Educazione fisica | Il film di Stefano Cipani

La recensione | Dal teatro al grande schermo

EDUCAZIONE FISICA | Un film di Stefano Cipani adattato dalla pièce teatrale ‘La palestra’ di Giorgio Scianna e sceneggiato dai fratelli D’Innocenzo.

L’interno di una palestra scolastica, decadente, anonima, e dentro due genitori di ragazzi: un uomo e una donna che guarda caso sono anche amanti (Claudio Santamaria e Raffaella Rea).
Un film che quando inizi a guardarlo ti irrita.
Capisci da subito che tu e la tua poltrona questa sera non godrete di nessun relax. L’atmosfera del film già asfittica intrappola anche te. All’inizio della visione provi fastidio, dopo dieci minuti un fastidio doppio, dopo 15 minuti sei a boccheggiare anche tu coi personaggi, e niente bombole d’ossigeno.
Ecco che in palestra si presenta un’altra coppia di genitori (Sergio Rubini e Angela Finocchiaro), anch’essi come gli altri due convocati (in quest’edificio che è la scuola dei loro figli) da una misteriosa preside che tarda a venire.
In preda al nervosismo, per scaricarsi tutti e quattro iniziano a parlare, a fare supposizioni sul perché siano stati radunati qui. I loro figli, tutti maschi, giocano a basket lì di fuori. Giunge ogni tanto il fracasso del pallone che sbatte contro la vetrata.
Santamaria è un imprenditore, di quelli che maneggiano molto denaro, loro pensiero fisso, perché coi soldi reputano di poter fare tutto. Ha una moglie che per lui non conta. La sua amante è una divorziata che cresce da sola suo figlio adolescente e per le sue frustrazioni ha il dente avvelenato. Sergio Rubini e la Finocchiaro invece sono una coppia di semplicioni che si presenta col cagnolino al guinzaglio perché incapaci di lasciarlo da solo. Non hanno potuto avere figli e ne hanno adottato uno, che ha ora 13 anni e anche lui è lì fuori che gioca.
Un’attesa coi nervi a fior di pelle, confidenze che non confidano niente, qualche sigaretta fumata nascosti nel cesso, ecco, questa forse l’unica cosa che questi genitori potrebbero avere in comune coi loro ragazzi.
Dopo tanto aspettare, ecco che arriva la preside, Giovanna Mezzogiorno.
Ha i lineamenti contratti. Senza preamboli, annuncia che si tratta di una questione estremamente delicata. Li ha convocati per metterli al corrente di ciò che hanno fatto, in gruppo, i loro figli.
La spocchia dei due amanti vacilla, la codardia dei due coniugi galoppa.
Però nessuno è disposto a ricevere il minimo appunto sui loro amati figli, che forti della loro innocente giovinezza sono lì fuori a giocare. GIOCARE!
Ragazzi così non possono aver combinato nulla di male, cosa vuole da loro questa odiosa preside ignorante? Imparasse piuttosto a fare il suo lavoro, che a giudicare da ciò che si vede intorno di sicuro non lo sa fare.
Se ci sono ragazzi che hanno fatto qualcosa di sbagliato, non possono certo essere quelli lì, quelli che là fuori continuano a giocare accontentandosi di correre appresso a una palla.
‘Sono stata da Sonia, ho raccolto la sua deposizione, afferma la preside.
‘La deposizione di Sonia inchioda i vostri figli, e ci sono video che possono dimostrarlo!’.
E chi è questa Sonia, questa puttana che ha deciso di prendersela con loro?
Ecco, ora siamo nel climax del film. I ragazzi sempre lì fuori a giocare (non li vedremo mai) e i genitori senza ormai alcun freno (nonostante abbiano visto il video) ad offendere, minacciare, insultare la preside.
Assunzione di responsabilità da parte loro, zero.
Anzi, in questa situazione percepiscono i loro figli come dei Gesù che il diavolo cerca di trafiggere con la spada.
Ma loro non lo permetteranno, certo che no.
Qui non si tratta di delinquenti, ma di bambini, capite, bambini!
E devono essere protetti, lasciati in pace nella loro infanzia immacolata.
Ci sono ragazze che tramano sessualmente, che ammiccano, che si offrono, che vogliono essere scopate, sempre pronte ad incastrare bravi ragazzi.
Ma questi bravi ragazzi non sono soli, hanno genitori che sanno badare a loro, e da questa storia usciranno puliti, PULITI, fosse anche a suon di denunce e avvocati.
I volti dei genitori non sono più quelli di prima, dove aleggiavano sicurezza e arroganza. Anche le mani non sono più quelle di prima, che stringevano tranquille una sigaretta. Ora tremano.
I loro volti si sono infilati nella peggiore smorfia, quella di chi non ha cuore né etica ed è pronto a uccidere per salvare dai tribunali e dalla prigione chi in fondo cosa può aver fatto, l’amore. Ecco, questi giovani sono andati alla scoperta dell’amore…

Un film realistico come i nostri occhi. I fitti dialoghi imprigionano lo spettatore in una morsa che non lo molla. Resta sospeso in una bolla di disgusto in cui il genitore fa un errore dopo l’altro come fosse lui il bambino.

Fomentata dalle frequenti notizie di cronaca che vedono scuola e insegnanti sempre più spesso minacciati, offesi da genitori a dir poco scorretti, a volte aggressivi, aleggia in noi una terribile domanda:
‘Quanto più in là è capace di spingersi un genitore?’
‘Quanto è capace, per amore di un figlio, di diventare violento nei confronti di chi lo accusa?
Un film che affronta tematiche attualissime, eppure è stato tacciato di descrivere una realtà inverosimile e di mostrare gratuitamente la faccia più oscura del male!
Non lo credo affatto.

Parla di critici rapporti genitori figli e genitori insegnanti, con un bel focus sull’infantilismo genitoriale e l’assoluta refrattarietà di taluni genitori a qualsivoglia assunzione di responsabilità.

Parla di una contemporaneità sempre più orientata al possesso e drammaticamente digiuna d’amore.


Il parere agli spettatori.



Medico Pediatra, scrittrice, editor, giornalista pubblicista. Da anni si occupa della parola, con un percorso trasversale che va dalla poesia alla narrativa, drammaturgia, saggistica. Ha al suo attivo numerosi riconoscimenti, tra cui il Premio Solinas per il suo fantasy ‘Una magica magia’. Ha pubblicato, ‘Il mio primo sole’, edito Oèdipus, che narra la sua storia e quella del suo paese. Il suo ultimo volume è 'Arminio&Arminio' (Marlin Editore), la narrazione del poeta italiano contemporaneo più letto. www.normadalessio.it