Che cosa resta del Festival del Cinema di Venezia?

Ora che il Festival del Cinema di Venezia è finito, che cosa resta? Resoconto malinconico e appassionato di un’esperienza indimenticabile

La Mostra d’arte cinematografica veneziana è un appuntamento imperdibile per gli appassionati di cinema di tutto il mondo. Giunta e terminata di recente l’80esima edizione, la rassegna ha registrato quest’anno un’impennata di vendite degli accrediti, chiudendo al +19% rispetto allo scorso anno. Presenti circa 6000 addetti ufficio stampa e 29000 altri accrediti o avventori che hanno usufruito di singoli biglietti, per un totale di 35000 spettatori.
Il Festival si svolge al Lido di Venezia, un isolotto di fronte all’amatissima città veneta che per 10 giorni all’anno si trasforma nella cornice straordinaria del festival, pronta ad accogliere migliaia di persone.
Dalle storiche sale cinematografiche da centinaia di posti come la sala grande e la darsena, o quelle di recente costruzione come la sala giardino fino ai contesti più raccolti di sala laguna e corinto, il Lido rappresenta, in quel lasso temporale, il sogno di cinefili che possono trascorrere le giornate ad entrare e uscire dalle sale, seguire conferenze stampa, fare un salto sul red carpet o partecipare agli eventi speciali.
Se non si è mai stati lì, risulta difficile comprendere l’efficienza organizzativa ed esecutiva dell’isola, anche se non mancano code o difficoltà quotidiane che interessano soprattutto i pendolari che viaggiano quotidianamente da e per Venezia.
Ma, come è andata quest’anno?
La Mostra è stata inaugurata il 29 agosto con proiezione del film di apertura per il giorno successivo. La rassegna comprende, oltre alla sezione principale dei lungometraggi in concorso, altre selezioni collaterali che concorrono a presentare al pubblico una vasta gamma di opere inedite, probabilmente la più estesa al mondo e, già solo per questo, dal valore inestimabile.
Tra le pellicole in concorso, 6 film italiani e tanti nomi altisonanti del panorama cinematografico internazionale. Apre la rassegna Comandante di Edoardo De Angelis e a seguire Matteo Garrone, David Fincher, Sofia Coppola, Woody Allen e tanti altri ancora. Lo sciopero degli attori hollywoodiani ha impedito in larga misura la presenza di star internazionali molto attese, ma questo non ha compromesso la riuscita del festival. Anzi, ha posto l’attenzione sulle opere e sullo sguardo dei registi.
Hanno prevalso in gran parte le storie biografiche e in generale il cinema di genere, con la presenza esigua ma determinante del prorompente cinema impegnato, di casa in rassegne di questo tipo.
Nelle sezioni collaterali, tra cui ricordiamo la Settimana internazionale della critica, le Giornate degli autori o Orizzonti, massiccia la presenza di opere prime e di registi in erba, che hanno mostrato quanto il cinema sia vivo e vegeto. Pellicole da tutto il mondo, cineasti e attori presenti – laddove possibile – per seguire le proiezioni insieme al pubblico e percepire il calore dell’accoglienza.
La sala torna finalmente protagonista. Si sta seduti, in religioso silenzio, rivolti allo schermo ma insieme nell’esperienza. Si piange, ci si imbarazza, si prova rabbia o stupore insieme a centinaia di persone. I giornalisti prendono appunti al buio, facendo poi fatica ad intendere quanto scritto. Si commentano i film, si discute animatamente, si vive in una bolla intrisa di adrenalina e gratitudine per il fatto di esserci.
Come si svolge la giornata tipo di un redattore alla Mostra del cinema
Se il Lido è piccolo, Venezia interviene a supporto. La giornata di chi si muove con i traghetti inizia molto presto, ancor di più se è necessario mettersi in coda online per prenotare i titoli da visionare nei giorni successivi. Una corsa ogni 15 minuti e con una navigazione di 30 si approda al molo Casinò. Accredito al collo, a cui è abbinato l’abbonamento ai trasporti e zaini aperti, si accede all’area cinema passando per i controlli.
Anche il Lido apre presto i battenti. Esercenti e personale attivo per la Mostra si preparano alle proiezioni delle 8. Di norma, le due visioni del mattino e quella serale sono dedicate alla stampa, le altre sono miste eccetto quella delle 16, unicamente per il pubblico (la cosiddetta prima), alla presenza di regista, attori e produttori del film.
