Il nuovo libro di Nicola Esposito
Alcuni eventi lasciano un segno indelebile nella storia e non solo… Il coraggio e la determinazione per cambiare il futuro non conoscono confini e, ancora oggi, attraverso il romanzo di Nicola Esposito, dal titolo Quelle ragazze del 57 (edito da Backstage&Set), riaffiorano alla luce momenti salienti e significativi che hanno segnato un’epoca. In particolare, l’autore, parla di quelle donne che hanno vissuto gli anni che avevano affondato le radici nel ‘68, anni di terrore e di destabilizzazione sociale. Quelle donne hanno gettato le basi per le donne del futuro. Una meravigliosa analisi ed evoluzione intrisa di emozioni forti e nitide. Ogni parola ha un peso singolare e ci ricorda delle speranze e della libertà tanto desiderata dai giovani. Magari, proprio l’emancipazione che abbiamo oggi, è figlia della determinazione di quelle ragazze che hanno lottato per elevare e far valere i diritti umani…

Cari Lettori, siete pronti a fare un viaggio indietro nel tempo negli anni ‘70? Lasciamoci trasportare nella macchina del tempo grazie alle parole di Nicola Esposito!
L’INTERVISTA
Quando e com’è nata l’idea di scrivere questo libro? Una mattina di un anno fa circa, mentre guardavo una foto di una amica, mi è scattata la molla dei ricordi e, in un attimo, la penna ha riempito alcuni fogli di appunti. È stato come ritornare nel turbinio degli anni Settanta, quando ero in prima linea nelle attività studentesche ed associative. Una folla di ricordi si è ammassata nella mente e uno scrigno di ricordi si è aperto nel cuore, producendo la materia focale della narrazione, fatta di immagini remote attualizzate dalla scrittura in quadretti mobili che riproducono un percorso stabile di crescita individuale e collettiva di quegli anni legati alla mia formazione, culturale, umana, sociale. Lo stimolo è stato il concetto della donna come simbolo sacro della società e della storia che ha sempre connotato il rapporto di assoluta uguaglianza tra i generi nel rispetto dei valori umani. La donna rappresenta per me la fonte di ogni azione umana e di ogni ispirazione culturale. Partendo da queste considerazioni, è stato facile e scorrevole portare alla luce la “creatura” che premeva nell’anima e che aveva bisogno di uscire a rivedere il sole di un cielo terso e radioso. La Parola si è gonfiata ed è diventata storia di una vita vissuta, sperata, concretizzata senza rimpianti. Le Ragazze del 57 sono le donne degli anni Settanta e Ottanta che determinarono la svolta della mia vita.
Il titolo “Quelle ragazze del 57” ci rimanda chiaramente subito a un periodo e a un disegno ben preciso dell’Italia… Che cosa rappresenta per lei quel frangente storico? Nella prefazione al libro esprimo chiaramente il significato storico di quegli anni Settanta che furono caratterizzati da lotte sociali che avevano lo scopo puro di cambiare la società o, forse, il modo di considerare la società, sotto tutti gli aspetti e a tutti i livelli. Uso il plurale “Noi” perché da soli non si muove neppure un tavolo: eppure noi cercammo di muovere il tavolo del perbenismo, della assuefazione sociale, culturale ed economica, per dare sfogo alle esigenze sempre più pressanti di una società stanca dei soprusi e delle prevaricazioni. Purtroppo, quegli anni si trasformarono in tragedia umana e diventarono terreno di battaglia di falsi profeti che invece di trasformare gli schemi sociali li ribaltarono rendendoli ancora più torbidi. Furono gli anni del “sessantotto” che iniziarono un periodo nato sulla spinta di speranze, di ideali, di progetti per un mondo libero e senza sangue innocente, per una rivoluzione culturale che ben presto doveva diventare rivoluzione sociale, ma che si trasformò in avido senso di supremazia di gruppi e di travisamento dei mezzi e degli strumenti di lotta: le bombe presero il posto delle armi bianche di assalto e le stragi divennero il folle disegno di sopravvento. Uso il termine “eppure”, per significare il tentativo di fare di quei protagonisti sociali sorretti da ideali di rinnovamento ma trasformato in avventure perse per le mete mai raggiunte e certamente bruciate sul terreno dei veri “Padroni” che mai persero il predominio. L’Italia degli anni Settanta, io negli anni Settanta, il nostro gruppo negli anni Settanta, sono la storia che riempie, per step, il libro.
Da quanto tempo coltiva la passione per la scrittura? Amo la poesia e la scrittura. Il mio grande amore è il verso nel quale riesco a sintetizzare una moltitudine di emozioni e di sentimenti. Il mio stile poetico è vicino all’ermetismo e la mia poesia è fatta di immagini presenti e passate inserite in un contesto la cui cornice è la mia anima con tutte le sue emozioni. Sono assertore nelle mie poesie di concetti e stili letterari particolari, quali la “sanificazione spirituale” e la “stasi mentale”. Scrivo dai primi anni del Liceo, e non ho mai smesso. Ho vinto numerosi premi ed ho pubblicato testi. I miei versi sono inseriti in diverse pubblicazioni edite da Cronache Italiane. Mie sillogi fanno parte delle pubblicazioni ALBE e BISE 2018 edite da Aletti Editore. Ho pubblicato la raccolta di poesie “UniVersi” (2016) ed i Volumi “Sarno negli occhi e nei pensieri” (2018) e “Fulgurazione” (2022), curati da MediaVox ed editi da Buonaiuto. Miei versi sono inseriti nella raccolta “Versi di Strada” 2021, Rudis Edizioni. Un mio racconto è inserito nell’Antologia “Racconti Fantasy 2021”, Historica Edizioni. Miei racconti sono inseriti nelle Raccolte “Young Stories” 2022, “Storie d’estate” 2022, “Leggende d’amore” 2023, Rudis Edizioni.
Ci dica che cosa vede all’orizzonte dopo l’uscita del suo romanzo e quali progetti futuri l’attendono… Con questo romanzo ritengo di avere completato un momento particolare della mia produzione, in quanto il libro è la sintesi di una ricerca operativa che raggiunge la definizione del concetto di “spazialità” espressiva, dal momento che la brevità dei capitoli, spesso racchiusi in cornici di pagine singole, rappresenta la forma totalizzante del pensiero che utilizza pochi tratti di scrittura per esprimere una complessità di situazioni, di emozioni di sentimenti. È il progressivo avvicinamento alla forma poetica e allo strumento del verso che nella mia concezione filosofica è la narrazione del mondo individuale che nasce nel “termine” e si espande nella “parola” per raggiungere il lettore stimolando le corde del cuore e creando un “universo” diversificato a seconda delle situazioni e delle convinzioni. Non a caso il libro riserva la parte finale ad una piccola silloge poetica, quasi come sbocco verso quello strumento musicale che il verso rappresenta e che sibila nell’aria penetrando nella mente. La Cultura, in tutti i sensi, è Vita perché riempie il cuore e genera emozioni e determina aspirazioni. Sarebbe bello che questo libro penetrasse nel cuore e restasse come simbolo di speranza per chi giovane è stato e per chi sta vivendo gli anni della formazione e della crescita sociale.