Bob Dylan sul trono del Nobel

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 Áeide, Theà, “Cantami, o Diva”: è uno degli incipit più famosi della letteratura mondiale, il “la” con cui inizia l’Iliade, immortale capolavoro di Omero (ammesso che Lui sia mai esistito). La Poesia antica e universale è, dunque, canto; e i Poeti classici venivano chiamati “aedi”, cioè “cantori”; e anche il termine “carme” rinvia al canto. In verità, a qualcosa di più del canto normale e usuale, al carmen religioso e magico, capace di affascinare il lettore e di possedere quello che poi i Francesi chiameranno charme, appunto “fascino” (per la verità il fascinum latino è quella dote di ammaliare con gli occhi).

E, allora, se la Poesia è canto e musica, eccellente e sapiente è stata la decisione dell’Accademia di Stoccolma di conferire per il 2016 il Premio Nobel della Letteratura a Bob Dylan, musicista originale, che ha influenzato potentemente il pensiero e l’arte del Novecento e ha scritto testi suggestivi e struggenti. E che (non è stato sufficientemente ricordato in questi giorni) è anche l’autore di un romanzo, anomalo ed eccentrico (nel senso nobile del termine, come “lontano dal centro e dalle regole tradizionali”). Titolo: Tarantula (Feltrinelli), un “libro di parole”, scritto tra il 1965 e il 1976 e pubblicato nel 1971. Segni particolari: molti, tra cui il riferimento antropologico al tarantismo, il ricorso allo stile nominale (che campeggia nel Notturno di D’Annunzio) e al monologo interiore e al flusso di coscienza (i cui inventori, Dujardin, Joyce, Svevo e Berto hanno scoperto quale sia il discrimine fra un grande scrittore e uno scrittore mediocre).

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Ma l’elemento più emblematico del Nobel a Dylan risiede nel fatto che la più prestigiosa Accademia del mondo ha operato la scelta più anti-accademica, abolendo i confini fra Letteratura e Musica, giungendo alla definizione di un’Arte liminare (cioè di limite, di passaggio, di soglia e di contaminazione) e alla consacrazione di un canone di comunicazione per la nostra cultura contemporanea, cioè la comunicazione 3.0, risultante dalla commistione del generi.

Quanto ai testi, li conosciamo da anni tutti noi: capolavori come Like a rolling stones, Blowin’ in the wind, The times they are a changin’ e Mr. Tambourine man fanno parte dell’immaginario collettivo di intere generazioni e sono scolpiti a lettere di fuoco nel cuore di milioni di giovani e di non più giovani. Abbiamo lasciato per ultimo, come sigillo della grandezza di Dylan (quello stesso sigillo con cui una volta i re siglavano con il proprio anello un dispaccio o una legge), Knockin’ on heaven’s door (“Bussando alle porte del cielo”).

Quando per la prima volta questa ballata risuonò nel cuore e nell’anima degli spettatori del film-cult Pat Garret e Billy the Kid (1973), tutti capirono che quella canzone non era solo il commento musicale della scena, in cui lo sceriffo anziano, colpito al ventre, muore mentre la moglie mostra il suo dolore solo con le lacrime che le scendono lungo il volto. Era molto di più: era il trionfo di una musica, che comunicava servendosi di parole poetiche, che con la ripetizione ossessiva di quel “Knock-Knock” rendeva bellamente il bussare della Morte alla porta della vita dell’uomo che stava per viaggiare verso altre porte: quelle dell’Eternità.

Laureato in Lettere classiche e in Sociologia, docente di Italiano e Latino al Liceo Classico di Sarno, giornalista pubblicista, ha insegnato “Linguaggio giornalistico” all’Università di Salerno. E’ autore, tra l’altro, di due storie della letteratura italiana e de “Il Labirinto e l’Ordine” (Commento integrale alla “Divina Commedia”), di testi teatrali e saggi sulle tradizioni popolari. Il suo manuale “Le tecniche della scrittura giornalistica” (Ed. Simone) è citato nella Bibliografia della voce della Enciclopedia Treccani “Giornalismo”, appendice VII – 2007. Ha scritto una trilogia sulla Campania misteriosa che comprende: "la città che urla segreti", il thriller storico ambientato nella Napoli misteriosa (Guida Editori); "le ombre non mentono", il thriller storico ambientato nella Salerno misteriosa (Guida Editori); "che ora è dea notte?", il thriller storico ambientato tra i misteri di Ischia e Procida (Guida Editori).