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L’abuso di Aderall. Perché “l’epidemia di cui nessuno parla” negli Stati Uniti è l’eco di una generazione che non si sente all’altezza
The Aderall abuse. Why “the the epidemic that no one talks about” is the echo of a generation that does not feel up to it
Quando è scoppiata l’epidemia da Covid 19, la telemedicina ha subito un’accelerazione pressoché in tutti i Paesi civilizzati. Era necessario tenere i pazienti cronici lontani dagli ospedali e dagli ambulatori. Pertanto, ogni nazione si è organizzata secondo i propri mezzi e cultura.
L’amministrazione Trump, ad esempio, ha previsto e attuato una facilitazione dell’accesso al trattamento di alcune patologie acuite dall’obbligo di stare serrati in casa. L’ADHD (Attention Deficit Hyperactivity Disorder) è uno degli esempi più indicati.
ADHD e diffusione dell’Aderall negli Stati Uniti
Leggiamo dall’ISS, Istituto Superiore di Sanità:
l’ADHD è un disturbo del neurosviluppo caratterizzato dalla presenza di un modello persistente di disattenzione e/o iperattività e impulsività che interferisce con lo sviluppo e con il funzionamento della persona. La quinta edizione del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders: DSM5) indica che l’accertamento dell’ADHD può essere considerato quando i disturbi (sintomi) perdurano nel tempo, sono presenti in più contesti di vita e sono comparsi prima dei 12 anni di età.
Negli Stati Uniti, 6,1 milioni di bambini hanno una diagnosi di ADHD, di cui il 4% continua a soffrirne anche da adulto. In America, il disturbo negli adulti è trattato prevalentemente con l’ADERALL, un farmaco a base di anfetamina.
Per i soggetti interessati da ADHD, stare concentrati per lunghi periodi su singole attività è quasi impossibile. In questo senso interviene l’ADERALL, che agisce sul sistema nervoso favorendo la concentrazione.
Dal primo lockdown, il governo federale americano ha allentato le regole sulla prescrizione dei medicinali, consentendo la distribuzione del farmaco online senza una consultazione vis a vis. Uno degli esiti di questa scelta è stato l’incremento del marketing legato a questo prodotto, con le società che lo pubblicizzavano insistentemente sui social media.
Leggiamo, infatti, dal DailyMail.com che circa 41 milioni di americani hanno oggi una prescrizione di Aderall, un amento del 16% rispetto al periodo pre-pandemico. Esponenziale se si pensa al fatto che si tratta di un farmaco che causa dipendenza.
Le stime sugli abusi ruotano, infatti, intorno al 10% dei bambini in età scolare ed un terzo degli studenti universitari.
Il documentario Hai preso le pillole? (2018)
Tra i prodotti maggiormente di qualità nel catalogo Netflix troviamo senza dubbi i documentari, in particolar modo quelli incentrati su fenomeno sociologici e di costume. Hai preso le pillole? non fa eccezione, poiché illustra radici, ragioni, sviluppo e conseguenze dell’abuso di Aderall negli Stati Uniti. In quanto a portata ed effetti, si paragona il fenomeno all’epidemia da oppiodi, anche se si tratta di una vicenda più silenziosa e meno conosciuta in Europa. Le poche testate americane che affrontano il tema in questi termini, la definiscono come “l’epidemia senza etichetta di cui nessuno parla”.
Specialmente i giovani adulti devono, oggi, mantenersi a galla alla luce degli innumerevoli stimoli che ricevono quotidianamente. La competitività della società attuale e di ogni relazione con l’altro li rende particolarmente inclini a sentirsi sopraffatti e mai all’altezza di ciò che gli viene richiesto, pur solo implicitamente.
L’assetto economico e sociale americano è l’esagerazione di questo ragionamento. La performance è l’elemento intorno al quale si sviluppa il futuro degli americani, che fin da bambini vengono testati per essere orientati nella scelta delle attività, delle aule di approfondimento delle discipline, delle università o dello sport. Nel contesto scolastico, il risultato dei test comporta in molti casi la suddivisione in classi diverse in base alle prestazioni, anticipando quella che successivamente diventa la logica alla base della topografia delle città (ricchi e poveri).
Tutto questo converge in Hai preso le pillole? che, attraverso interviste in primis a studenti e professori, cerca di capirne di più in merito alla diffusione incontrollata dell’Aderall.
Alcune ipotesi sulle cause
Imputabile ad un’eccessiva indulgenza nella diagnosi di ADHD oppure ad un aumento vertiginoso del disturbo, fatto sta che la maggior parte degli studenti intervistati assume l’Aderall per aumentare la propria produttività. L’utilizzo ha superato la soglia finora mai travalicata degli anni ’60, quando non vigeva regolamentazione sul consumo delle anfetamine e nemmeno c’era cognizione dei rischi.
Ai microfoni degli intervistatori parla il Dott. Anjan Chatterjee, Professore di Neurologia all’Università della Pennsylvania:
“Quando ero all’università le persone assumevano droghe per evadere, ora lo fanno per non farsi escludere. E ciò la dice lunga sulla nostra cultura odierna”.
Spesso sono i genitori a tramandare questa tendenza ai figli. Una delle ragazze intervistate racconta che al college le medicine personali sono sempre contenute in una “cassetta di sicurezza”, blindata a prova di furto.
Tutti gli studenti universitari hanno provato almeno una volta l’Aderall. È inoltre molto facile ottenerlo perché i giovani, non curanti o ingenui rispetto al fenomeno, sono soliti “spacciarlo” anche nei gruppi social dei college.
La pressione esercitata dal sistema americano non finisce con l’università, ma si acuisce con la vita lavorativa. L’obiettivo è sempre quello di non percepire i propri limiti, fisici o mentali, in un circolo vizioso che sembra correlare l’uso di questi farmaci alla performance ottimale.
La paura di essere sorpassati è insopportabile in una società che offre grandi soddisfazioni ai vincenti, ma lascia indietro gli ultimi.
Le conseguenze dell’abuso
Nel lungo periodo, gli effetti più riscontrati sono problemi cardiovascolari e alterazioni dell’umore. Eppure gli esiti maggiormente preoccupanti interessano l’assetto psicologico degli abusanti. La parte più significativa degli intervistati afferma che non riesce a fare a meno della sostanza, poiché è soltanto grazie ad essa che possono essere persone di successo.
Il documentario pone l’accento sul problema a monte, un’angoscia generazionale che porta i giovani a sentirsi inidonei nei contesti più dirimenti della loro vita: relazioni, studio e carriera. Una grossa falla nel sistema delle grandi possibilità, che ha reso il farmaco indispensabile al trattamento della patologia e viceversa.
Le misure messe in atto per contrastare la dipendenza da Aderall
Il governo federale insiste su prevenzione e educazione, sia per i medici che per i pazienti. Prescrivere il farmaco solo se strettamente necessario, e quindi dopo una corretta diagnosi, potrebbe contribuire significativamente alla riduzione degli abusi.
Inoltre, bisogna indurre gli studenti a considerare tutti i rischi, nonostante la presunta “appetibilità” di questi farmaci. Le conseguenze a lungo termine possono essere di gran lunga peggiori.
Infine, si stanno diffondendo a macchia d’olio centri territoriali di ascolto ed accoglienza pronti a supportare in caso di dipendenza.