Se corpo e mente collaborano, non è ardito lanciarsi in 4 visioni al giorno. I più temerari ambiscono a saturare la giornata. Si passa da una proiezione all’altra munendosi di bibite energetiche e qualche pasto itinerante, mentre ci si mette in coda per entrare in una nuova sala o partecipare ad una conferenza stampa.
Sono momenti magici quelli in cui avviene l’incontro con chi ha contribuito in maniera determinante al processo creativo del film. Press, masterclass e interviste si svolgono ciclicamente, dalla mattina al primo pomeriggio o secondo il calendario dei diversi uffici stampa.
Le aree dedicate ai redattori si trovano nel Palazzo del Casinò. Si tratta di luoghi ameni in cui tutti sono impegnati nella scrittura, con il mare aldilà dell’orizzonte visivo.
Nel pomeriggio ci sono anche le sfilate sul red carpet, anticipate dalle urla dei fan e in serata aperitivi e feste organizzate dai magazine o dagli uffici stampa dei film.
Di fronte al Lido, giusto il tempo di salire e scendere dal traghetto, si erge il Lazzaretto, luogo che ospita la bellissima competizione di Venice Immersive. Si tratta di un viaggio in mezzo alle opere immersive di artisti di tutto il mondo. Ci si assume il rischio di un po’ di nausea, si indossano i visori ci si immerge in un campo di concentramento, un corpo altro o il multiverso.
Un’esperienza incredibilmente alternativa all’approccio museale standard e foriera di nuove consapevolezze.
La Top 4 dei film preferiti
Per quanto si tratti di una scelta ardua, gusto e coinvolgimento emotivo hanno sempre la meglio. Al primo posto della classifica troneggia Hoard, opera prima della regista britannica Luna Carmoon, in concorso alla Settimana Internazionale della Critica. Il film è un concentrato di idee, autorialità e sperimentazione, che vede un rapporto madre-figlia al centro del racconto. Regia e scrittura sono sublimi e le performance attoriali di grande pregio. Il film è stato insignito di ben quattro premi, introducendo a pubblico e critica una giovanissima cineasta (classe 1997) di cui sentiremo molto parlare.
Al secondo posto brilla Il male non esiste di Ryusuke Hamaguchi. Il regista premio Oscar con Drive my car nel 2021, torna con una pellicola definita “ecologista” per il tema trattato e l’approccio utilizzato. Insignita del Leone d’argento, gran premio della giuria. Una comunità alla periferia di Tokyo viene scossa dall’iniziativa di una società di trasformare il territorio in un’occasione di business, creando un glamping. Emerge forte il dissidio tra uomo e natura, fino a suggerirci che il male non esiste: esistono solo le azioni degli uomini e le loroconseguenze. Il film è misurato, poetico e feroce com’è la vita.
Al terzo posto della classifica arriva come un boomerang Il confine verde di Agnieszka Holland. Nessuno esce dalla sala illeso. La pellicola ha ricevuto il Premio speciale della giuria, per molti troppo poco per un film di questo tipo. Con uno stile affilato e scevro da ogni forma di pietismo, la regista racconta quanto sta avvenendo sul confine tra Bielorussia e Polonia a danno dei rifugiati. Un massacro all’ordine del giorno, un crimine contro l’umanità di cui non si parla a sufficienza. Un lungometraggio complicato da guardare, ma necessario.
Al quarto posto spicca la pellicola di un maestro del cinema di genere. Si tratta di Dogman di Luc Besson, in sala dal 5 ottobre 2023. Un lungometraggio che tiene dentro tutti i generi, spaziando dal dramma al thriller all’action fino al musical, legati da una storia in grado di commuovere per la sua forza espressiva. Un ragazzo nasce e cresce in una famiglia senza amore. Rinchiuso dal padre in una gabbia insieme ai suoi cani, conosce l’affetto dal mondo animale e in base a quello pensa e agisce. Uno straordinario Caleb Jones, a cui stranamente non è stata riconosciuta la coppa Volpi, regala un’interpretazione indimenticabile.


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Diletta Ciociano, laureata magistrale in filosofia, masterizzata ed esperta di management delle risorse umane, professionalmente si occupa della gestione di progetti in ambito sociosanitario, pubblico e privato. Da sempre grande divoratrice di libri e film, ma appassionata di linguaggi culturali in generale, legge e dispensa consigli su cinema, letteratura, podcast e musica. Di recente trasferita negli Stati Uniti, vive a New Haven, Connecticut