte nell’apparente negoziazione. Tuttavia, gli attori hanno maggiore visibilità degli scrittori e, in un certo senso, un peso negoziale più accentuato.  

Molte piattaforme, in primis Netflix, hanno acquistato – e continuano a farlo – titoli dall’Asia per compensare l’assenza o il ritardo di prodotti statunitensi. Questo sta permeando la cultura e i gusti dell’audience, con esiti che potrebbero rivelarsi interessanti.

Una battaglia a chi cede per ultimo. Non resta che sedersi intorno a un tavolo per raggiungere un compromesso in ottica win-win.



Diletta Ciociano, laureata magistrale in filosofia, masterizzata ed esperta di management delle risorse umane, professionalmente si occupa della gestione di progetti in ambito sociosanitario, pubblico e privato. Da sempre grande divoratrice di libri e film, ma appassionata di linguaggi culturali in generale, legge e dispensa consigli su cinema, letteratura, podcast e musica. Di recente trasferita negli Stati Uniti, vive a New Haven, Connecticut