Aida all’Arena di Verona 


La mano. Una grande mano. Una mano che cattura, che libera, che si chiude a pugno. 

Tredicesima ed ultima recita stagionale di Aida, Opera in quattro atti di Giuseppe Verdi su libretto di Antonio Ghislanzoni, venerdì 8 settembre all’ Arena di Verona, diretta da Daniel Oren. 

Ufficializzando il giorno precedente attraverso un comunicato stampa il sold out, la Fondazione Arena ha reso eccezionalmente disponibili altri 300 posti in gradinata nel sesto settore, a visibilità laterale.

Un allestimento innovativo per uno dei titoli tradizionalmente cari al nome dell’anfiteatro veneto, e presentato al pubblico la sera dello scorso 16 giugno.

Un allestimento realizzato dal “visionario” Stefano Poda, che per l’ occasione ha curato regia, scene, costumi, luci, coreografia.

È stata definita l’Aida di cristallo. 

Gli interpreti si muovono, infatti, su una superficie inclinata trasparente. Alla sinistra del pubblico in platea sono collocate, ben adagiate sui gradoni, due astronavi mentre a destra spazio a colonne superstiti di antichi templi. 

Un dettaglio che balza all’occhio anche di uno spettatore disattento.

Astronavi e colonne: il futuro e il passato, il nuovo e il vetusto. 

Al centro del palcoscenico, quindi, la grande mano. 

Quella mano rappresenta ciascuno di noi e fa ragionare. Con le mani possiamo esultare e salutarci, accarezzarci, stringerci, ma anche prenderci a pugni. Possiamo fare il bene e il male. 

I fasci di luci colorate illuminano l’Arena e puntano dritti al cielo, il colpo d’occhio è spettacolare. 

Non mancano scene crude: gli etiopi sconfitti cadono morti, i cadaveri mostrati avvolti nelle bende. 

Ma la morte cede il passo alla gioia degli egiziani, quindi via al ballo, alla celebrazione del trionfo, del sorriso, della vittoria. 

Più di quattrocento i figuranti impiegati in questa Aida che va vista: raccontarla è riduttivo.

Poda miscela ingegno e fantasia e “costringe” la gente a porsi delle domande, a giudicare, ad esprimere commenti, anche discordanti (come non ricordare l’enigmatica Turandot presentata al Teatro Regio di Torino nel 2018? A proposito, chi era, tra le tante donne in fotocopia, la principessa?)

Il cast. Maria José Siri si conferma soprano di affidabilità e con la sua Aida offre una performance di livello, accontentando gli astanti.

Ha un’antagonista di valore, Amneris figlia del Re d’Egitto interpretata dal mezzosoprano Clémentine Margaine, con la quale condivide in scena l’amore per il comandante delle Guardie egizie Radamès, che la contraccambia. 

Un rapporto emblematico tra le due, un rapporto di apparente amicizia, pur essendo Aida schiava etiope alle dipendenze di Amneris, che l’ amore trasforma in una gelosia che si muta in odio feroce.

Il duello canoro tra le due che caratterizza parte del secondo atto e si conclude con l’apparente resa di Aida, simboleggia uno dei momenti più esclusivi della serata musicale. 

Il ruolo di Radamès è assegnato al coreano Yonghoon Lee. 

Tenore dai grossi mezzi vocali, dà a volte l’impressione di voler strafare inseguendo il colpo ad effetto e se i risultati a livello tecnico sono ineccepibili sembra risentirne, di contro in certi momenti, la comprensione di alcune parole cantate.

Molto bene il baritono Gevorg Hakobyan (il giorno precedente in scena come Sharpless), un Amonasro che sa cosa vuole ed esprime un ventaglio di sentimenti ed emozioni attraverso un canto vigoroso mai banale.

Buone le prestazioni del basso Vittorio De Campo, il Re, e del basso Rafal Siwek, il Gran Sacerdote Ramfis.

A completare il cast Riccardo Rados (un messaggero) e Francesca Maionchi (una sacerdotessa).

Orchestra, Coro, Ballo e Tecnici della Fondazione Arena di Verona.

Maestro del Coro Roberto Gabbiani, Coordinatore del Ballo Gaetano Petrosino, Coordinatrice azioni di regia figuranti minori Maria Elisabetta Candido.

L’Aida “di cristallo”tornerà all’Arena la prossima estate e sarà rappresentata dieci volte.

Altre dieci recite, infine, vedranno il capolavoro di Verdi rivivere nell’ allestimento areniano rievocativo del 1913.


Fotografie di Ennevi


Pasquale Ruotolo, docente nei Licei Musicali, è laureato in Sociologia, Musicologia e diplomato in Pianoforte Principale. Giornalista pubblicista iscritto all’Odg Campania e all’Assostampa Campania Valle del Sarno, ha pubblicato con AeM editore nel 2009 il romanzo “Per te” e, nel 2020, con Echos, il romanzo “Anime gemelle”.